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Cronache
Ischia, un disastro annunciato: Affaritaliani a Casamicciola e Lacco Ameno

Disastro a Ischia, le tesimonianze degli abitanti di Casamicciola e Lacco Ameno
 

 


Ischia ferita e sconquassata, per la 4° volta in 16 anni, si sveglia con il rumore delle ruspe che da 2 giorni ininterrottamente trascinano fango e massi per liberare strade e case.

Il profilo del monte Epomeo è cambiato nel giro di qualche minuto, squarciato dalla frana che ha squagliato un pezzo di montagna, trascinando giù per quasi 800 metri fino al mare, un miscuglio marrone di terra, tuffo e sassi con la furia di una slavina.

La natura ha deciso di abbattersi di nuovo su Casamicciola, già scossa e danneggiata dal terremoto del 2017. L'epicentro della tragedia è la zona di via Celario: un gruppo di case è stato letteralmente spazzato via. È proprio lì che ci sono i dispersi e, man mano che vengono identificati, i morti. È lì che, già sabato pomeriggio, è stata trovata la prima vittima, Eleonora Sirabella, 31enne solare e brillante, faceva la commessa in un negozio di Ischia. È stata recuperata con un lembo di pigiamo addosso a quel che rimaneva del suo corpo. 

Vigili del fuoco, croce rossa, volontari della protezione civile e forze dell'ordine, sono arrivati da tutta la Campania e dal Sud Italia, con i loro mezzi di soccorso. Gli elicotteri sorvolano la montagna, i sommozzatori sono al lavoro per recuperare le automobili trascinate in mare e incastrate tra gli scogli; accanto al molo sono sprofondati anche due pullman turistici.

Il lungomare è interrotto, impossibile transitare nel tratto di “foce della frana”. Il punto in cui inizia via Pio della Misericordia. Gli ischitani la chiamano da sempre la “via del fango”, perché sotto l'asfalto in mezzo alla case, scorre ancora oggi un torrente che ribolle. 

Qui conosco Vincenzo, ha le calosce incrostate, il cappuccio in testa, gli occhi provati dalla fatica. Sabato avrebbe dovuto inaugurare la sede del suo nuovo locale, un'associazione culturale dove suonare buona musica, nel cuore di Casamicciola. Era tutto pronto, la band aveva già fatto il sound check venerdì pomeriggio, i divanetti allestiti, le bevande in frigo. Nel giro di una manciata di minuti, tutto è stato inghiottito nella marea nera. E ora Vincenzo sta lì che si arrovella all'idea che, forse, avrebbe potuto salvare un pezzo della sua nuova vita, mettendo davanti alla porta delle barriere di legno, ma purtroppo non c'ha pensato. 

Lungo quello che è ormai un canalone di fango incontro Giuseppe e la moglie. Erano a Brescia dai figli quando la loro abitazione veniva invasa. A casa era rimasto il padre 82enne che, per fortuna, si è salvato. Arrivano domenica mattina a Ischia, con il primo traghetto disponibile. Le foto spedite dai parenti via whatsapp, avevano già dato l'idea del disastro. Ma quando, con l'acqua fino ai polpacci, giungono dove prima c'era il muro di cinta e un cancello di ferro color azzurro, non trovano più nulla. Il piano terra è una piscina di materia viscida, ma le lacrime scendono alla vista di quel che rimane del giardino di agrumi. Alberi di arance, mandarini e limoni cresciuti col sole di ottobre e spazzati via. Qualche frutto è ancora appeso ai rami sopravvissuti, tristi come spaventapasseri. 

Mi arrampico a piedi su per i viottoli di Casamicciola, tra le casette bianche rimaste quasi illese, ma i segni della bufera sono disseminati ovunque, tettoie pericolanti, vasi rotti, vetri a terra. Seguo il vociare che arriva dall'alto e arrivo a piazza Bagni, lì dove la valanga di terra, massi e argilla, ha deciso di fare una prima sosta, riempiendo lo slargo, famoso per le Terme più belle dell'isola, come una bacinella. Il gruppo di pini alti e snelli sembrano diventati bassi, decine di automobili sono incastrate una sull'altra come quelle che sostano dentro lo sfasciacarrozze.

I vigili del fuoco sono al lavoro, dentro la terra. Rosario è immobile che guarda. La macchina della sua compagna, Tiziana, sta lì in mezzo, distrutta. L'aveva acquistata qualche settimana prima con molti sacrifici, quasi si vergogna a esprimere il suo dispiacere vista la fortuna che li ha baciati. La sua compagna sarebbe dovuta uscire per andare al lavoro sabato mattina, proprio intorno alle 5. Ma quando la sveglia ha squillato, pioveva di brutto e lei ha deciso di rimanere un po' di più a letto. Poco dopo, è venuto giù tutto. La loro casa, nella zona Bagni, si è salvata e anche loro. Si sono conosciuti nel 2017, i giorni del terremoto: Rosario prestava soccorso come volontario in mezzo alle macerie, si sono presi e non si sono più lasciati.

Nel pomeriggio di domenica, nella zona esclusiva di Lacco Ameno, l'hotel Michelangelo si riempie di sfollati. Alle 17 sono 94, ma ne stanno arrivando altri. Sparsi nei residence di Ischia sono in tutto circa 230. In prevalenza famiglie con i bambini: in quattro e quattr'otto alcuni di loro sono riusciti a preparare le valige con l'essenziale e a lasciare la loro casa; altri sono letteralmente scappati, messi in salvo dalla protezione civile prima che accadesse il peggio. Per tutta la giornata, sono rimasti a disposizione gli psicologi per raccogliere racconti, pianti, dolori e aiutare a metabolizzare il trauma. Nel campetto di calcio dell'hotel, ci sono ragazzini che giocano e una bambina con una divisa azzurra. Gli allenatori della sua squadra di calcio, hanno deciso di fare lezione lì, per non farla sentire sola e darle una parvenza di normalità. 

La luce cala, arriva il buio. Sul monte si intravedono solo le luci intermittenti blu e gialle dei mezzi di soccorso. Ma anche loro, di lì a poco, dovranno fermarsi. Sono stati avvistati altri corpi nella zona massacrata di via Celario, ma le condizioni notturne non permettono di procedere. Il bilancio a oggi è di sette vittime accertate e identificate e cinque dispersi.

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