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Cronache
Covid-19, Medicina Democratica: “Basta tagli alla sanità per salvare il SSN”

Coronavirus, il sistema sanitario nazionale è allo stremo

Medicina Democratica ha rilasciato un comunicato che fa il punto della situazione, drammatica, del Sistema sanitario nazionale e di chi ci lavora, oggi più che mai esposto a rischi altissimi, che vanno dal contagio alla morte per coronavirus. “Dopo 37 miliardi di tagli solo nell’ultimo decennio, ora è il momento di cambiare la gestione dell’intero sistema, per non uscire completamente distrutti da questa emergenza”.

 

Il comunicato di Medicina Democratica

"Esprimiamo il nostro più profondo cordoglio e vicinanza ai familiari dei medici, 20 purtroppo a ieri, deceduti per l'epidemia del coronavirus Covid-19 - ha dichiarato Marco Caldiroli, presidente Nazionale di Medicina Democratica  - si tratta di vittime del lavoro, una vera e propria strage di persone impegnate, oltre ogni limite, contro un temibile nemico, senza le necessarie misure di protezione, così come accade in troppi luoghi di lavoro.

Una strage a cui occorre porre argine con ogni mezzo: è salito ormai al 10% il numero degli operatori sanitari sul totale dei contagiati complessivi, 59.138, di cui 46.638 positivi, fra cui anche nostri associati. A loro va la nostra solidarietà e la nostra più profonda riconoscenza per quanto hanno fatto. Ciò che è accaduto, certo, è’ stato un evento imprevisto, ma non imprevedibile!"

Per questo, Medicina Democratica, da oltre 40 anni impegnata nella difesa della salute dei lavoratori e dell'ambiente, lancia un forte appello e una mobilitazione affinché questa immane tragedia  sia l'occasione per imprimere una svolta decisiva nella gestione della salute in Italia: "L'epidemia di coronavirus ha di fatto  "slatentizzato" le carenze del sistema sanitario pubblico, da tempo da noi denunciate  ̶  ha aggiunto  Marco Caldiroli  ̶  dovute alla politica bipartisan, applicata da decenni, di definanziamento e tagli al SSN,  le cui conseguenze ora tocchiamo tragicamente con mano".

Fra il 2010 e il 2019 il SSN "ha perso" 45.000 posti letto e 43.386  dipendenti, di cui 7.625  i medici  e 12.556 infermieri: questo è i risultato del definanziamento del SSN cumulato in questo decennio, pari a 37 miliardi di euro. Carenze e inadeguatezze strutturali, chiusura di reparti e/o ospedali pubblici, gravi carenze strumentali, completano il quadro. Si tratta di dati spaventosi, elaborati da Medicina Democratica su dati di Fondazione GIMBE e Istituto di Ricerca NEBO.

"Siamo consapevoli di tutto ciò  - ha aggiunto Marco Caldiroli  -  e per questo siamo infinitamente grati a quanti, negli ospedali e nelle strutture pubbliche si stanno adoperando per salvare vite umane, oltre ogni limite, nonostante le gravi carenze e inadeguatezze."

Occorre, quindi, necessariamente invertire la rotta intrapresa, in particolare, con le diverse forme di “sanità integrativa”, incluso il cosiddetto “welfare aziendale” e la cosiddetta “autonomia regionale differenziata”. 

"Medicina Democratica - ha sottolineato Caldiroli  -  ritiene, infatti, indispensabile, salvaguardare un Servizio Sanitario Nazionale fondato sull’art. 32 della Costituzione e sui principi e obiettivi universalistici, stabiliti dalla Legge istitutiva, la 833/1978. È necessario  far sì che ogni spesa in campo sanitario diventi un vero investimento sulla salute collettiva, recuperando le risorse a partire dalla riduzione delle spese militari": occorre dotare il SSN di un finanziamento adeguato, a livello almeno dei Paesi più avanzati dell’OCSE, con l'obiettivo di adeguare la dotazione di personale e portare il numero di posti letto dagli attuali 3 per mille abitanti (es. Lombardia) a 8 per 1.000, garantendo nel contempo  una  modulazione congrua dei posti letto in terapia intensiva".

Medicina Democratica ritiene inoltre che si debba agire su questi punti chiave: eliminare le forme di prestazioni “intramoenia” nel servizio pubblico; potenziare il ruolo dei medici di base; realizzare una rete di presidi, ospedalieri e sul territorio, in grado di rispondere alle variazioni della domanda; decentrare la “governance” del sistema ponendola fuori da logiche accentratrici e burocratiche anche a livello regionale, in cui pochi  decidono su tutto; la definizione degli obiettivi deve vedere la partecipazione delle comunità locali e le rappresentanze popolari; l'attuazione del diritto alla salute  deve essere olistico, ove la persona è intesa nella sua interezza, a partire dalle condizioni di lavoro, di vita e ambientali per "ricostruire" le dinamiche della malattia, prevenirla e curarla  nel modo giusto.

Questi obiettivi implicano un'ampia iniziativa di lotta per l’eliminazione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, come pure per la bonifica dei territori e degli ambienti di lavoro, per garantire condizioni di salubrità di vita per tutti, riorganizzando i servizi territoriali di prevenzione, anch’essi a ranghi sempre più ridotti e con funzioni sempre più formali. Un’altra iniziativa in tal senso sono le “case della salute”, secondo le migliori esperienze nazionali ed europee, realizzate a partire dalle proposte (1972) formulate dal Prof. Giulio A. Maccacaro, tra i fondatori di Medicina Democratica, già direttore dell'Istituto di Biometria e Statistica Medica Università Statale di Milano.

Bisogna essere consapevoli che l'emergenza covid-19 è correlata alla drammatica crisi ambientale, conseguente un modello economico capitalistico, fondato sul prelievo illimitato di risorse dal pianeta, il loro spreco e la produzione sempre maggiore di rifiuti. "Niente  -  ha sottolineato Caldiroli  - dovrà più esser come negli ultimi decenni, caratterizzati da politiche volte alla privatizzazione della sanità, con la conseguente contrazione del diritto alla salute!".

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