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Culture
My generation, il viaggio di Igort nel mondo del punk

Estratto da MY GENERATION di Igort (per gentile concessione di Chiarelettere, Milano 2016)

Cenere

La mia generazione fu sommersa da un delirio di voli spaziali, giornaletti, cinema e rock’n’roll. Furono anni di conti alla rovescia, di rampe di lancio viste in pallidi filmati in bianco e nero alla tv. Di ascese celesti e fragori infernali che sarebbero diventati la colonna sonora della mia infanzia.

VrooooooM «Il Giornale dei Misteri» lo sfogliavo trepidante, sino a tardi, nella mia cameretta, galoppando tra le righe fitte che blateravano di extraterrestri e fenomeni paranormali, alla ricerca di una conferma delle mie speranze più recondite: non siamo soli nella galassia. l’indomani mattina avrei speso cinque delle mie preziose ore tra i banchi della «regina Elena», in cui i professori anziché porsi veri interrogativi (tipo quello della solitudine nella galassia) mi imponevano di studiare cose insulse come la geografia o la storia. Poi finalmente al pomeriggio, finito lo strazio, prima di immergermi nei noiosissimi compiti, trascorrevo ore e ore nei negozi dell’usato di via Cimarosa o via San lucifero, perso a rimirare quelle pile di serie a fumetti, accatastate alla bell’e meglio e coperte di polvere. Fu l’emozione fortissima che serrava la gola a caratterizzare quegli anni di pellegrinaggi quotidiani nel santuario della rotativa. Perché i negozietti dell’usato erano questo, un reliquiario in cui si celebrava la stampa, e cos’altro? l’interminabile sequenza di gentiluomini a cavallo, topi parlanti, eroi in calzamaglia, agenti segreti, eroine scollacciate, le cui storie erano stampate su carta scadente, mi chiamava. ogni pomeriggio, dopo la scuola, in quei magazzini della fantasia, un disastro di polvere e carta che mi appariva come un limbo, mi sentivo investito di una missione suprema: offrire una seconda vita a questo o quell’albo, che aveva ancora sogni da regalare. E attendeva me, solo me, e i miei occhi curiosi di lettore, per farlo, in quel modesto rito quotidiano che rendeva le giornate dell’infanzia certamente più lievi.

*** Per il resto la domenica si andava al cinema: i parrocchiali o quelli di seconda visione offrivano ampia scelta di tesori dell’orrore, come Dracula o Godzilla. Sembravano già abbastanza ridicoli i vari Maciste o Ercole, ma piacevano alla marmaglia di cui facevo parte; certo nulla di paragonabile ai sogni a occhi aperti che ci regalavano le locandine: i «prossimamente» de Il pianeta proibito e de La guerra dei mondi riesumati per l’estate. I marziani arrivavano con la bella stagione in quel di Cagliari, mi sono sempre domandato perché. Erano marziani in vacanza evidentemente. Più tardi il rock’n’roll mi avrebbe cambiato la vita, è chiaro. Ma prima, in quei giorni, quando ancora neppure sapevo cosa fosse, il rock’n’roll, ci si trovava, con mio fratello e vari amici, a casa di Paoletto Demuro, nel salotto buono di sua zia, a giocare a poker usando i Kriminal, Satanik, Diabolik, Killing, Sadik, Demoniak, Zakimort come fiches. Erano così i giornaletti di quei tempi, un’effervescenza di k che all’epoca mi pareva esoticissima e indispensabile. Per il resto, si perdeva con l’accanimento degli adulti. Se dovessi definire in tre parole quegli anni direi: strada, polvere, pugni. non era la gioventù bruciata di James Dean e neppure quella, più vicina, di Ragazzi di vita, ma in strada ci si passava tutto il tempo, e la polvere era quella dei campetti; l’ossigeno o Santa lucia, dove ci si prendeva a pugni per un nonnulla ogni santo giorno. Specie dopo che mio padre aveva inculcato in me il dovere di proteggere mio fratello Sandro, più piccolo di due anni, ma ben più alto e ben più piazzato fisicamente. Il quale era un attaccabrighe professionista. la meccanica solitamente era questa. Sandro prendeva di mira l’antipatico di turno, lo provocava e, quando questo era pronto per dargliele di santa ragione, io, chiamato dal dovere del primogenito, mi intromettevo. «Fattela con me che sono più grande» gli intimavo convinto. Così mio fratello, compiaciuto, assisteva alla gragnuola di colpi che si abbatteva sul mio naso, nel tentativo, spesso riuscito, di provocarmi un’epistassi. Più tardi, finita la stagione delle scazzottate, ma non quella del sangue dal naso, che avrebbe accompagnato la mia intera esistenza, arrivarono gli anni del liceo, le fiches sarebbero diventate soldi veri. E gli amici sarebbero diventati altri. Addio innocenza.

negli anni Settanta l’aria era cambiata, si era fatta più intensa, crescendo erano sorte le passioni travolgenti per quello che si amava o si odiava, i primi languori d’amore si erano affacciati nelle feste di compleanno, in un garage di via Scano, tra compagni di classe, a ballare i lenti e sentire forte il profumo alla violetta di una lei distantissima. Un fiorire di amori non corrisposti era appassito in solitudini lancinanti. Estate dopo estate l’infanzia si era affermata, per poi cedere, discretamente, il passo all’adolescenza. Avevo scambiato la cocciutaggine per carattere fino a quando qualcosa, un piccolo talento forse, aveva preso forma. E questo aveva portato i primi, insperati, risultati. Scrivevo, disegnavo.

Pur precoce, un uomo cresce più tardi di una donna. Scopre cose diverse in questa danza in differita, finché un giorno, i due, finiscono per incontrarsi. non suonarono i violini, nel mio caso, e non fu necessario ricorrere ai fazzoletti. Fu il rombo del punk rock e un viaggio iniziatico a londra a rendermi un ometto. Per il resto, quegli anni Settanta che portarono l’impegno politico ad annegare nella lotta armata, l’impeachment di nixon, l’omicidio di Pasolini, l’ascesa imperiosa di lou reed, furono anche gli anni della mia formazione. Anni pieni di senso e di passione. Anni di dolore. E di cenere.

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MY GENERATION è un viaggio nel tempo, in un’epoca incredibilmente produttiva, geniale, irresistibile, grottesca. Un romanzo di iniziazione torrenziale e irriverente, di battesimi alla vita officiati da sacerdoti di una nuova religione, il punk, che travolge anche l’Italia, di ragazzi senza un quattrino trascinati dalla forza dei propri sogni: sogni di gloria, arte, musica e fumetto. Sogni di liberazione.

Un racconto di formazione insieme iperrealista e surreale, magico, che attraversa gli anni di piombo, Pasolini, la fantascienza, l’astro nascente di David Bowie e di Lou Reed, la controcultura, Moebius, i viaggi in autostop, l’infanzia asfissiante ma indimenticabile in provincia, le fughe, le scoperte e le illuminazioni, le discese e le risalite esistenziali, Londra, la vita ai margini, Sid Vicius, Iggy Pop, Bologna, il Dams, ritrovo di orde di “studelinquenti”, Freak Antoni, Andrea Pazienza e Pier Vittorio Tondelli, il postmoderno, la new wave, e in mezzo la cronaca e la politica, la bomba alla stazione, i fiumi di eroina e i tanti amici rimasti travolti, l’omicidio di Francesca Alinovi, critica d’arte geniale e sofferente, la fine dell’innocenza... Sogni, miti, ambizioni e catastrofi di una stagione irripetibile, raccontati non per il gusto dell’amarcord ma per vedere come in uno specchio riflesso cosa siamo diventati. Come si è trasformata la nostra società, i valori in cui credere, la nostra vita.

C A G L I A R I - L O N D R A - B O L O G N A

T R E T A P P E D I U N ’ I N I Z I A Z I O N E A L L A V I T A

C O N L A M U S I C A G L A M E P O I P U N K ,

I F U M E T T I D I F A N T A S C I E N Z A

E L A L E T T E R A T U R A P U L P.

I N S E G U E N D O I P R O P R I S O G N I T R A I

F U M I D E I L A C R I M O G E N I , N E L L ’ E P O C A

P I ù T U R B O L E N T A D I S E M P R E

Igort è un disegnatore, scrittore e musicista italiano attivo da oltre trent’anni. Le sue opere sono pubblicate in 26 paesi. È autore di una ventina di volumi, cinque long playing, diverse opere teatrali. Nel corso della sua lunga carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra i quali il premio per la miglior graphic novel dell’anno alla Fiera internazionale del libro di Francoforte, nel 2003.

Ha partecipato alla Biennale di Venezia, come artista plastico e musicista, ha esposto a New York, Parigi, Tokyo. Ha collaborato con “Métal Hurlant”, “The Face”, “Vogue”, “Vanity Fair”, “The New Yorker”, “L’Écho des Savanes”, “Comic Morning” e “Brutus”.

Un’attività inarrestabile nel corso della quale ha fondato diverse case editrici, tra le quali Coconino Press, che tuttora dirige. Le sue opere sono pubblicate in Italia anche da Rizzoli, Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, e da “la Repubblica”, “Corriere della Sera”, oltre che da Coconino.

Viaggia molto e ha inaugurato una serie di reportage disegnati. I Quaderni Ucraini, Quaderni russi e Quaderni giapponesi. Ama la radio, e scrive anche per il cinema. Quando può appunta i testi per nuove canzoni e parla spesso con la sua gatta Mio Mao.

Vive tra Parigi e la Sardegna.

Recentemente gli è stato assegnato il prestigioso Premio Napoli, con il patrocinio della presidenza della Repubblica, per la diffusione della cultura italiana nel mondo. Mio Mao ha detto che per lei va bene, basta che questo si traduca in sardine fresche.

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