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Cronache
Ciro Grillo, un altro guaio: rischia l'accusa di revenge porn

E' nell'aria, visto quanto accaduto negli ultimi giorni: per Ciro Grillo e i suoi tre amici indagati insieme a lui per violenza sessuale di gruppo potrebbe materializzarsi presto un altro guaio. Ovvero un'ulteriore accusa: quella di revenge porn.

Un altro guaio in qualche modo scaturito dall'improvvido, ormai famoso e, si può dire, masochista video con cui il padre Beppe l'ha difeso, trasformando un procedimento insolitamente silente in un caso mediatico. E' stato proprio Beppe Grillo, seguito dalla moglie Parvin Tadjik, a enfatizzare come prova dell'innocenza del figlio il filmato girato quella notte in Sardegna dal quartetto genovese. Il che vuol dire che Grillo e la consorte l'hanno visto: e se girare un video intimo di per sé non è un illecito, lo diventa mostrarlo e inoltrarlo a terzi. Quel video, dunque, non è solo considerato in modo opposto rispetto alla famiglia Grillo dalla Procura di Tempio Pausania: può presto diventare corpo di un secondo reato.

Per giunta, anche altri l'hanno visto e l'hanno detto. Come un'amica di Grillo Jr. che l'ha rivelato a Non è l'Arena, su La7, anche lei convinta di aiutare un amico esponendosi, a torto. Tanto che poi è arrivata la reazione tramite l'avvocato Giulia Bongiorno dei genitori della ragazza che ha denunciato, i quali hanno parlato di immagini brandite "come un trofeo", paventando denunce. Il reato di revenge porn punisce la diffusione di immagini esplicite senza il consenso dei protagonisti. Rimane da capire fino a quando quelle immagini siano circolate, poiché la legge in questione è entrata in vigore il 9 agosto del 2019, poco meno di un mese dopo la data del presunto stupro. Ma la trasformazione mediatica della vicenda, fatta partire da Grillo Sr. e perseguita dagli indagati e da alcuni loro sodali, è ormai un boomerang conclamato. Ieri ha rimesso il suo mandato Paolo Costa, ormai ex avvocato di Vittorio Lauria, uno dei tre amici di Ciro indagati con lui che, sempre intervistato a casa di Massimo Giletti, ha commentato l'inchiesta, e ha confermato il rapporto di gruppo - pur ribadendo di considerarlo consensuale - ammettando però che la denunciante aveva bevuto "un quarto di vodka" seppur volontariamente. Altro elemento che evidentemente il ragazzo ritiene lo scagioni, a torto. Costa, infatti, ha dichiarato che "vi sono delle divergenze sulla condotta extra-processuale da tenere sempre, specie in processi come questi". Ovvero: non parlare con i media, portando il processo fuori dall'aula di Tribunale, hai solo da perderci. Ma ormai è tardi.

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