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Culture
Ezra fa surf, il nuovo libro di Adriano Scianca
Casapound

Si chiama 'Ezra fa surf' (Zero91, 320 pp., 15,00 euro) l'oggetto della bagarre che impegna in questi giorni i critici letterari. Si tratta del nuovo libro firmato dal responsabile alla cultura di Casa Pound, Adriano Scianca. Il Giornale l'ha introdotto, Il Fatto lo ha massacrato. Di che cosa si tratta? Di un testo che indica come una delle vie possibili per uscire dalla crisi, seguire le indicazioni di un vecchio poeta, Ezra Pound, che, secondo l'autore, è sulla cresta dell’onda della contemporaneità. Dal libro (che ha una prefazione di Pietrangelo Buttafuoco) esce infatti il ritratto di un poeta filosofo ed economista che non solo ci spiega come svincolarci dagli imperativi della crisi ma che può anche considerarsi maestro di anticonformismo etico di personaggi come Bukowski, Ginsberg e Pasolini; un poeta libertario che piace ai divi del rock come Patti Smith e i Velvet Underground che lo leggono e lo citano; un polemista portatore di un messaggio di dialogo fra le culture tipicamente mediterraneo, contro ogni pregiudizio e “scontro di civiltà”; un pensatore non conforme, sempre politicamente scorretto, un eretico irriducibile a ogni “normalizzazione”. Un’analisi a tutto tondo sul pensiero del poeta di Hailey, che odia non solo i banchieri e l’usura, ma i tabù sessuofobici e le ossessioni bigotte, che ama l’Italia e anticipa le dinamiche della globalizzazione e dei nuovi media. “fa surf”. Ovvero è sulla cresta dell’onda della contemporaneità, alla quale sa offrire soluzioni e strumenti per vincere le sfide dell’oggi.

Adriano Scianca parla del libro in un'intervista ad Affaritaliani.it

Come Ezra Pound "salverà il mondo"?

Pound salverà il mondo politicamente, economicamente e spiritualmente. Per tutta la vita egli volle essere e fu soprattutto un educatore (i suoi amici, scherzando, dicevano di frequentare l'Ezuversity). Un educatore che veniva a portare ordine: dentro di noi e, quindi, secondo i dettami del confucianesimo, fuori di noi. Ecco, io credo che il nostro rapporto con il mondo che ci circonda sia sempre più scisso, frammentario, annichilente. Pound, al contrario, fornisce la ricetta per riportare ordine. Non nel senso borghese e reazionario dell'ordine pubblico, ovviamente, ma in quello spirituale e poi economico-politico. Directio voluntatis: dobbiamo darci una direzione, sia come uomini che come Stati.

Da che cosa è nata l'idea di questo libro?

"Ezra fa surf" è nato, molto semplicemente, studiando Pound per cercare di saperne di più su di lui e il suo pensiero. Volendo superare ogni immagine cristallizzata del poeta mi sono messo ad accumulare materiale su di lui, scoprendo di volta in volta particolari sempre più sorprendenti. Non solo le sue tesi economiche vanno al di là di ogni denuncia moralistica e stereotipata dei mali del capitalismo, ma dal suo stesso profilo biografico emerge un gigante in termini di generosità e integrità. Pian piano ho cominciato a essere insofferente rispetto alle narrazioni usuali che girano attorno a questo gigante del pensiero. E' come quando conosci un individuo fuori dal normale e non vedi l'ora di presentarlo ai tuoi amici. Sempre di più mi sembrava un peccato che nessuno o quasi l'avesse ancora raccontato per quello che realmente era, in tutti i suoi aspetti profetici, ma talora anche divertenti. Ho provato allora a farlo io.

Che cosa penserebbe il filosofo della crisi di oggi?

Leggendo il disastro legato ai mutui subprime penserebbe che "con usura nessuno ha solida casa" (canto 45). Osservando lo shadow banking system, la finanza-ombra che prolifera al di fuori di ogni controllo e che oggi negli Usa rappresenta il 53% del totale dell'intermediazione bancaria  reclamerebbe la "vendita in luogo aperto, non nel retrobottega, e fra l'alba e il tramonto" (c. 108). Di fronte all'accanirsi di Equitalia o chi per essa sui piccoli debitori per lasciare invece intatti i grandi patrimoni parassitari esclamerebbe: "Non sequestrate attrezzi agricoli per debiti né buoi da tiro dai contadini che con essi lavorano" (c. 44). Di fronte al declino della politica e al farsi largo dei sedicenti "tecnici" provenienti dal mondo bancario constaterebbe amaro: "Quando cessarono i re, ricominciarono i banchieri" (c. 97). Leggendo dello scandalo Mps denuncerebbe chi ha trascinato nel fango una banca in cui, all'origine, "la base era il frutto della natura e la volontà dell'intero popolo" (c. 43). Ai finlandesi che per dare nuovi prestiti alla Grecia chiedevano in garanzia l'Acropoli, il Partenone e le isole griderebbe: "Il tempio è sacro perché non è in vendita" (c. 97). E ai poveracci senza impiego o con contratti capestro direbbe: "Senza lavoro, sperare è follia" (c. 53).

In che senso "fa surf"?

L'espressione citata nel titolo è ovviamente un détournement dalla celebre battuta di "Apocalypse Now" ("Charlie don't surf!"), pronunciata da un personaggio assolutamente antipoundiano. Ma più in generale sta a indicare l'attualità di Pound. Per descrivere la contemporaneità si sono spesso utilizzate metafore marittime: dal "navigare" in internet alle variazioni sul tema del "liquido" proposte dal sociologo Bauman, fino a risalire alle tesi schmittiane sul mare contrapposto geofilosoficamente alla terra. In questo quadro, o galleggi, seguendo la corrente, o fai surf. Pound fa surf. E poi era un titolo che suonava bene, il che è sempre importante.

In che cosa Casa Pound riflette il pensiero di Ezra Pound?

Programmaticamente: il precariato, l'austerity, lo strapotere bancario sono oggi sostenuti in modo bipartisan, solo Cpi ha nel suo programma gli antidoti a questi mali, escogitati, per di più, dietro esplicita ispirazione poundiana (pensiamo solo al Mutuo sociale). Eticamente: perché cerchiamo di annodare il nostro destino individuale e comunitario attorno a un asse che non vacilla. Ma attenzione: CasaPound non ha mai accampato alcuna esclusiva nei confronti del pensiero poundiano né il mio libro si rivolge solo ai suoi militanti. Chiunque, di qualsiasi idea politica, può trovare giovamento nel leggere Pound e spero che il saggio capiti fra le mani di un pubblico più eterogeneo possibile: fascisti, comunisti, liberali, anarchici, democratici, conservatori e chi più ne ha più ne metta. L'importante è che i discendenti politici dei suoi carcerieri non pretendano di dare lezioni di poundismo ai figli spirituali dei suoi vicini di cella. Questo, in effetti, sarebbe un filino antipatico.

Casa Pound è sempre al centro di aspre polemiche, accusata di nazismo e razzismo? Ci spiega la filosofia intrinseca dell'associazione?

Effettivamente, a parte forse l'incidente della Costa Concordia e poco altro, credo che CasaPound sia stata accusata davvero di ogni nefandezza nella sua storia. E' sgradevole, ma è fin troppo scontato richiamare in questo senso l'invito poundiano a rischiare sempre qualcosa per le proprie idee. Quanto alla "filosofia intrinseca" di Cpi, direi che noi siamo qui solo per riprendere quel "bellum perenne" tra l'usuraio e il mondo del lavoro, dello spirito e della civiltà.

 

 

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adriano sciancaezra pound
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