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Coronavirus: primi test sierologici, il 10% ha sviluppato gli anticorpi

Coronavirus: primi test sierologici, il 10% ha sviluppato gli anticorpi

 

L'emergenza Coronavirus in Italia continua. Il vaccino è in fase di sperimentazione e prima di un anno non sarà disponibile. Per ripartire con la "fase 2" quindi bisogna cercare il più possibile di individuare i soggetti che hanno sviluppato gli anticorpi al Covid-19. Per farlo si stanno sperimentando dei test sierologici. La regione che ha i numeri più importanti - si legge sul Corriere della Sera - è la Toscana. Sono 80 mila i test fatti finora, in un programma di 140 mila verifiche mirate su medici, infermieri, Rsa e forze dell’ordine. Lunedì partirà lo screening di massa con altri 400 mila test. Il Veneto è pronto a partire con 70mila test, personale sanitario e dipendenti della Regione. Il Lazio ne dovrebbe fare 300 mila, a partire dai 60 mila su sanitari e forze dell’ordine. E via così fino agli 8mila in Lombardia, una decina di Comuni da Cilavegna a Castello d’Agogna, e Liguria.

Il dato più interessante viene fuori dall’analisi di 10 mila test — 8mila in Lombardia, 2mila in Liguria — fatti su persone sintomatiche e non che hanno avuto contatti con chi ha contratto il virus. E che in ogni caso non sono state ricoverate e non si sono ammalate in modo serio. La percentuale dei positivi è «sopra il 10%» dice Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive al San Martino di Genova. È lo stesso dato riscontrato sul campione più ristretto del Comune di Robbio, il primo che si è mosso su questa strada in Lombardia. Ed è la stessa cifra azzardata due settimane fa dall’Imperial College di Londra, che aveva parlato di 6 milioni di contagiati nel nostro Paese, in molti casi «sommersi».

Ci sono indicazioni interessanti, anche se molto parziali visti i numeri ancora minimi. A Robbio, - prosegue il Corriere della Sera - il primo Comune lombardo a prendere la strada dei test sierologici, la fascia d’età più colpita è stata quella tra i 50 e i 60 anni. Ci sono le regioni che, come spesso avviene in Italia, si muovono in ordine sparso: chi concentrandosi su medici e infermieri, chi coinvolgendo anche le forze dell’ordine, chi scegliendo solo i test rapidi, quelli con la goccia di sangue dal dito per capirsi, chi quelli che hanno bisogno di più tempo per dare i risultati ma che sono anche più affidabili.

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