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eugenio scalfari

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell'agenzia Bottega Editoriale:

 

Come Agenzia letteraria, a noi di “Bottega editoriale” capita, quando mandiamo le nostre proposte editoriali alle case editrici, di ricevere le più variegate risposte.
Talvolta il parere è positivo e non dobbiamo far altro che paragonare i vari riscontri e indirizzare gli autori verso quelli che ci appaiono migliori.
Talaltra il riscontro è negativo; ciò avviene sostanzialmente o perché il testo non piace intrinsecamente oppure perché il dattiloscritto, pur essendo buono, non si confà con le strategie editoriali che la casa editrice ha in quel determinato momento.
In questo caso, invece, con il saggio di Francesco Bucci "Eugenio Scalfari. L'intellettuale dilettante" ci siamo trovati dinanzi ad una situazione del tutto nuova: diversi editori ci hanno riposto dicendo che il testo era valido, ma non volevano pubblicarlo. Perché?
Qualcuno ce l’ha detto direttamente (ma solo rigorosamente a voce…); qualcun altro ce l’ha fatto capire, guardandosi bene però dal dichiararlo. La sostanza, comunque, era uguale: “Perché mettersi contro il “Partito di Repubblica”? Eppure, il testo, lo ribadiamo, veniva nella gran parte dei casi giudicato valido…
Per amor di verità: in qualche altro caso ancora alcune proposte di pubblicazione sono giunte; ma si trattava di progetti improponibili che sembravano quasi fatti apposta per essere da noi rigettati.
Ma cosa dice questo saggio?
Riportiamo qui di seguito la scheda editoriale, così potrete verificare direttamente. Siamo ovviamente disponibili a inviarvi anche il testo stesso.
In allegato riportiamo anche un piccolo collage di alcuni articoli pubblicati in occasione di un precedente libro dello stesso autore, che sottoponeva a critica – sebbene per motivi assai diversi – gli scritti di Umberto Galimberti.

L’opera - Il saggio si presenta come un originale e tagliente ritratto critico di Eugenio Scalfari, che viene mostrato al lettore in una veste inedita e sorprendente. L’obiettivo dello scritto emerge sin dalle righe introduttive: se da una parte risulta riconosciuta la “grandezza” dello Scalfari giornalista – i cui pezzi sono stati e sono tuttora «esemplari per lucidità di analisi e chiarezza espositiva» – dall’altra non si esita ad affermare che gli scritti di altra natura a cui Scalfari si è dedicato negli ultimi anni – scritti che spaziano tra gli argomenti più disparati: dalla filosofia, alla letteratura, alla scienza, alla psicologia, ecc. – sono «privi di qualsiasi valore sotto il profilo propriamente culturale». Il saggio dunque ruota attorno a tale tesi, che viene ampiamente argomentata e adeguatamente dimostrata attraverso l’analisi delle opere di Scalfari; analisi peraltro supportata dal confronto delle affermazioni che emergono da tali opere con quelle sostenute negli articoli, apparsi nel tempo, sui giornali, anche al fine di evidenziare le contraddittorietà dello Scalfari intellettuale. L’opera, quindi, risulta ben costruita e strutturata: procede per argomenti, per “discipline”, e passa al vaglio le tematiche affrontate da Scalfari nei suoi scritti mettendole in discussione in una dinamica dialettica tesa a comprovare il dilettantismo alla base dell’opera non giornalistica del protagonista. Ne emerge un ritratto della figura di Scalfari originale, sostenuto e meditato, che si presenta come un pamphlet a tratti satirico, spesso pungente, sempre molto interessante per i contenuti che veicola.
L’autore -Francesco Bucci (Roma, 1949), ha pubblicato il libro Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale (Coniglio Editore, 2011) in cui metteva in evidenza le colpevoli, gravi carenze dei sistemi di controllo della qualità di componenti rilevanti dell’industria culturale italiana (grandi editori e organi di stampa nazionali): di esse il “caso Scalfari”, denunciato con il presente lavoro, costituisce un’eclatante conferma.
Poniamo questo quesito sull’ “intoccabilità” di Scalfari, proprio alla vigilia del “Salone Internazionale del Libro di Torino” nella speranza di un ripensamento da parte di qualche coraggioso editore italiano. In tal senso siamo certi che lo stesso Scalfari (che stimiamo, anche personalmente, e del cui giornale ci nutriamo quotidianamente e ininterrottamente da decenni) non apprezzerebbe questa autocensura non richiesta.
 

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