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Culture
André Kertész, scatti in mostra: ironia malinconica in bianco e nero
André Kertész, L'ombra della tour Eiffel, Paris, 1929

di Simonetta M. Rodinò

 

La ripresa dall’alto è caratteristica costante della visione di André Kertész: dagli esordi nella sua Ungheria rurale e tradizionale alle immagini dell’ultimo periodo, scattate dalla finestra del suo appartamento newyorkese in Washington Square.   

Il Centro Culturale di Milano dedica al fotografo nato a Budapest nel 1894, acquisito francese e poi statunitense la mostra André Kertész. Lo stupore della realtà: una selezione di 90 scatti che ripercorrono il suo iter.

Finita la guerra e impiegatosi alla borsa, Kertész nel 1925 decide di trasferirsi a Parigi, la Parigi attraversata da mille suggestioni. Frequenta la Montparnasse di Piet Mondrian, Fernand Léger, Ossip Zadkine e Alexander Calder, conosce Chagall, Bresson…

Ecco i suoi scatti in bianco e nero realizzati spostando la prospettiva di lato, giocando con le ombre.

C’è la solitudine di una piazza innevata, l’ombra della Tour Eiffel che si allunga alla base:

atmosfere oniriche, scatti poetici e profondamente rivelatori, in armonia con il suo carattere romantico e malinconico.

Poi la ricerca con la serie delle “distorsioni”: ritratti realizzati con uno specchio deformante noleggiato da un circo, o ancora delicatissimi still life che richiamano all’estetica della Nuova Oggettività, “dove l’oggetto decontestualizzato diventa pura forma in dialogo con lo spazio”, afferma il curatore Roberto Mutti.

Che spiega: “Kertész ha una coerenza di fondo. Si trovano nel suo percorso le stesse foto scattate in Ungheria che poi avrebbe realizzato a Parigi e a New York; continua nel suo stile, cambia, modifica e quando arriva Parigi diventa uno dei fotografi francesi della fotografia umanista, cogliendone gli aspetti surreali”.

Dal 1935 si trasferisce a New York, dove inizialmente non perde il senso del surrealismo - lo scatto della nuvola che si avvicina al grattacielo, o il tulipano malinconico - fino ad arrivare alle immagini dalla solitudine vista nello stesso modo in tempi diversi.

Chiude la rassegna una piccola sezione di imagini a colori.

Dall’ironia malinconica, il fotografo da singola immagine potente e non da reportage, con la notevole capacità di reinventare il reale, considerato da Brassaï - anch’egli ungherese di nascita - il proprio maestro, in America non fu capito subito.

In seguito alla personale realizzata dal Museum of  Modern Art di New York, nel 1964, lo scenario cambiò…

André Kertész. Lo stupore della realtà

Centro Culturale di Milano - Largo Corsia dei Servi 4 - Milano

16 gennaio - 10 marzo 2019

orari: da lunedì – venerdì 10-13; 14,00 -18,30; sabato e domenica 15,30 – 19,00

infoline: 02/86455162

www.centroculturaledimilano.it



 

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