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Culture
Nolan scopre la 5° dimensione. Ma il viaggio Interstellar ha troppe coordinate

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

La fine del mondo è arrivata. La "piaga" è alle nostre porte e non si cura di bussare, ci entra in casa senza pietà e ci fa soffocare. L'unica speranza è la fuga, raggiungibile però solo se si ama davvero la propria casa. E' questo il paradosso dell'ultimo film di Christopher Nolan, il magniloquente Interstellar. Un film che esplora i confini dello spazio e dell'universo fino addirittura a volerne scoprire le regole alla sua base ma che mai come nei precedenti film di Nolan è ancorato ai valori tradizionalmente umani di casa, famiglia e amore. Un film che è un viaggio interstellare nell'ignoto. Un ignoto che, però, ha tante, troppe coordinate.

 

 

Gli ingredienti sono perfetti. Tutto è al suo posto. Fotografia straordinaria aiutata dall'utilizzo della pellicola, il protagonista è Matthew McConaughey, l'attore (premio Oscar) del momento. Alla regia c'è Christopher Nolan, che incarna il regista perfetto del XXI secolo. Innovativo per stile e linguaggio e baluardo del vero cinema anche grazie alle sue scelte espressive. Da Memento a Il cavaliere oscuro passando per The Prestige e Inception, i film di Nolan rasentano quasi sempre la perfezione. Prodotti tecnicamente ed emotivamente perfetti che sembrano meccanismi a orologeria.

E la partenza è di quelle che lasciano il segno. Cooper è un ex pilota convertitosi in agricoltore nella provincia americana. Vive con i due figli e il suocero in un mondo sull'orlo dell'apocalisse, dove le tempeste di sabbia non lasciano tregua e scampo e la Terra una volta madre accogliente è divenuta ormai una landa inospitale. La figlia Murph "sente" che c'è qualcosa di più nell'universo e cerca di entrare in comunicazione con quello che lei chiama il suo "fantasma". Cadono i libri dalla biblioteca di Murph, cade la sabbia sul pavimento dando delle coordinate. Da qui partirà il viaggio che condurrà Cooper a diventare pilota di una spedizione interstellare organizzata dalla Nasa, ormai clandestina, che ha l'obiettivo di rintracciare un nuovo pianeta abitabile ai confini di un'altra galassia. Un viaggio che può durare anche una vita intera e dove per Cooper ogni minuto può equivalere un anno per i figli che lui vuole assolutamente riabbracciare.

E' qui che interviene la cesura del film che si divide nettamente in due. Da una parte la spedizione spaziale, arricchita dalla presenza di Anne Hathaway e dall'altra la Terra, con la cresciuta Murph (Jessica Chastain) che insieme al professor Brandt (Michael Caine) cerca la soluzione per salvare gli ultimi sopravvissuti. E' proprio in questo momento che qualcosa si inceppa nel meccanismo solitamente perfetto di Nolan. Lo spaesamento e quel misto di attrazione e paura dell'ignoto si perdono tutti di un colpo in un viaggio che recupera troppe coordinate, troppe spiegazioni, troppi punti di riferimento. Il tempo, filo rosso che unisce tutto il film, scandisce troppo chiaramente un viaggio che da incomprensibile diventa facilmente tracciabile.

La scelta di seguire lungamente le vicende terrene toglie molta forza al viaggio interstellare. E' vero che l'ambizione del film di Nolan è immensa, tanto da arrivare quasi a spiegare le fondamenta dell'universo, ma nel modo di raccontare sembra quasi che il regista abbia voluto spiegare un po' troppo, abbassando il livello di inconoscibilità dei suoi precedenti film, non rendendosi conto però che erano uno degli ingredienti principali e più affascinanti della sua opera. I personaggi sono piuttosto schematici, guidati chi da amore e famiglia, chi da ambizione e codardia. Molti passaggi narrativi sono piuttosto azzardati e semplificati. Niente di male, per carità, in un film che resta comunque godibilissimo ma che è molto più convenzionale delle sue opere del passato. Così, se in Memento Nolan riusciva a farci perdere e smarrire completamente dentro la testa di un uomo, in Interstellar ci fa orientare senza problemi anche se ci troviamo dall'altra parte dell'universo.

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