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Cronache
Caso Amara, Ardita attacca Davigo: "Loggia Ungheria? Solo bufale". Caos Csm

Loggia Ungheria, Davigo: "Anche nomi del Csm. Per questo non feci l'esposto"

Il caso Amara, relativo al fascicolo segreto con riferimenti ad una loggia massonica denominata "Ungheria" adesso fa tremare il Csm. Quando esattamente un anno fa, ai primi di maggio 2020, - si legge sul Corriere della Sera - l’allora componente del Consiglio superiore della magistratura Piercamillo Davigo decise di portare dentro il Csm i segreti dell’indagine, non formalizzò la comunicazione per salvaguardare, a suo avviso, la riservatezza di un’inchiesta molto delicata che secondo il pubblico ministero milanese Paolo Storari era bloccata dall’inerzia del procuratore Francesco Greco. Ma c’era pure un altro problema, interno all’organo di autogoverno dei giudici: nei verbali dell’avvocato Piero Amara (tutti da vericare), tra i componenti dell’ipotetico gruppo in grado di condizionare i poteri dello Stato compariva non solo il consigliere Sebastiano Ardita (ex amico e compagno di corrente di Davigo, con il quale s’era interrotto ogni rapporto), ma pure il consigliere Marco Mancinetti, in quel momento ancora in carica.

Davigo - prosegue il Corriere - ha detto ai pm di essere rimasto molto sorpreso dal comportamento della sua ex segretaria Marcella Contrafatto, indagata e considerata il "corvo". Le era sempre sembrata una collaboratrice affidabile, sebbene nell’ultimo periodo «un po’ sopra le righe». L’ex consigliere sostiene di non aver condiviso con lei i segreti sulla loggia «Ungheria»; l’aveva però avvisata di non fare più entrare nella sua stanza il collega Ardita, e in ogni caso Contrafatto aveva accesso al suo computer e alla sua posta elettronica. Quando poi, il 20 ottobre, ha dovuto lasciare il Csm per via della pensione, le indicò il fascicolo con i verbali spiegandole che se fosse stato necessario farlo avere al comitato di presidenza avrebbe dovuto mettersi in contatto con un altro consigliere, indicandole il nome.

Ardita chiama in diretta a Piazza Pulita: "Davigo? Dire che non si possono seguire le vie formali è un’affermazione gravissima” 

Il magistrato Sebastiano Ardita ieri sera ha telefonato in diretta a Piazza Pulita per rispondere alle parole di Piercamillo Davigo: “Al netto della storia della loggia Ungheria, che è una bufala clamorosa, io sono basito dalle parole di Davigo: è un fatto di gravità inaudita dire che non è possibile seguire le vie formali. Un confronto con Davigo? Sono disponibile”. E aggiunge che nei verbali di Amara ci sarebbero solo errori e falsità sul suo conto.

"Qualunque strada formale avrebbe comportato il disvelamento di tutta la vicenda e quindi c'era la necessità di informare i componenti del comitato di presidenza, perché questo dicono le circolari, in maniera diretta e sicura", sono queste le parole esatte contestate all’ex toga Davigo dal magistrato Ardita, pronunciate durante la trasmissione Piazza Pulita, in relazione ai verbali ricevuti dal sostituto procuratore di Milano, Paolo Storari. "Mi sembrava incomprensibile che la mancata iscrizione", ha sottolineato Davigo. "Non si possono fare atti di indagine se non si fa l'iscrizione. Quelle cose richiedevano indagini tempestive". Per Davigo sul caso "bisognava fare le indagini tempestivamente. Nel caso di specie non si potevano seguire le vie formali, la via formale più semplice era rivolgersi al procuratore generale. Il problema è che il procuratore generale non c'era, la sede era vacante".

"Le dichiarazioni che riguardano il Consigliere Sebastiano Ardita sono palesemente calunniose. La loro falsita' e' facilmente riscontrabile. L'illecita diffusione di quei verbali anche all' interno del Consiglio superiore rappresenta un vero e proprio dossieraggio volto a screditare il consigliere Ardita e a condizionare l'attivita' del Csm", ha affermato il consigliere del Csm Nino Di Matteo, con riferimento alle dichiarazioni contenute nei verbali dell'avvocato Piero (RPT Piero) Amara.

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