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Ex Ilva, i cittadini di Taranto presentano un secondo controricorso: “Produrre non è licenza di uccidere”. La Cassazione decide il 20 ottobre

La nota dei legali Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano

Ex Ilva, i cittadini di Taranto presentano un secondo controricorso: “Produrre non è licenza di uccidere”. La Cassazione decide il 20 ottobre

Un nuovo fronte legale si apre nella vicenda dell’ex Ilva. Gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, che assistono i cittadini di Taranto costituitisi in giudizio, hanno depositato un secondo controricorso, questa volta contro Ilva in amministrazione straordinaria. L’obiettivo è chiedere alla Corte di Cassazione di respingere il ricorso presentato dalla società contro il provvedimento che impone la fermata dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico. I legali chiedono che il ricorso straordinario per Cassazione venga dichiarato “inammissibile”, “improponibile”, “improcedibile” o, in subordine, “infondato”. Tra le motivazioni indicate anche la possibile carenza d’interesse alla luce di fatti e atti sopravvenuti.

Il ricorso di Ilva, notificato il 14 agosto 2026, riguarda il decreto 425/2026 della Corte d’Appello di Milano, sezione specializzata in materia d’impresa. Con quel provvedimento i giudici hanno disposto lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni dal 27 luglio, sulla base delle criticità legate all’inquinamento e ai rischi per la salute.

Il ricorso

Nel ricorso straordinario presentato a metà agosto in Cassazione contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone la fermata dell’area a caldo del siderurgico di Taranto, Ilva spa richiama, a sostegno del mantenimento in attività dell’acciaieria, “l’assoluta esigenza del Paese di non dipendere da economie terze”. Un’esigenza che, sottolineano gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano nel secondo controricorso depositato in Cassazione in vista dell’udienza del 20 ottobre, non può però diventare una “licenza di uccidere, cioè di mietere vittime nella popolazione a causa delle emissioni tossiche, senza alcuna preoccupazione per l’esigenza di salvaguardare la salute della popolazione tarantina, gravemente compromessa”.

I legali, che assistono i cittadini di Taranto costituitisi in giudizio, contestano inoltre che si trascuri un passaggio fondamentale: “Si dimentica di dire che l’installazione siderurgica di Taranto è stata definita di interesse strategico nazionale evocando, come prima emergenza, la ‘considerazione dei prevalenti profili di protezione dell’ambiente e della salute’” (preambolo del decreto legge 3 dicembre 2012, n. 207). Nel controricorso contro Ilva, successivo a quello già presentato nei confronti di Acciaierie d’Italia, gli avvocati affrontano anche il tema della dipendenza dalle materie prime straniere.

“In materia di acciaio primario, cioè prodotto partendo dal carbone e dai minerali di ferro, la dipendenza da economie terze non può essere evitata, visto che in l’Italia non vi è né carbone, nè minerale di ferro, se non in quantità minime, tanto che Ilva li importa da sempre dall’Asia (il carbone) o dal Brasile (i minerali di ferro)”, scrivono. E aggiungono: “La crisi della siderurgia in Europa è causata dal fatto che i Paesi ricchi delle materie prime, una volta che hanno sviluppato le tecnologie per produrre acciaio, riescono a produrlo a costi di molto inferiori. La siderurgia in Europa sopravvive solo grazie alla politica dei dazi che è sempre un’arma a doppio taglio perché i Paesi terzi non la subiscono restando inermi. Infatti al raddoppio dei dazi di recente disposto sull’acciaio, la Cina, la cui over production potrebbe soddisfare il fabbisogno dell’intera Comunità Europea, ha risposto con il raddoppio dei dazi sulla filiera agroalimentare europea, colpendo una delle eccellenze italiane”.

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La scadenza si avvicina, impianti già fermati

Intanto, la scadenza fissata dal decreto si avvicina e nello stabilimento di Taranto sono già state avviate le fermate di alcuni impianti: l’altoforno 2 e l’acciaieria 2. Secondo quanto riferito, lo stop dovrebbe coinvolgere entro metà novembre anche gli impianti di Genova-Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi. Il nuovo controricorso segue quello presentato nei giorni scorsi contro Acciaierie d’Italia spa e Acciaierie d’Italia holding. Nel documento contro Ilva, i legali riprendono le argomentazioni già sviluppate nei confronti delle altre due società, aggiungendo ulteriori elementi.

La questione arriverà davanti alle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione il 20 ottobre. Nei giorni scorsi anche la Procura generale della Cassazione ha sollevato rilievi su diversi aspetti alla base del provvedimento milanese, tra cui la presenza di amianto, le emissioni, la qualità dell’aria e l’Autorizzazione integrata ambientale. Nel frattempo, la Corte d’Appello di Milano ha confermato il proprio decreto dopo le udienze del 9 e del 30 settembre, respingendo le richieste di sospensione presentate dalle due società siderurgiche. L’ultima istanza era motivata anche con l’imminenza della pronuncia della Cassazione.

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