Nuovi sviluppi sul caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Ieri il Tribunale del Riesame ha deciso di confermare il carcere per Valter Lavitola, il reoconfesso mandante. La bomba sotto casa di un amico resta un episodio a carattere mafioso. Lavitola dovrà dunque restare in cella a Rebibbia, le accuse a suo carico sono: detenzione di materiale esplosivo aggravata del metodo. Nei prossimi giorni sarà fissata la data dell’appello contro la decisione del Riesame di lasciare in carcere gli esecutori materiali. Gli avvocati hanno depositato il ricorso. Anche qui i giudici hanno confermato l’aggravante mafiosa. Ma la novità riguarda una donna, non una qualsiasi ma la moglie di Valter Lavitola. Il suo legale ha parlato così: “Natalia parlerà di tutto, molte circostanze, molti dettagli”.
I pm non vedono l’ora di ascoltarla. E la quarantasettenne madre di due dei figli di Lavitola, citata marginalmente (finora) nelle carte dell’inchiesta, prepara la documentazione e intanto – riporta Il Corriere della Sera – centellina le sue parole ai media. È un fatto che la signora condividesse, con lui, appartamento e affari. Lei era la vera titolare del Cefalù bistrot. Natalia potrà dire di più. Vi è certamente un effetto “vendetta”. Non le avrà fatto piacere sapere che anche l’altra donna di Lavitola, l’estetista di origine brasiliana, fosse oggetto di analoghe confidenze circa il suo precario futuro. Duplice anche nelle relazioni sentimentali Valter illustrava all’estetista concetti assai simili. Così la moglie di Lavitola è diventata una figura centrale per cercare di risolvere il caso.


