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Culture
Freud in versione 2.0: una serie tv e un videogame dedicati allo psicoanalista

È da qualche giorno disponibile la nuova serie tv “Freud” a firma Netflix. L’inconfondibile medico psicoanalista  austriaco, vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo, viene reinterpretato in una figura inedita. Se nell’immaginario comune siamo abituati a pensare al terapeuta come un anziano all’apice della sua carriera, nella classica ambientazione del suo studio, ora lo scopriremo in una chiave nuova, più contemporanea, con un Freud molto giovane e alle prese con una serie di cruenti misteri. Tutto questo in otto puntate che hanno come titolo una parola emblematica: “Isteria”, “Trauma”, “Sonnambulismo”, “Totem e tabù”, “Desiderio”, “Regressione”, “Catarsi” e “Rimozione”. Parole che risuonano in questo momento forse attuali più che mai, se pensiamo alla situazione innescata dal Covid-19. Il trailer incomincia poi con le parole: “Io sono una casa. È buio dentro di me”, forse, si fa riferimento a quando lo stesso Freud scrisse che sarebbe stato la terza mortificazione per l’uomo. Se la prima mortificazione al genere umano era avvenuta ad opera di Copernico, che aveva tolto alla Terra il primato del centro dell’Universo, e la seconda era avvenuta ad opera di Darwin, che aveva mostrato all’uomo le sue innegabili origini animali, la terza sarebbe stata inflitta all’uomo dallo stesso terapeuta. Freud affermava infatti che l’indagine psicologica avrebbe dimostrato che, non solo l’uomo “non è padrone in casa propria, ma deve fare assegnamento su scarse notizie riguardo a quello che avviene inconsciamente nella sua psiche”. 

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Il richiamo al guardarsi dentro però, riscoprendo una grande figura del passato come Freud, non viene però solo dall’industria cinematografica, ma anche dall’industria dei videogame. Di fatti è in fase di realizzazione un nuovo videogioco, totalmente incentrato sulla psicoanalisi: Freud’s Bones -The game. Il gioco è stato pensato dalla giovane Fortuna Imperatore (in arte AxellFox) laureata in “Scienze e tecniche psicologiche” all’ Università degli studi di Napoli Federico II. I giocatori potranno vestire i panni dello psicoanalista e si imbatteranno, ad esempio, nella risoluzione delle problematiche dei suoi pazienti, il tutto nell’iconico studio di Rou de Berggasse numero 19 a Vienna. L’esperienza virtuale non solo si propone di riscoprire “le ossa” di Freud, ma anche di intraprendere un viaggio nei meandri della nostra interiorità. Magari ci imbatteremo in qualcosa di nuovo, tenuto sottochiave dal nostro Io (la parte cosciente del soggetto), e ci troveremo d’accordo con la celebre frase di Freud: “da quando ho iniziato a studiare l’inconscio, mi sono trovato molto interessante”.

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Quindi, colui che è stato lo scopritore dell’inconscio e il padre della Psicoanalisi, sembra essere di nuovo in auge. Anzi, in verità in passato non fu poi così tanto apprezzato dai coevi, forse perché rivoluzionario e stravagante. Non vi è dubbio difatti che con le sue teorie Freud diede avvio a una vera rivoluzione, non solo perché superò il comune approccio medico per cui le patologie di natura psicologica erano da sottovalutare (in quanto non supportate da concrete lesioni fisiche), ma soprattutto perché del suo pensiero si sentì l’eco in tutti i campi della cultura occidentale. È poi essenziale sottolineare, che nonostante Freud fosse lo scopritore dell’inconscio e dei conflitti insoluti, causa di isterie e nevrosi, la sua personalità non era esente da paure e stranezze. Si dice, infatti, che il terapeuta fosse ossessionato dal numero 62 perché pensava che a quell’età sarebbe deceduto (in realtà morì a 83 anni), per questo motivo negli alberghi non alloggiava mai in una stanza che avesse quella cifra. E ancora, ad esempio, considerava necessaria la presenza della sua cagnolina Jofi durante le sedute di psicanalisi, perché rassicurante per i pazienti. La cagnolina era così abituata alle sedute che imparò a calcolare il tempo degli incontri, così quando Jofi si alzava in piedi, Freud sapeva che la seduta era finita. Nonostante le sue stravaganze, Freud rimane uno spirito paradigmatico, un evergreen. Difatti lo riscopriamo ancora oggi, non più solo attraverso i libri, ma anche tramite altri prodotti culturali.

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