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Cronache
Inchiesta Toti, spunta "il clan di Riesi che sposta i voti a Genova da sempre"
Giovanni Toti

Liguria, la pista che porta a Cosa Nostra. Il quartiere di Genova dei "riesini"

Dall'inchiesta che ha portato all'arresto del presidente della Liguria Giovanni Toti stanno emergendo nuovi fatti fin qui inediti. Si fa strada anche l'aggravante mafiosa, che però non toccherebbe in prima persona Toti, reato che non viene contestato al governatore. . Non c’è stupore, nella piazzetta del quartiere Certosa di Genova, per quanto emerso dall’inchiesta che ha sconvolto la Regione Liguria. La "piccola Riesi" negli atti - in base a a quanto risulta a Il Fatto Quotidiano - è definita il "quartier generale" della comunità originaria del piccolo centro in provincia di Caltanissetta. Da questo fazzoletto di città, secondo i pm genovesi, alle elezioni regionali liguri del 2020 sarebbero partiti, veicolati da persone contigue a Cosa Nostra, almeno 400 voti finiti ai consiglieri di punta della lista che portava il nome del governatore Giovanni Toti, in cambio della promessa di posti di lavoro.

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"Quella via è tutta di Riesi - racconta un uomo anziano al bar e lo riporta Il Fatto. I voti li davano a tutti. E poi attaccavano i manifesti. Questo era un feudo del Partito Comunista". "I riesini sono brave persone - dice un altro - gente che lavora, che si è spaccata la schiena per dare un futuro ai figli. Ma insieme a loro ci sono quelli più "loschi": hanno ricreato le dinamiche tipiche della loro terra”. Per i pm, - in base a a quanto risulta a Il Fatto - a far da collante con la Lista Toti c’erano due sindacalisti residenti a Bergamo: Arturo e Maurizio Testa. Ma ad agire sul territorio, sempre secondo i magistrati, era Umberto Lo Grasso, 62 anni, anche lui riesino, detto “Il Pupillo”: ex consigliere municipale, è accusato di favoreggiamento per aver avvertito i Testa dicendo loro di "non parlare al telefono" perché "stanno indagando di tutta sta faccenda".

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