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Cronache

"Siamo venuti da diversi luoghi, regioni, paesi, per celebrare la presenza viva di Dio tra di noi. Siamo usciti da alcune ore dalle nostre case e comunità per poter stare insieme, come Popolo Santo di Dio", ha esordito così Papa Francesco nell'omelia nella sua tappa boliviana del suo viaggio in Sudamerica, alludendo agli immensi bivacchi di Santa Cruz, che il Santo Padre ha potuto vedere arrivando a tarda sera dall'aeroporto all'arcivescovado.  Bergoglio è tornato a condannare, nell'omelia della grande celebrazione di Santa Cruz, "la logica che pretende di imporsi nel mondo di oggi. Una logica che cerca di trasformare tutto in oggetto di scambio, di consumo, tutto negoziabile. Una logica che pretende di lasciare spazio a pochi, scartando tutti quelli che non 'producono', che non sono considerati idonei e degni perche' apparentemente i conti non tornano".

Un bagno di folla per Papa Francesco che annuncia il Vangelo della speranza in America Latina. A Santa Cruz, Bergoglio ha compiuto un largo giro nella piazza del Cristo Redentore a Santa Cruz, gremita all'inverosimile. Ma sono strapiene anche le vie e piazze vicine, tanto da giustificare una prima stima di due milioni di presenti. Una nota di colore che testimonia l'atmosfera che ha trovato il Santo Padre nella capitale più alta del mondo: Papa Farncesco e gli altri vescovi e preti concelebranti nella piazza del Cristo Redentore a Santa Cruz hanno utilizzato come sacrestia, per indossara i paramenti, un fast food della catena Burger King.

A migliaia di chilometri di distanza fa discutere invece il dono simbolico fatto dal presidente ecuadoriano Evo Morales, un crocefisso che, invece della tradizionale croce, era costituito da una rivisitazione della Falce e Martello comunista. La foto ha fatto il giro del mondo ha scatenato lo sdegno di molti cattolici che la considerano blasfemia.

"Papa Francesco - ha poi fatto sapere il portavoce, padre Federico Lombardi - non ha manifestato alcuna particolare reazione per il dono del presidente Morales". Il gesuita ha anche riferito che il Crocifisso posto sulla falce e martello e' legato alla memoria di padre Luis Espinal, il suo confratello spagnolo ucciso nel 1980 a La Paz dopo un rapimento. Il religioso trucidato nel corso della famigerata "Operazione Condor", infatti, aveva disegnato Gesu' in croce su una falce e martello per testimoniare che il Vangelo parla prima di tutto ai poveri e ai disperati della Terra, come lo erano i minatori boliviani in quegli anni di violenza e sfruttamento del Paese da parte dei latifondisti fascisti che negli anni '70 e '80 governavano il Paese attraverso i militari (e con l'appoggio della Cia, che tra l'altro, come e' poi emerso, commissiono' ai boliviani l'assassinio di Ernesto Che Guevara nel 1967). Accanto ai minatori in sciopero della Bolivia e alle loro famiglie rimaste prive di ogni sostegno, padre Espinal volle restare contro le indicazione dei superiori. E per questo fu ucciso. Il Papa, ieri, ha detto in merito parole inequivocabili: "il nostro fratello - ha scandito Francesco nel luogo dell'omicidio - fu vittima di interessi che non volevano si lottasse per la liberta': predicava il Vangelo e questo Vangelo disturbava e per questo lo hanno assassinato".
Anche in Bolivia, nonostante questo, il dono di Morales ha provocato reazioni nell'opposizione, i cui esponenti hanno definito "vergognoso" il gesto di Evo Morales.

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