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Culture
Grecia, Mattarella come De Gasperi: "Discussione alla pari"

di Cosimo Scarcella

Nel referendum greco di ieri, domenica 5 luglio, non soltanto è stato messo in gioco il futuro della Grecia, ma è stato messo in discussione anche l'intero progetto politico e storico dell'Europa: nonostante  il protagonismo di qualche leader e il tatticismo  di alcuni governi nazionali stanno sotto lo sguardo di tutti le grosse difficoltà, che impediscono il processo d'integrazione culturale e politica dei vari popoli, che hanno aderito all'Unione. In apparenza, infatti, il problema centrale sembrerebbe il salvataggio dell'economia greca; in realtà si tratta di qualcosa di più profondo e di più radicale, cioè dello smarrimento di alcuni fondamentali principi ispiratori dell'Unione e dell'incrementarsi d'un sempre maggiore spirito di reciproca sfiducia tra le nazioni, causata da una malintesa salvaguardia del proprio popolo. Lo dimostrano con evidenza i comportamenti che si sono registrati in occasione dei due grandi problemi reali da affrontare, per cercarne possibili soluzioni condivise e rispettose dei valori anche della solidarietà: la crisi della Grecia e la situazione dell'immigrazione.
 
In circostanze come questa è necessario lasciare da parte inutili tattiche diplomatiche ed essere chiari e netti. Come ha fatto il nostro Capo dello  Stato, Sergio Mattarella, che con apprezzabile tempestività e chiarezza inequivocabile ha subito avvertito: "I cittadini greci hanno preso (…) una decisione che proietta, oltre ad Atene, la stessa Unione europea verso scenari inediti, che richiederanno a tutti, sin d'ora, senso di responsabilità, lungimiranza e visione strategica" , e ha sottolineato, poi, con fermezza quasi puntigliosa che tutti debbono tenere ben presente "Quella stessa visione che ha condotto diciannove Paesi all'adozione di una moneta comune (…), sapendo che ogni modifica delle sue regole passa attraverso una discussione collegiale tra pari". Niente, quindi, incontri né privati né tra pochi, ma alla luce del sole e alla presenza di tutti in una "discussione collegiale alla pari".

Si ha la sensazione di rileggere le aspirazioni del genovese Giuseppe Mazzini, che già nel 1800 vagheggiava e predicava un'Europa unita dai principi di fratellanza e consolidata come pacifica associazione internazionale di popoli diversi e liberi dalle antiche secolari sovranità imperiali. Di l'Europa Unita fatto fu fondata, poi, alla metà del secolo scorso come progetto politico e non certo come società per azioni. Le parole di Mattarella sembrano l'eco di quelle che risuonarono il 21 aprile 1954, quando Alcide De Gasperi, Schuman e Adenauer parteciparono alla Conferenza parlamentare europea per uno scambio di opinioni dichiaratamente diverse, ma "tutti ugualmente preoccupati del bene comune delle nostre patrie europee, della nostra Patria Europa". In quell'occasione il nostro De Gasperi annotava: "E' la volontà politica unitaria che deve prevalere (…). I popoli che si uniscono, spogliandosi delle scorie egoistiche della loro crescita, debbono elevarsi anche a un più fecondo senso di giustizia verso i deboli e i perseguitati. Lo sforzo di mediazione e di equità, che è compito necessario dell'Autorità europea, le darà un nimbo di dignità arbitrale, che s'irradierà al di là delle sue giuridiche attribuzioni e ravviverà le speranze di tutti i popoli liberi". Un'Europa, quindi, umana, viva e aperta al mondo intero.


 

 

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