Bonifici istantanei, boom in Italia dopo l’obbligo Ue: 100 milioni di operazioni e 94 miliardi trasferiti
Fino a pochi anni fa, mandare soldi a qualcuno il venerdì pomeriggio voleva dire aspettare il lunedì. Chi ha comprato un’auto usata da un privato, o ha dovuto versare una caparra per un affitto nel weekend, conosce bene la scena: la ricevuta mostrata sul telefono, il venditore poco convinto, l’accordo rinviato finché i soldi non arrivano sul conto. Oggi quella scena si fa sempre più rara. Secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia, nel 2025 i bonifici istantanei hanno raggiunto il 29% del totale. Alla fine del 2022 erano circa il 6%: in tre anni la quota è cresciuta di quasi sette volte. Eppure lo strumento esisteva già dal 2017. A cambiare davvero le cose non è stata una nuova tecnologia, ma un regolamento europeo che ha costretto le banche a offrirlo a tutti e allo stesso prezzo del bonifico ordinario.
Una tecnologia pronta da anni, rimasta a lungo di nicchia
Lo schema SEPA Instant Credit Transfer è partito a novembre 2017, e le banche italiane sono state tra le prime ad aderire. Il problema non era tecnico ma commerciale. Per anni il bonifico istantaneo è stato un servizio in più, spesso a pagamento e non sempre disponibile. Alcuni istituti chiedevano commissioni fino a 7,75 euro, con una media di circa 1,34 euro, mentre un bonifico ordinario online costava in media intorno ai 64 centesimi. Con quelle cifre il comportamento dei correntisti era facile da prevedere: si pagava di più solo quando c’era davvero fretta. Per tutto il resto (l’affitto, le bollette, le spese divise tra amici) si continuava con il bonifico tradizionale e con i suoi tempi, che nei giorni festivi potevano allungarsi parecchio.
Cosa ha cambiato il regolamento 2024/886
Il punto di svolta è il regolamento (UE) 2024/886, approvato a marzo 2024 e recepito in Italia con la legge 28 del 2025. L’obbligo è arrivato in due fasi. Dal 9 gennaio 2025 tutte le banche dell’area euro che offrono bonifici ordinari devono essere in grado di ricevere quelli istantanei, e non possono farli pagare più di un bonifico normale. Dal 9 ottobre 2025 l’obbligo vale anche per l’invio. Le regole sono semplici. Il denaro deve arrivare entro dieci secondi, a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno dell’anno. Il limite dello schema è di 100.000 euro per operazione, ma il cliente può fissare una soglia più bassa direttamente dalla propria app. A ottobre 2025 è entrato in vigore un altro obbligo, e con lui è arrivata la novità più visibile per chi usa l’home banking: la verifica del beneficiario.
La Verification of Payee, o VoP, confronta il nome del destinatario inserito da chi paga con quello davvero associato all’IBAN. La risposta arriva prima della conferma e può essere di tre tipi: corrispondenza esatta, corrispondenza parziale oppure verifica non possibile. Il servizio è gratuito e vale anche per i bonifici ordinari. Il motivo è pratico. Un bonifico istantaneo, una volta partito, non si può annullare. Se il nome non corrisponde e il cliente decide comunque di procedere, la responsabilità dell’errore resta sua.
Dieci secondi per la banca, non sempre per chi riceve
C’è un equivoco frequente sul bonifico istantaneo: che il denaro arrivi sempre subito, in qualunque situazione. In realtà i dieci secondi riguardano solo il passaggio tra una banca e l’altra. Quello che succede prima dipende da chi deve disporre il pagamento. Un e-commerce che rimborsa un reso, un’assicurazione che liquida un sinistro o una piattaforma che restituisce un saldo seguono le proprie procedure interne: verifiche di identità, controlli antifrode, finestre di lavorazione. Lo stesso vale per i depositi e prelievi nei casinò online, dove l’accredito in entrata è di solito immediato, mentre un prelievo richiede spesso qualche giorno perché l’operatore deve prima verificare il conto e i documenti. Il bonifico istantaneo accorcia l’ultimo tratto del percorso, ma non elimina i controlli che vengono prima. È una distinzione che conta anche per le aziende. Per un piccolo negozio o un professionista, ricevere un pagamento in pochi secondi invece che in uno o due giorni lavorativi significa avere più liquidità disponibile e meno incertezza su chi ha già pagato e chi no.
I numeri dietro la crescita
Le statistiche della Banca d’Italia sul quarto trimestre 2025 danno la misura del fenomeno: 99,5 milioni di bonifici istantanei, per un valore complessivo di 93,9 miliardi di euro. È una media di circa 940 euro a operazione, molto più di un caffè diviso tra colleghi. Vuol dire che lo strumento non si usa solo per le piccole spese quotidiane, ma sempre più spesso per affitti, fatture e acquisti importanti.
Il quadro generale dei pagamenti elettronici conferma la tendenza. Nel 2025 in Italia le operazioni senza contante hanno superato i 14,7 miliardi, con una crescita annua del 13-14%. Le carte restano lo strumento più usato, con oltre il 70% delle operazioni, e i pagamenti contactless da smartphone nei negozi hanno toccato circa il 27% del totale nel quarto trimestre. Il bonifico istantaneo occupa uno spazio diverso: quello dei pagamenti tra persone e tra persone e imprese, dove la carta non arriva.
La velocità ha anche un costo, e riguarda le truffe. Secondo i dati citati al momento dell’entrata in vigore dell’obbligo, le frodi riguardano circa lo 0,057% delle operazioni istantanee. È una percentuale piccola, ma più alta di quella dei bonifici tradizionali. Il motivo è semplice: con un bonifico ordinario c’era qualche ora per accorgersi dell’errore e provare a bloccarlo, mentre con quello istantaneo quel margine non esiste. Da qui l’importanza della verifica del nome e del limite personale di importo, che molti correntisti non sanno ancora di poter impostare.
Quando la regola arriva dopo l’abitudine
La storia del bonifico istantaneo in Italia è quella di un’innovazione arrivata in anticipo e diventata normale in ritardo. La tecnologia c’era dal 2017, le banche italiane erano pronte, ma finché lo strumento è rimasto un optional a pagamento ha interessato una minoranza di utenti. Sono bastati un obbligo europeo e la parità di prezzo per farlo passare, in poco tempo, da servizio per chi ha fretta a scelta predefinita.
Resta da capire dove si fermerà la crescita. Dal 2027 l’obbligo si estenderà anche agli istituti di moneta elettronica e alle banche europee fuori dall’area euro, completando il sistema SEPA. A quel punto la domanda non sarà più se un pagamento arriva in tempo, ma se chi lo invia ha controllato bene a chi lo sta mandando.


