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Culture
Buon compleanno Hermann Hesse!
di Patrizia Gioia
 
Centoquaranta anni fa, il 2 luglio 1877 nasceva a Calw, nello Schwarzwald ( Wurttemberg) Hermann Hesse. Il padre Johannes, ex missionario, cittadino tedesco nato in Estonia e la madre Maria Gundert, nata in India da padre tedesco e madre svizzera francese, donano senza dubbio al piccolo Hermann i semi di quel saper tenere insieme i molti saperi dell' essere umano, un dinamismo creatore che Hesse ben testimonia nell'ultima sua opera: “ Il giuoco delle perle di vetro”.
Oggi più che mai il percorso di autenticità dell'essere che siamo passa necessariamente dall'apertura radicale del cuore e del pensiero al mondo della differenza e della diversità, ed Hesse è un buon compagno di strada per questo cammino, cammino aspro e periglioso, ma sempre più necessario ed indispensabile.
“E' inutile discutere se l'anima sia qualcosa di umano, o se sia insita anche nell'animale o nelle piante! Certo l'anima pervade tutto, è dovunque possibile, trova dovunque potenzialità, presagi, aspirazioni. Ma come noi percepiamo non la pietra, bensì l'animale quale detentore ed espressione del movimento ( per quanto anche nella pietra vi sia moto, vita, costruzione, disintegrazione, vibrazione ) così è soprattutto nell'uomo che cerchiamo l'anima. La cerchiamo là dove nel modo più palese essa è presente, soffre, agisce. E l'uomo ci appare come la parte del creato, la speciale provincia il cui compito storico è di sviluppare l'anima, come un tempo il suo compito fu di divenire bipede di spogliarsi del vello animalesco, di inventare utensili e di produrre fuoco. L'intero genere umano, così, diviene una configurazione dell'anima” .
In un certo senso Hesse, così strattonato all'inizio del suo pellegrinare dalla angosciosa difficoltà di armonizzare le forze della nostra costitutiva polarità ( Sinclair e Demian, Hermine e Hermann..) diviene via via profeta e testimone di quell'”Anima mundi” che Hillman magistralmente illuminerà: «dare valore all’anima prima che alla mente, all’immagine prima che al sentimento». Il che, a sua volta, impone di «rinunciare ai giochi di soggetto-oggetto, destra-sinistra, interno-esterno, maschile-femminile, immanenza-trascendenza, mente- corpo», in modo che «l’emozione trattenuta da quelle sacre reliquie possa infrangere quei vasi e tornare a fluire nel mondo».
( l'anima del mondo e il pensiero del cuore – James Hilman – Adelphi )
“O Poeta o niente”, disse Hesse in giovanissima età, la magia della vita è in lui forza dirompente, a volte compagna straziante, ma sempre evocatrice e portatrice di possibile, necessaria, inevitabile trasformazione.
Un cercatore e un pellegrino Hesse, che cammina appassionatamente per sentieri inesplorati, aperto e disponibile ad accogliere la novità del quotidiano, la fecondità dell'ignoto, la magia della immaginazione, il cuore della materia e la materia del cuore, senza mai dimenticare l'eredità del passato, la voce dei Maestri, il canto del Mistero.
Il pellegrinaggio è sempre in atto e la processione dei pellegrini incamminati sempre più lunga;
è in questo dinamismo vivo che si fa esperienza del divino, nei molti nomi e volti che gli diamo; è in questo cercare ogni volta anche la relazione con la verità che l'uomo si fa più umano, perchè tocca la sua contingenza e le sue potenzialità, tocca lo straordinario e l'ordinario, l'immanenza e la trascendenza, tocca la Realtà intera, consapevole che la somma delle sue parti non è l'intero.
Come mai Hesse si ferma a Montagnola? Cosa trova nella Collina d'Oro? A quale richiamo presta orecchio? Ci sono forse luoghi più sacri di altri, dal momento che il divino lo si incontra in ogni luogo?
 
Credo che ogni cosa viva “nella relazione “ e dunque persona e luogo si cercano e si trovano a vicenda. Un uomo in ricerca sa ascoltare il silenzio e in genere questi luoghi carichi d'attrattiva sono luoghi remoti, solitari, deserti, dove la profondità umana trova affinità e può così cogliere e accogliere “qualcosa” che un silenzio più assoluto offre e di cui in altri luoghi sarebbe impossibile l'esperienza. In questa profondità di relazione anche i luoghi si caricano della presenza e della spiritualità di questi “ siddhartha” , di questi ricercatori, grandi Anime.
 
E così, se un giorno passando per uno di questi luoghi, qualcosa o qualcuno ci chiama, è perchè siamo pronti a quella voce: maestro e discepolo sono intrinsecamente connessi, seppur ben distinguibili.
Ecco perchè è così importante preservare il remoto e il silenzio: preservare un luogo, un corso d'acqua, una vetta, è preservare la nostra stessa sopravvivenza; megalopoli, tecnocrazia, turismo di massa sono bombe atomiche, distruggono la possibilità di vita, la possibilità di un incontro tra l'umano, il divino e il cosmo.
 
E' in questo procedere “all'unisono” che la solidarietà con la Terra è per Hesse - e per noi - esperienza spirituale; il dialogo quotidiano con le piante, la carezza muta all'animale, l'incanto della pietra : mano a mano che gli sparsi frammenti si relazionano tra loro si perdono dogmatismi e nazionalismi, “guadagnando - scrive Hesse in una lettera del marzo del 1960 - in fratellanza con gli spiriti di ogni tempo, nazione e lingua “.
Così che la Fede “che intendo io mira ad altro. Io credo nell'uomo, credo nelle leggi dell'umanità, che sono millenarie. Credo che nonostante la palese assurdità la vita abbia un senso. Io percepisco in me la voce di questo. Ciò che in quei momenti la vita richiede da me voglio cercare di realizzarlo, anche se va contro le mode e le leggi consuete”.
 
Hesse mistico, come ogni uomo può e ha da esserlo.
Anche se parlare di mistica oggi è come parlare di dinosauri, un tempo e un luogo questi dove fa difetto la parola non vana, omogeneizzati come siamo nell'imbecillità della globalizzazione, proviamo a fermarci, a fare silenzio e ad ascoltare le voci di chi, come Hesse, ci indicano la giusta via, dove l'albero della Conoscenza e quello dell'Amore si fecondano a vicenda.
Solo un pensiero critico, inseparabile da quello del cuore, può risvegliarci e liberarci dalla schiavitù in cui siamo caduti.
E' passione per la Vita il fuoco che ci vive e che ci fa vivere, è il toccare e sperimentare l'esistere che ci fa accogliere il mistero che siamo e che ci circonda. È oltrepassando le frontiere della propria tradizione che possiamo trovare l'Altro. Siamo ospiti e ospitati dalla nostra interiorità, quel luogo santo dove “morire prima di morire”, quel luogo dove fiorisce il fiore della pianta umana e divina, una relazione e un'avventura radicale e infinita.
 
Centoquaranta anni di Vita! Auguri caro Hesse.
Tu, come i veri “autori” cammini ancora col tuo passo robusto e leggero dentro le nostre vite, ci precedi e ci segui, ogni tanto ti fermi con noi per abbeverarci alla fonte, ti togli il largo cappello di paglia, ti asciughi il sudore, sorridi, ci offri un pezzo di pane nuovamente fragrante:
 
bizzarro il suo essere adulto:
il viso sembrava
vecchio, a volte quasi vizzo, ma anche
immaturo e stranamente ancora
infantile, i lineamenti minuti,
la pelle
pallida e tirata, ma tenera di giovinezza.
 
(Ore nell'orto - Hermann Hesse - Rizzoli)
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