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Cronache
Commercio, costruzioni, turismo. Imprese e beni confiscati: la mappa

In Italia le imprese confiscate sono 1.707 e i beni immobili 11.237

Oltre la metà è concentrata in Sicilia (36,5%) e Campania (20,3%), ma anche nel Nord vi è una presenza significativa

Commercio, costruzioni, turismo ed attività low tech e no-export oriented i settori maggiormente interessati

In prevalenza sono aziende con capitale tra i 10 e i 20 mila euro

Presentato nella sede del Banco di Napoli, il nuovo numero monografico della rivista internazionale Rassegna Economica dal titolo: “Le aziende sequestrate alla criminalità organizzata. Valore, limiti e problematiche di gestione”. Hanno introdotto i lavori il Presidente Banco di Napoli Maurizio Barracco, il Presidente di SRM Paolo Scudieri, e il Direttore Generale del Banco di Napoli Franco Gallia.

Salvio Capasso, Responsabile Economia delle Imprese SRM e coordinatore editoriale della rivista, e Luigi Donato, Vice Capo Dipartimento Banca d’Italia, hanno presentato il volume approfondendo la dimensione del fenomeno delle aziende sottratte alla criminalità organizzata attraverso la quantificazione del valore diretto ed indiretto sul territorio, il funzionamento dell’impianto normativo, nonché le problematiche relative agli aspetti gestionali.

I temi sollevati sono stati discussi nella tavola rotonda moderata dal Direttore Generale di SRM e responsabile della rivista, Massimo Deandreis, a cui hanno preso parte: Giovanni Conzo, Sostituto Procuratore della Repubblica presso la DDA di Napoli; Liana Esposito, Sostituto Procuratore della Repubblica-DDA di Napoli; Francesco Menditto, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lanciano; Valentina Sanfelice di Bagnoli, Manager e Imprenditrice; Maurizio Vallone, Direttore del Servizio controllo territorio del Dipartimento della P.S. di Roma. E’ inoltre intervenuto il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, ed ha infine chiuso i lavori e tirato le somme del dibattito il Vice Ministro degli Interni, Filippo Bubbico.

Maurizio Barracco, Presidente Banco di Napoli: “Le dimensioni del fenomeno sono ragguardevoli oltre 1700 aziende, 11.000 immobili e notevoli somme di denaro. L'efficienza da parte dello stato nella gestione di questo patrimonio, soprattutto in una fase critica dell’economia diventa fondamentale sia come simbolo della capacità dello stato di ripristinare la legalità ma anche di conservare se non addirittura di accrescere posti di lavoro oggi così importanti. Il Banco di Napoli del Gruppo Intesa Sanpaolo da sempre vicino al territorio è pronto a collaborare nel settore di propria competenza e cioè il settore finanziario per agevolare il raggiungimento di tale efficienza".

Paolo Scudieri, Presidente Studi e Ricerche Mezzogiorno: “Come imprenditore, oltre che come Presidente di SRM, sono fortemente convinto che la presenza di corruzione e illegalità producano gravi distorsioni nel sano processo competitivo di mercato e favoriscano l’inaridimento imprenditoriale, limitando di fatto il nascere di nuove imprese e quindi di nuove prospettive per il futuro stesso dei nostri giovani. Inoltre questi fenomeni producono un enorme danno di immagine per il nostro Paese a discapito della maggioranza di imprenditori che lavorano onestamente”.

Franco Gallia, Direttore Generale Banco di Napoli: “I dati mettono bene in evidenza che il tema della gestione e valorizzazione delle attività imprenditoriali sequestrate alla criminalità organizzata è assolutamente centrale per l’economia italiana, ed ancor di più per il Mezzogiorno. Sciogliere il perverso sistema di intrecci tra società civile e società illegale e interrogarsi sul fatturato e sui costi, diretti e indiretti, della criminalità, significa anche capire quanto l’economia illegale ferisce il tessuto sano. Basta pensare che il costo del credito è mediamente più elevato nelle aree a elevata attività criminale proprio perché il tasso sconta il rischio che l’impresa cliente sia vulnerabile all’ambiente nella quale opera. Occorre rendersi conto che corruzione e illegalità sono un costo non più sopportabile".

Massimo Deandreis, Direttore Generale Studi e Ricerche Mezzogiorno: “Con questo numero di Rassegna Economica SRM prosegue un cammino iniziato l’anno scorso e dedicato ad approfondire i vari aspetti dell’economia illegale e sommersa. Affrontiamo il tema con l’aiuto di autorevoli esperti che toccano i vari aspetti del problema; crediamo in questo modo di dare un contributo utile poiché dalla conoscenza e misurazione di questi fenomeni può venire una più incisiva azione di contrasto e un migliore riutilizzo dei beni sequestrati”.

Alcune evidenze sul fenomeno delle aziende sequestrate alla criminalità organizzata

Questo numero della Rassegna Economica mette in risalto il problema delle aziende sequestrate che spesso falliscono a discapito del mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi e le azioni messe in campo per il loro rilancio competitivo. In molti casi si tratta di aziende non intrinsecamente competitive che, riportate sul mercato legale, faticano a sopravvivere. Spesso queste imprese non nascono con finalità imprenditoriali, ma per utilità criminali (riciclare denaro, controllare il territorio). Se restano sul mercato è solo grazie a mezzi illegali, dalla corruzione alle frodi negli appalti e contabili, dalle intimidazioni ai danni della concorrenza all’impiego di lavoratori in nero e materiali di scarsa qualità.

Una volta emerse dall’illegalità, l’amministrazione giudiziaria di queste aziende opera nella piena legalità con grande difficoltà: I costi di gestione lievitano, crescono le problematiche competitive di un mercato non più “protetto” e spesso la conclusione è la messa in liquidazione, che coinvolge i lavoratori e le loro famiglie. Al 2013, secondo l’Agenzia per i Beni Sequestrati e Confiscati alla Mafia le imprese confiscate in via definitiva sono finora 1.707, mentre i beni immobili sono 11.237.

Le aziende confiscate alla criminalità organizzata sono presenti in 17 regioni: il fenomeno è significativo in particolare in 6 regioni: Sicilia, Campania, Lombardia, Calabria, Lazio e Puglia. Oltre la metà delle aziende confiscate è concentrata tra Sicilia (36,47%) e Campania (20,31%). Anche alcune province del Nord (Milano, Lecco, Brescia, Como e Bologna) mostrano un’alta presenza.

I dati relativi al 2013 dall’Osservatorio Transcrime indicano che circa il 90% sono in liquidazione o in procedura fallimentare e più di 72.000 lavoratori hanno perso il posto di lavoro. Si tratta in genere di realtà spesso piccole che nel 50% dei casi hanno un capitale medio tra 10 e 20 mila euro, per lo più di Società a Responsabilità Limitata, (Srl), e in media con una vita di soli dieci anni tra la costituzione e la confisca di prima istanza, ancora meno quelle oggetto di sequestro e operanti in territori a basso sviluppo.

I settori di attività economica privilegiati sono quelli a bassa tecnologia, no export oriented, di piccola dimensione, ad alta intensità di manodopera e ad alto coinvolgimento di risorse pubbliche. Spiccano, in particolare, il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio (29,4%) e delle costruzioni (28,8%). Seguono più distanziati gli alberghi e i ristoranti (10,5%) e le attività immobiliari (8,9%).

Il convegno si è concluso con la cerimonia di assegnazione del Premio Rassegna Economica 2014. La consegna dei riconoscimenti ha visto la partecipazione dei vincitori del bando dei due filoni di ricerca proposti quest’anno: 1) “L’economia del Mezzogiorno nel contesto competitivo nazionale ed internazionale”, vincitore Paolo Di Caro con il saggio “Shocking Aspects of Mezzogiorno: Resilience, Vulnerability and Regional Growth”; 2) “Le caratteristiche competitive e le dinamiche evolutive della Maritime Economy in Italia e nel Mezzogiorno”, vincitori Monica Grosso, Lucia Leporatti e Alessio Tei con il saggio “I Porti del Mezzogiorno: tra competitività presente e futura”.

Il Premio – alla sua quarta edizione – è stato istituito in occasione degli 80 anni della storica rivista per dare spazio a studi brillanti di giovani ricercatori e puntare altresì alla valorizzazione del ruolo della Rassegna Economica come strumento per fornire stimoli innovativi in campo imprenditoriale e istituzionale sulle più importanti e attuali questioni concernenti lo sviluppo dell’economia e la competitività delle imprese e delle infrastrutture nel contesto nazionale ed internazionale.

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