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Garlasco, spuntano nuovi presunti “gravi errori” investigativi. Il retroscena sui Ris: così impedirono a Garofano di entrare nella villetta

Tutto quello che non torna

Garlasco, spuntano nuovi presunti “gravi errori” investigativi. Il retroscena sui Ris: così impedirono a Garofano di entrare nella villetta

Garlasco, dubbi sulle tracce di Stasi sul dispenser del sapone

La chiusura delle indagini sul caso Garlasco rischia di durare molto poco. Quello che sta emergendo infatti ha del clamoroso e potrebbe ribaltare (per l’ennesima volta) ogni precedente convinzione. Chi ha ucciso Chiara Poggi in quel drammatico 13 agosto 2007? Fino a qualche tempo fa si pensava fosse stato Alberto Stasi, il fidanzato della vittima, condannato in via definitiva a 16 anni. Ma la scoperta che di fatto la prova regina è nulla cambia inevitabilmente tutto. Gli inquirenti credono che sui pedali della sua bici non ci fosse il Dna di Chiara e mettono nel mirino le indagini del Ris, si valutano possibili errori e omissioni nella trasmissione dei veri dati. Ma ora i legali di Stasi chiedono anche altri approfondimenti, in particolare su altre impronte, quelle sul dispenser del sapone in bagno, uno dei 7 indizi per i quali è stato condannato Stasi.

Nella memoria depositata nell’agosto del 2025 e contenuta nelle migliaia di pagine legate alla chiusura delle indagini su Andrea Sempio, gli avvocati Bocellari e De Rensis domandano “specifici accertamenti” sul portasapone. “Come anticipato, fino al 2017, la difesa di Stasi era convinta che sul dispenser del sapone liquido, repertato nel bagno al piano terreno di casa Poggi, vi fossero solo due impronte digitali, entrambe attribuite dal RIS ad Alberto Stasi – si legge nella memoria -. Questo perché nella Relazione finale bio-dattilo venivano riportate solo due impronte digitali di Stasi sul dispenser e null’altro (nemmeno indicato come ‘non utile’).

E qui, a giudizio dei legali, si sarebbe registrata un’altra ‘dimenticanza’ da parte di chi condusse le indagini nella fase iniziale. “E’ vero che veniva genericamente precisato che ‘le restanti impressioni papillari, presenti sui reperti in esame, sono frammentarie e scarsamente definite e, pertanto, non sono utili ad alcuna comparazione’, ma le stesse non venivano riportate/elencate e non si avevano a disposizione le fotografie scattate sul reperto in esame e, dunque, non ci si era mai accorti che la situazione fosse ben differente da quella paventata dall’accusa”. Questo avrebbe comportato che per anni “si è consentito che passasse il concetto per cui su quel dispenser vi fossero solo due impronte digitali di Stasi”.

Ma c’è anche altro e riguarda ancora una volta il Ris. Sarebbe infatti emerso un retroscena particolare. Quando Chiara venne uccisa – riporta Il Corriere della Sera – il generale Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris, era in ferie. Al suo posto a condurre le operazioni fu il suo vice, Marco Pizzamiglio. Ma al suo ritorno Garofano si lamentò col suo vice, “disse che non andava bene niente di quello che avevamo fatto”, racconta Pizzamiglio. Così il numero uno dei Ris per due volte prese la carta intestata del reparto per chiedere direttamente alla pm Muscio di essere autorizzato a partecipare “come osservatore in qualità di comandante” e “ufficiale di polizia giudiziaria” ai futuri sopralluoghi del 5 e del 12 settembre 2007. Istanze però respinte dalla Muscio. Nuovi misteri di una vicenda sempre più incredibile e intricata.