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Culture
Dario Fo, il fascismo e Oriana Fallaci... Il ricordo

Di Giuseppe Vatinno

Conobbi Dario Fo nel 2000 quando ero editore/redattore di uno dei primi periodici sul web, un settimanale con tanto di direttore responsabile, che si occupò anche, con un certo successo, della vicenda di cronaca del cosiddetto Mostro di Firenze a cui dedicammo una ventina di sostanziose puntate. L’occasione dell’incontro fu al teatro Quirino di Roma dove feci una recensione ad una delle sue opere più belle, "Lu Santo Jullare Francesco" e la recensione teatrale venne così bene da essere poi, a mia insaputa, immessa nell’archivio degli articoli da Franca Rame dove c’è tuttora per chi la volesse leggere (http://www.archivio.francarame.it/scheda.aspx?IDScheda=18959&IDOpera=156)

Successivamente lo andai a trovare per fare un’intervista e parlammo naturalmente de “Lu Santo Jullare Francesco” che stava portando in scena all’ora al teatro Quirino e di cui avevo appena scritto; mi parlò molto della figura di Francesco in rapporto al tema della povertà senza paura di cadere nella retorica e con personale convincimento. Poi gli chiesi di alcune opere che mi interessavano particolarmente e cioè “Morte accidentale di un anarchico” scritta nel 1970 e “Mistero Buffo”, del 1969.

La prima riguarda la nota vicenda dell’anarchico Giuseppe Pinelli nella vicenda della strage di Piazza Fontana (nella commedia Andrea Salsedo) e il commissario Luigi Calabresi (nell’opera ‘commissario Cavalcioni’) mentre la seconda riguarda una “giullarata” recitata nel linguaggio Gramellot che si basa su una lingua inventata ma tratta da un misto di dialetti padani. Gli domandai del Gramellot, cioè di questa sua lingua inventata ma comprensibilissima e mi spiegò la sua origine nel teatro della improvvisazione e la sua struttura asemantica e agrammaticale. Il ricordo che ne ho è quello di una persona sicuramente particolare ed arguta, di una profonda fede politica e che capiva subito le domande, approfondendole da solo ed aprendo continuamente nuovi temi.

Gli chiesi allora della sua militanza nella Repubblica Sociale di Salò e capii che il tema era per lui scottante, ammise di averne fatto parte e disse che era stato costretto ad arruolarsi per salvarsi, ma che i suoi ideali erano stati e sempre di sinistra rivendicando quindi una coerenza di fondo.

Successivamente, nel 2004, Oriana Fallaci, in un libro “La forza della ragione” lo definì “fascista rosso che prima era stato un fascista nero”.

Fo è stato uno dei Nobel italiani per la letteratura nel 1997, insieme a Giosuè Carducci (1906), Grazia Deledda (1926), Luigi Pirandello (1934), Salvatore Quasimodo (1959), Eugenio Montale (1975) ed ha rappresentato, al di là delle polemiche politiche, un modo diverso e per certi versi geniale di fare teatro.

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