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Cronache
Strage migranti: "Eravamo zuppi di gasolio. Scafisti scappati su un tender"

Strage migranti, le urla alle madri: "Fateli smettere di piangere subito"

Continua ad aumentare il numero di vittime del naufragio di domenica scorsa sulla costa crotonese. Questa mattina e' stato ritrovato il corpo di un bambino che fa salire a 67 la conta complessiva dei morti fra i quali sono gia' 15 i minori. Le ricerche procedono senza sosta, di giorno e di notte, da domanica scorsa. 

Ieri sera è stato recuperato il cadavere di un altro bambino, di 5 anni. La Prefettura di Crotone ha spiegato che le salme al momento identificate sono 28, delle quali 25 afghani, 1 pachistano, 1 palestinese, 1 siriano. Le nazionalità dei migranti tratti in salvo sono: Afghanistan, Pakistan, Palestina, Siria, Iran, Somalia. Continuano le ricerche ma si susseguono anche i racconti drammatici di chi si è salvato ma ha visto l'orrore. "Fra i corpi c’era quello di un bambino, - raccontano i soccorritori al Corriere della Sera - abbiamo provato a fargli un massaggio cardiaco di emergenza ma era ormai privo di vita". I carabinieri di Cutro avevano gli occhi lucidi mentre scrivevano la relazione di servizio. Un servizio che non scorderanno mai più. Persone "al buio, bagnate, alcune ferite», un uomo «annaspante e in evidente sofferenza respiratoria» e poi quel bambino... il primo dei piccoli recuperati. Un’immagine che toglieva il fiato.

Racconta uno dei sopravvissuti: "Gli scafisti - prosegue il Corriere - disponevano di telefono satellitare e un apparecchio tipo Jammer (per disinibire il segnale dei cellulari, ndr). Ci facevano salire di sopra solo per esigenze fisiologiche o per prendere pochi minuti di aria prima di farci ritornare nella stiva. Altro verbale: "Ho sempre avuto paura... le donne e i bambini hanno sempre pianto e gridato aiuto perché temevano che la barca potesse affondare (...). Quando la barca «si è spezzata», molti hanno visto che alcuni dei membri dell’equipaggio "hanno buttato a mare un tender e ci sono saliti allontanandosi". La situazione nella stiva era drammatica: «C’era una perdita di gasolio e alcuni si erano inzuppati i vestiti». Ogni tanto uno degli scafisti scendeva a portare acqua ai bambini e, forse infastidito dalle urla che arrivavano in coperta, si raccomandava: «Non fateli piangere».

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