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Culture
CONTRO VENERE, di Alessandra Merico

di Alessandra Peluso

 

“Contro Venere”, di Alessandra Merico canta un amore conflittuale, tragico, quell’amore che non simboleggia la bellezza, la perfezione di Venere dipinta dal Botticelli, ad esempio, e osannata da Foscolo.

Alessandra Merico sembra rappresentare un dramma, si pensi ad una tragedia greca, o alle guerre descritte da Omero nell’Iliade o nell’Odissea. Sì, c’è questa potenza nella raccolta poetica di Merico, che non è prepotenza, sebbene trabocca e opprime, leggendo i suoi versi.

“I versi, gli scritti, il grondare di parole della talentuosa Merico si ascrivono a mio avviso a una corrente non secondaria della poesia attuale” che Davide Rondoni nella prefazione definisce “vendichismo contemporaneo”. Una “poeteatressa” che Marco Mattolini, teatrante, nella postfazione concepisce come meravigliosi i versi di questa poetessa e attrice, per l’appunto, pur nella durezza e nella puntigliosità.

Contro Venere”, edita da “i Quaderni del Bardo Edizioni, di Stefano Donno”,  è lo specchio di ciò che è oggi spesso vissuto l’amore, conflittuale, con finale tragico, raccontato egregiamente da Alessandra Merico, la quale fissa la sua attenzione, accende i riflettori sulla vittima e non sul carnefice, su una donna che, se pur uccisa, attende come la stessa Merico scrive: “Tancredi nelle fiamme dell’inferno. Solo allora si compirà la vendetta”. Insomma, leggendo “Contro Venere”, si approda negli inferi danteschi, e indomita questa Venere guerrigliera attende vendetta, non assurge certo a raggiungere il Paradiso, sebbene la speranza affiora quasi impercettibile di un’anima che attende finalmente ristoro.

Raduna le poesie in capitoli, come se fossero le stazioni della passione di Cristo, la “Via Crucis”, “Ascesa e caduta del prode inerme”, “I giorni del niente”, “Il tergiversare fermo”, “Fuori dalla grazia divina”, “La misericordia non ha umano”.         

Non lascia fiato la poesia di Alessandra, non ammette pause se non per accentuare la capillare presenza in ogni pertugio di un amore sanguinario. “L’attesa è l’anticamera di un fine / qualsiasi esso sia / non ha autonomia se non quella / di spezzettarsi in attimi e spandersi / in una circonferenza precisa / il centro è nell’unico punto possibile” (p. 53). E ancora: “Fu complicata la gravidanza / al quarto mese le doglie costrinsero / terra nel letto / ma al freddo e all’inquieto / il feto non resistette, uscì prima” (p. 59). E dunque, non si può non sostenere che interpretare i versi di Alessandra Merico sia un’attività da poco, non è un passeggio, e soprattutto non è per spiriti pregiudizievoli. La poesia decantata in “Contro Venere” costituisce un sacrificio, un rito sacro quale è la vendetta esibita in tale silloge che comporta al contempo liberazione, come se dalla bruttezza potesse scaturire la bellezza, dall’odio, l’amore. Ecco allora appare evidente come il miracolo sia avvenuto, e sì, perché la poesia libera. La poesia è libertà, come lo è l’amore.

 

 

Associazione Thorah

Associazione Gnosis

Presentano

Contro Venere di Alessandra Merico

(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Mercoledì, 27 settembre 2017 ore 18,30

Giardini del Bar Astoria a Lecce (Piazza Italia – adiacente Porta San Biagio)

Introduce Grazia Piscopo – Presidente Associazione Thorah

Presenta l’autrice Alessandra Peluso (critico letterario, filosofa)

Letture a cura dell’attrice Gabriella Maria Margiotta

Tags:
contro venerealessandra merico
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