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Cronache
Fase 2, in rivolta bar e ristoranti. L'11 discoteche e locali in piazza

L’Italia fibrilla. È un serpentone di protesta quello che attraversa la penisola e che sta mobilitando tutte le categorie del commercio, dell’intrattenimento, della ristorazione. Insomma, tutti quegli imprenditori e lavoratori che ritengono la situazione attuale insostenibile e vedono lo spettro del fallimento all’orizzonte. L’11 maggio saranno in piazza a Roma i rappresentanti dell’insegna Silb, che raggruppa gli imprenditori dell’intrattenimento nonché i titolari di discoteche e locali notturni. Dapprima con un gazebo permanente e una rappresentanza della dirigenza e poi, compatibilmente con le precauzioni sanitarie e in accordo con la Questura, con una grande manifestazione di protesta. “Siamo chiusi da fine febbraio e non sappiamo quando riapriremo e come riapriremo! Dobbiamo pagare affitti, dipendenti, il fatturato è zero. Il governo si è limitato a farsi garante di finanziamenti che seguono il normale iter procedurale, ovvero non vi è alcun agevolazione. La parola discoteche non viene menzionata da alcun decreto, come se i 50.00 lavoratori che impieghiamo e i 4 miliardi di fatturato che produciamo siano nulla, senza contare l’indotto di barman, camerieri, catering, musicisti, ballerini, dj, tecnici che si muove dietro di noi”.

Pasca sta gestendo la protesta che confluirà verso Roma a maggio con richieste precise. “Siamo le uniche aziende in Italia a pagare il 16% di ISI, l’imposta sull’intrattenimento! Una doppia tassazione ritenuta iniqua da una direttiva europea mai recepita dall’Italia. Paghiamo il 22% di IVA contrariamente a cinema e teatri che sono al 10. Paghiamo la SIAE. Fate il calcolo di quanto resta di margine a un’impresa del genere. In più abbiamo tutti gli oneri relativi alla sicurezza, al controllo dei minori, della somministrazione di bevande alcoliche. E facciamo i conti con problemi sociali come alcol e droga, scaricati sul nostro comparto che funge da capro espiatorio”. Le richieste di Silb? “Sospensione delle utenze, pace fiscale per i mesi di chiusura. Chiediamo inoltre il ripristino dei voucher per il lavoro a chiamata, l’abolizione dell’ISI, l’IVA al 10% ed estinzione del credito d’imposta per immobili accatastati come categoria D3 e D8 non solo C1. E niente sfratti per morosità”. 


Ma la lista delle proteste è lunga. Qualche giorno fa lo chef Lucio Pompili si era fatto portavoce dei ristoratori marchigiani che vogliono fare lo sciopero fiscale e scendere in piazza in mutande il 29 aprile. “Fra le promesse di liquidità, cassa integrazione e quant’altro, mai mantenute dal Governo, i ristoratori aderenti a Ristoritalia intanto scendono in piazza. Intentiamo uno sciopero fiscale perché dato che le nostre attività sono chiuse non possiamo pagare. E lasceremo chiusi i nostri locali anche nell’ipotetica riapertura perché se le condizioni rimangono quelle attuali si tratterà di una libera uscita ad alto contagio. Non siamo disposti a considerare i nostri ristoranti come pronto soccorso con ingressi contingentati, noi non serviamo solo cibo ma emozioni ed esperienze. Siamo stanchi di uno Stato che ci spinge a indebitarci nonostante le tasse pagate ogni anno. L’ultima spiaggia della nostra protesta sarà lo sciopero della fame: se non potremo far mangiare gli altri, non lo faremo nemmeno noi”.

In rivolta anche le sezioni Ascom e Fipe di Alessandria. Al grido di #lamisuraècolma parte la protesta di bar e ristoranti del territorio organizzata da Ascom e Fipe per far arrivare la voce alle istituzioni. Le richieste: riaprire presto e in sicurezza con protocolli chiari e attuabili, contributi a fondo perduto per la ripartenza, la rinegoziazione di debiti bancari con nuovo credito, sospensione e moratoria bollette e affitti, cancellazione dell’imposizione fiscale per il 2020, pagamento e rifinanziamento cassa integrazione per i dipendenti.

Anche al Sud l’Italia fibrilla. Risorgiamo Italia è il nome della manifestazione di protesta organizzata dai movimenti di imprenditori del mondo Ho.Re.Ca. e dei Locali di Pubblico Spettacolo, uniti per la prima volta nella storia del settore. Per martedì 28 aprile alle ore 21, le luci delle insegne delle loro attività si accenderanno simbolicamente per l’ultima sera. “Il mio punto di vista, come quello dell’80% degli esercenti, è di non riaprire con le misure stringenti che si prospettano. La soluzione già anticipata, infatti, equivarrebbe a un suicidio, soprattutto per le aziende più piccole, che si troverebbero ad avere stessi costi gestionali e di tassazione lavorando però a un terzo dei posti che hanno generalmente” ha dichiarato Daniele D’Angelo Parkkeller, rappresentante regionale dell’associazione dei ristoratori Ho.Re.Ca.

E il 29 aprile, la mattina successiva all’ultima accensione delle luci dei locali, gli imprenditori andranno davanti ai loro comuni a consegnare le chiavi dei propri locali. “In sintesi ci stanno chiedendo di aprire con gli stessi costi, se non più di prima della emergenza epidemiologica, con una previsione di incassi nella migliore delle ipotesi pari al 30% sull’anno precedente”. Dopo la notizia che bar e ristoranti apriranno dal primo giugno, Fipe ha emesso una nota. “Forse non è chiaro che si sta condannando il settore della ristorazione e dell’intrattenimento alla chiusura. Moriranno oltre 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il loro posto di lavoro”.

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