Puglia, Umbria e Sardegna sono tra le Regioni con maggiori difficoltà nel rispettare i tempi previsti per le prime visite specialistiche. Per gli esami diagnostici le percentuali più basse si registrano invece in Puglia, Umbria e Valle d’Aosta. I dati arrivano dal nuovo monitoraggio Agenas aggiornato al 30 settembre 2026. Nel complesso la situazione italiana migliora rispetto al 2025, ma circa quattro milioni di visite ed esami continuano a essere eseguiti oltre le scadenze indicate dalle classi di priorità.
Liste d’attesa e prime visite specialistiche, Puglia al 55,3%
Il confronto Agenas non misura semplicemente quanti giorni si aspettano in media, ma quante prestazioni vengono effettuate entro il tempo massimo previsto dalla prescrizione medica. Per le prime visite specialistiche il dato peggiore è quello della Puglia, dove soltanto il 55,3% viene effettuato entro i tempi di garanzia. Significa che quasi il 45% non rispetta pienamente la scadenza indicata. Segue l’Umbria con il 62,7%. La Sardegna è al 64,3% e peggiora rispetto al 68% dello stesso periodo del 2025. Il Friuli-Venezia Giulia si ferma invece al 67,8%. Le quattro realtà sono le sole a rimanere sotto la soglia del 70% per le prime visite nei dati relativi ai primi nove mesi dell’anno.
Liste d’attesa ed esami diagnostici, ancora Puglia e Umbria in fondo
La Puglia presenta la percentuale più bassa anche per gli accertamenti diagnostici. Solo il 63,4% degli esami viene erogato nei tempi indicati. L’Umbria raggiunge il 64,7%, mentre la Valle d’Aosta si ferma al 69,7%. La Sicilia è al 72,3% e la Sardegna al 78%. All’altra estremità, Veneto, Campania, Basilicata, Marche, Lazio e Toscana superano il 90% per gli esami diagnostici.
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Il confronto richiede comunque cautela: Agenas segnala differenze regionali anche nell’uso delle classi di priorità, soprattutto della categoria P, quella programmabile entro 120 giorni. Un’elevata percentuale di prestazioni formalmente eseguite nei tempi non significa quindi necessariamente che tutti i cittadini riescano a ottenere un appuntamento rapidamente.
Liste d’attesa: quattro milioni di prestazioni fuori tempo
Nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni monitorate sono salite da 19,7 a 21,8 milioni. Le prime visite effettuate nei tempi previsti sono passate dal 76,9% al 78,6%, mentre gli esami diagnostici sono saliti dall’83,3% all’85%. In termini assoluti, però, circa 2,7 milioni di prime visite e 1,4 milioni di esami non risultano effettuati pienamente entro i tempi di garanzia. Una parte di queste prestazioni è stata comunque eseguita poco oltre la soglia.
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Tra le visite, una delle maggiori criticità riguarda quella dermatologica e allergologica, eseguita nei tempi nel 69,9% dei casi. Per gli esami, la colonscopia resta tra quelli più difficili: soltanto il 69,3% viene effettuato entro la scadenza prevista. La Corte dei conti ha inoltre definito le liste d’attesa una criticità strutturale, sottolineando che l’aumento dei finanziamenti non ha sempre prodotto una riduzione proporzionata dei tempi.
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