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Cronache
Roma, vendesi deposito Atac: l'asta va deserta. Pure il Comune si defila

di Andrea Catarci *

Deposito Atac Bainsizza, a Roma la giunta Raggi mente e si defila dall’asta. In un sol colpo affonda Atac e PUMS.

L’asta per la vendita della rimessa Atac di piazza Bainsizza è andata deserta. Se si guarda al lungo elenco di episodi simili che si sono susseguiti nel 2020 non ci sarebbe da stupirsi. Soltanto che stavolta un acquirente avrebbe dovuto esserci e non uno qualunque: Roma Capitale.

In una memoria di novembre 2020 la giunta Raggi aveva annunciato l’acquisto della storica struttura di Prati insieme a quella di piazza Ragusa al Tuscolano, attualmente date in affidamento solo per attività temporanee. A conferma della volontà del Campidoglio a febbraio 2021 è arrivato l’emendamento al bilancio con cui si sono stanziati quasi 33 milioni di euro, persino troppi visto le valutazioni rispettivamente di 10,5 e 16,4 milioni.

Invece lo scorso 22 aprile non si è fatto avanti nessuno per i 17.000 metri quadrati di superfici, di cui 7.000 coperti. In conseguenza del vincolo apposto nel 2013 dalla Soprintendenza, con cui si è definito il complesso “di interesse storico-artistico” escludendo di fatto la possibilità di demolire e trasformare, le offerte di soggetti privati erano altamente improbabili. Invece cosa abbia fatto cambiare idea in due mesi alla Sindaca e alla sua squadra resta un mistero. Nessuna dichiarazione al proposito, nessuna spiegazione, un passo indietro e basta, con una dose abbondante di irresponsabilità. Se non ci fossero in ballo questioni strategiche sembrerebbe di assistere a una divertente commedia degli equivoci. Invece non c’è davvero niente da ridere.

In primo luogo perché è in gioco la sopravvivenza di Atac. Essa, affidata al concordato, dipende anche dalla “valorizzazione” del patrimonio inutilizzato. Nell’ipotesi di rientro si prevede di incassare 92 milioni dall’alienazione di 15 aree. Un piano alternativo degno di tal nome, finalizzato a renderle proficue mutandone funzioni e gestione perseguendo contemporaneamente l’interesse della collettività, non è stato mai elaborato. In alcuni frangenti si sono rispedite al mittente le proposte avanzate in tal senso da alcuni municipi.

E’ accaduto una decina di anni fa per l’ex deposito di via Severo, nel quartiere San Paolo, dove il Municipio Roma VIII e i movimenti avevano preparato una bozza di trasformazione a uso sociale e culturale con - tra le altre cose - un Museo dei trasporti cittadino, da concretizzare trasferendo lì e potenziando le dotazioni sottoutilizzate a Piramide. Una cosa simile si è ripetuta nel 2018 per la struttura di piazza Bainsizza, in cui il Municipio Roma I e una rete di associazioni - tra cui Italia Nostra – avevano avanzato l’ipotesi di realizzare un polo di servizi pubblici locali e spazi verdi. In nessuno dei casi richiamati si rinunciava a migliorare i conti dell’azienda di trasporti, puntando su operazioni destinate a produrre utili in maniera permanente attraverso gestione diretta, affitti e programmi di sviluppo. Solo per fare un esempio, non avrebbe portato più vantaggi economici avere un Museo sulla storia dei trasporti pubblici cittadini – come hanno molte altre capitali europee - che destinare il deposito di San Paolo, alternativamente, all’abbandono completo, a magazzino per cassonetti Ama e, solo più recentemente, a mercato per i soli week end? Invece si è preferito inseguire il miraggio di ricche alienazioni che si sono rivelate un fallimento sotto tutti i punti di vista, compreso quello finanziario. O ci si è affidati a qualche (raro) programma di trasformazione contrassegnato da evidenti appetiti speculativi, che hanno causato la netta opposizione delle comunità locali e sono svaniti presto.

In secondo luogo perché si allontana l’attuazione di progetti previsti nel PUMS – Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile –. Era stata la stessa giunta a specificare come l’acquisizione dei depositi fosse “funzionale alla realizzazione degli obiettivi previsti nel PUMS”. Esso, tra i pochi lavori importanti della giunta Raggi, è un buon documento programmatico approvato in risposta a numerose richieste pregresse della Commissione Europea. Si caratterizza per approccio di piano, ricerca dell’intermodalità, coinvolgimento e partecipazione della cittadinanza, attenzione alle diverse forme di mobilità. Prevede tra le altre cose un ampliamento consistente della rete metropolitana e tranviaria, indispensabile per la nostra Capitale. Per amor del vero va sottolineato che presenta pure evidenti limiti, tra i quali spicca l’assenza dell’ambizione climatica: si propone di ridurre a un misero 18% le emissioni di Co2 al 2030, a fronte di indicazioni europee che si attestano al 55%. Tuttavia, che rischi di rimanere in gran parte lettera morta è un problema serio, di cui ci si dovrà far carico senza atteggiamenti preconcetti nel dopo-Raggi.

Sindaca e maggioranza hanno dimostrato una volta di più di avere poche idee e confuse, con un tasso di disinteresse per Roma che va oltre ogni immaginazione. Persino quel pochissimo che hanno combinato di buono lo vanificano con errori e atteggiamenti indecenti, come per il PUMS. Non hanno alcun timore a mentire spudoratamente, nemmeno quando si tratta di relazioni istituzionali e, con le loro bugie, peggiorano le condizioni già estremamente difficoltose di un’azienda pubblica fondamentale come Atac. Continueranno fino all’ultimo momento a affondare la città e a spacciare le proprie malefatte per “novità senza precedenti”. Sono fatti così…

Lo schieramento democratico deve sconfiggere la Sindaca Raggi e il M5s nella società prima che alle urne. Sugli stessi terreni deve battere le destre, in parte antiromane per indole e in parte provenienti dal medesimo ceppo da cui è originata la disastrosa esperienza di Alemanno, qualunque sia il candidato a sindaco che indicheranno. Forza, il tempo è adesso, cambiare Roma è possibile e necessario.

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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