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Cronache
Di Maio e Roma nel mirino dell'Isis dopo vertice su Stato Islamico

TERRORISMO: CONTE, 'INACCETTABILI MINACCE, TOTALE VICINANZA A DI MAIO'

L'ex premier Giuseppe Conte esprime "la massima vicinanza al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, oggetto di minacce inaccettabili da parte dell'Isis".

DRAGHI: PIENA SOLIDARIETÀ A DI MAIO, GOVERNO IMPEGNATO IN CONTRASTO

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, "esprime pieno sostegno e profonda solidarietà al Ministro degli Esteri, Luigi Di MAIO. La conferenza anti Daesh da lui presieduta è stata un successo. Il Governo resta impegnato nel contrasto al terrorismo". Così Palazzo Chigi in una nota.

SALVINI, 'SOLIDARIETA' A DI MAIO, ANCORA PIU' IMPEGNATI CONTRO ESTREMISMO ISLAMICO'

"Solidarietà a Luigi Di MAIO, contro ogni minaccia e intimidazione. Ci impegneremo ancora di più affinché l'Isis e l'estremismo islamico vengano sradicati una volta per tutte''. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini. 

TOTI "INACCETTABILI MINACCE A DI MAIO"

"Solidarieta' al Ministro degli Esteri Luigi Di MAIO per le inaccettabili minacce pubblicate dal giornale dell'Isis al Naba. L'impegno del Governo italiano sia ancora piu' determinato nel contrasto al terrorismo internazionale e a chi minaccia il nostro Paese". Lo scrive su Twitter il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

MELONI, 'SOLIDARIETA' A DI MAIO, GOVERNO FACCIA SENTIRE LA SUA VOCE

''La mia totale solidarietà al Ministro degli Esteri Luigi di Maio per le minacce ricevute dall'Isis. Si faccia sentire forte la voce di tutto il Governo italiano contro chi minaccia l'Italia e i suoi rappresentanti''. Lo scrive su Twitter il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia MELONI.

LETTA, 'PD VICINO A DI MAIO, INTOLLERABILI MINACCE'

"Il Partito democratico esprime solidarietà al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, oggetto di intimidazioni e minacce intollerabili da parte dell'Isis. A lui va la mia personale vicinanza e quella dell'intera comunità democratica unita nella lotta al terrorismo e alla violenza jihadista". Cosi' il segretario del Partito democratico Enrico LETTA.

Di Maio e Roma nel mirino dell'Isis dopo vertice su Stato Islamico

"Ci stiamo preparando da tempo". L'Isis non è ancora battuto, o quantomeno non è ancora scomparso. Sui canali digitali che continuano a diffondere la propaganda jihadista è apparso giovedì un lungo testo di al-Naba, la rivista ufficiale dell’Isis. E, come spiega Repubblica, l'argomento  è il vertice della coalizione internazionale contro il Daesh tenuto a Roma negli ultimi giorni di giugno, sottolineando che è stato organizzato "da Italia e Stati Uniti". Nel mirino anche Luigi Di Maio (che ha copresieduto l'incontro con il segretario di Stato Usa Antony Blinken. Messaggi di vicinanza bipartisan al ministro degli Esteri.

"Roma tra i bersagli più importanti dell'Isis"

Nel documento emergono delle minacce all'Italia. "Roma è stata ed è ancora nella lista dei bersagli più importanti per i guerrieri del jihad", si legge nel documento, dopo che sono state passate in rassegna le dichiarazioni dei vari partecipanti all'evento e in particolare quelle del nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sull’escalation delle Bandiere Nere nel Sahel.

"Lo Stato islamico prenderà Roma"

Più volte nel documento c'è scritto che "lo Stato islamico prenderà Roma". Secondo Repubblica, "l’obiettivo degli eredi di Al Baghdadi è quello di rinsaldare la fiducia dei loro sostenitori, mostrando come l’Occidente sia ancora spaventato dalla loro volontà distruttiva". Secondo la rivista Isis, "le paure della Roma crociata sono giustificate, perché sono state e sono ancora nella lista dei bersagli più importanti per i mujaheddin. Perché questa è la promessa che Dio Onnipotente ha fatto ai suoi fedeli servitori che sono sicuri della sua realizzazione. L’aspettano con grande pazienza e hanno fatto preparativi sin dall’inizio della loro guerra santa in Iraq". E ancora, su Roma: "La prenderemo, ne siamo sicuri. I giorni della battaglia stanno arrivando e saranno felici coloro che hanno proseguito la lotta".

Gli analisti della nostra intelligence non ritengono che il comunicato contenga segnali preoccupanti per la sicurezza e il riferimento alle forze pronte a colpire non viene considerato come un appello alla mobilitazione immediata ma farebbe parte della campagna di persuasione per convincere i nuclei di resistenza annidati nei monti iracheni a non desistere dalla guerriglia, conclude Repubblica.

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