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Culture
Feltre, le meraviglie del Museo Diocesano
Federico Bencovich, Fuga in Egitto, 1719

di Raffaello Carabini

 

Nel 1997 l’architetto Gloria Manera e i suoi collaboratori preparano il preventivo per il restauro totale del Palazzo del Vescovado di Feltre. L’imponente edificio era a rischio di crollo e la diocesi di Belluno (di cui la cittadina è il secondo municipio per importanza) necessitava di un museo dove depositare e mostrare le opere d’arte, anche importanti, sparse nelle parrocchie del territorio, ma non sufficientemente valorizzate né protette. Il cosiddetto “castello del vescovo”, le cui torri difensive iniziali risalgono al 1200 e che ebbe il suo fasto tra Cinque e Seicento, era abbandonato da decenni e aveva subito la degradazione di terremoti, incendi e soprattutto interventi dovuti all’utilizzo come prigione, alloggiamento militare e colonia per bambini sordomuti. Spesa prevista 7 milioni e mezzo.

Oggi, dopo vent’anni di lavori, il Museo Diocesano di Feltre propone al pubblico tutte le sue sale (dopo un’apertura parziale nel 2007), con un assortimento intelligente e prezioso di circa 250 opere. E, roba da non credere nell’Italietta spendacciona e inaffidabile cui siamo abituati, il consuntivo di spesa vede un risparmio di 6.000 euro. Vista la qualità del risultato, che permette di apprezzare le diverse stratificazioni di crescita e decadenza del palazzo, dalle cantine romane alle sale dagli affreschi mantegneschi, dallo scalone teatrale alle stanze episcopali con pannellature lignee dipinte, e persino le linee tracciate sul muro per posizionare grandi tele rubate nel tempo oppure le fessure nei muri di quando l’edificio era sul punto di collassare, non c’è che dire: tutto è stato fatto a regola d’arte.

Non solo, l’elegante e discorsivo allestimento del museo – come ogni altro intervento, realizzato con solo due materiali, l’acciaio corten e la locale pietra “scaglia rossa” – presenta al pubblico un patrimonio ricco e molto interessante. A cominciare dalle magnifiche opere lignee di Andrea Brustolon, sommo protagonista del barocco, tra cui la “Madonna Assunta”, uno dei suoi capolavori, e dalle pale d’altare del coevo Sebastiano Ricci, maestro celebrato in tutta Europa (la sua ultima opera gli fu commissionata dalla corte viennese per 6.000 fiorini, quando un funzionario della Repubblica Veneta ne percepiva 20 al mese), per continuare con il “Calice del diacono Orso”, un sacro graal d’argento del VI secolo, tra i più antichi conservati in Occidente, oppure la raffinatissima “Croce d’altare post-bizantina” in bosso, che raduna in 44 centimetri di altezza 52 nicchie divise da 200 colonnine e contenenti 485 figure, a rappresentare episodi biblici intagliati con una qualità somma.

Segnaliamo ancora, un po’ a volo d’uccello, le lastre incise con motivi fantastici del XII secolo, la ricca collezione di oreficeria liturgica e quella di icone russe, la “Madonna in Gloria” di Tintoretto e il “San Gerolamo” di Luca Giordano, il “Crocifisso” ligneo di Francesco Terilli e la sala dedicata al viterbese Domenico Corvi, eclettico cromatista del 700, la “Madonna in trono” di Matteo Cesa e la ritrovata tempera con “San Pietro e san Paolo” di Andrea da Belluno.

 

 

 

Info

Museo Diocesano Belluno-Feltre

Antico Vescovado – via Paradiso n.19, Feltre

orari: venerdì, sabato e domenica 9/13, 14/18 (9/13, 14.30/19 dalla prima settimana di giugno allultima di settembre)

biglietti € 6; ridotti € 5 (minori, disabili, gruppi, prima domenica del mese); € 3 (scuole); gratuito (accompagnatori disabili e scolaresche)

info tel. 346 2256975; museo.diocesano@diocesi.it

Tags:
feltre museo diocesanomuseo diocesano feltre
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