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Culture
Intesa Sanpaolo, ad Artissima il convegno sul restauro dell’Arte Contemporanea
Aldo Mondino (Torino 1938-2005)- Viola in libertà, 1966-1972- olio su tela con interventi a matita grigia, 100 x 90 cm-Collezione Intesa Sanpaolo

Si è tenuto oggi in occasione di Artissima il convegnoLinee di Energia. Produzione, conservazione e trasmissione dell’arte italiana del ‘900”

Corde, ritagli di giornale, pezzetti di cartone, buste di plastica, spine di acacia, cioccolata, lattine, poliestere, legno: l’arte contemporanea utilizza il materiale più disparato e inusuale, veri e prorpri frammenti riemersi dal nostro vivere quotidiano.

Si capisce che il tema della conservazione, come quello della presentazione, delle opere contemporanee sia piuttosto complesso e articolato, richiedendo al conservatore un vero e proprio atto partecipativo all’opera dell’artista. Se n’è parlato oggi durante il Convegno Linee di Energia. Produzione, conservazione e trasmissione dell’arte italiana del ‘900” tenutosi nella cornice di Artissima.  

Promotore del convegno è Intesa Sanpaolo, in collaborazione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (CCR) e il Gruppo Italiano dell’International Institute of Conservation (IGIIC).

L'iniziativa rientra infatti a pieno titolo nel vasto impegno della Banca per la salvaguardia del patrimonio artistico. Come sottolineato da Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo: “Per una grande impresa privata come Intesa Sanpaolo non si tratta solo di una sorta di assunzione di responsabilità nei confronti della società, ma di una vera e propria volontà di essere un attore che partecipa alla salvaguardia dell’arte e della cultura, ovvero delle nostre radici.  Durante quest’anno difficile sono accadute alcune cose positive: all’inizio dell’anno abbiamo aperto un quarto Museo (GDI) a Torino dedicato alla Fotografia e all’Arte Contemporanea.  In questo contesto linee di energia è stata una felice intuizione, con la quale rinnoviamo l’impegno nel continuare a contribuire alle grandi capacità del nostro paese in tema di restauro.  La cosa che voglio infine evidenziare è che questa intuizione di tanti anni fa che vede il mondo pubblico e privato lavorare a progetti comuni è diventata oggi una necessità. Credo che il dovere di ogni impresa privata italiana sia quello di contribuire attivamente, nelle modalità che ritiene, alla tutela e alla valorizzazione di valori irrinunciabili come l’arte e la cultura”.

In particolare il Gruppo è impegnato nella salvaguardia e digitalizzazione del patrimonio di 7 milioni di foto dell'Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo - di cui una parte è oggi esposta nella mostra Folle ad Artissima -, nella conservazione delle collezioni di proprietà e nel progetto ‘Restituzioni’, il programma di restauri di opere d’arte promosso e curato da Intesa Sanpaolo fin dal 1989 in collaborazione con gli enti ministeriali preposti alla tutela, con oltre 1500 opere restaurate appartenenti a musei, siti archeologici e chiese in tutta Italia”.

 “L’appuntamento annuale mostra in modo chiaro il solido rapporto tra la Banca, la Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (CCR) e il Gruppo Italiano dell’International Institute of Conservation (IGIIC)” ha sottolineato Stefano Trucco,  Presidente Fondazione Centro per la Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, che ha continuato:  “Il  nostro centro ha guardato fin dalla sua fondazione all’ambito dell’arte contemporanea e ha creato un lavoro ad hoc.  Viola in libertà è stata restaurata e esposta al Grattacielo di Torino, è stato l’emblema del primo convegno e continua ad accompagnarci in questo percorso”.

Giorgio Bonsanti, già ordinario di Restauro alle Università di Torino e Firenze, Presidente della Commissione Interministeriale MIBAC-MIUR sull’insegnamento del Restauro, ha poi spiegato: “Questo incontro tra tutte le esperienze e professionalità ha mostrato come non sia possibile fare dei passi avanti se non tutti insieme. Il restauro implica sempre alcune complessità: cosa restaurare, perché restaurare e come restaurare. Generalmente le difficoltà si riscontrano soprattutto sul come, ma nel contemporaneo le domande sono invece maggiormente concentrate sul cosa e sul perché, proprio perché le metodologie e le teorie non nascono a tavolino. È una questione invece di approfondimento delle esperienze, in un campo estremamente complesso. Rispetto all’arte del passato è connotato da uno spiccato individualismo, particolarmente legata al suo contesto storico.”

Un contesto storico che non si inserisce in un rapporto di lunga durata, quanto piuttosto del momento irripetibile, dell’azione, del gesto che si fa opera. Come sottolineato da Francesco Tedeschi:viviamo in uno stato di conservazione compulsiva, che ci rende un po' l’impressione di vivere in un eterno presente. Dall’altra parte abbiamo nell’arte l’abbandono nella caducità, nell’immersione di un istante che non può essere ripetuto: pensiamo alle performance”.

Accanto a questo aspetto c’è il grande tema della fruzione artistica: il pubblico è presenza attiva, semioticamente necessaria al darsi dell’esperienza artistica. Come suggeriva Umberto Eco (Eco U. (2006), Opera aperta, Bompiani, Milano. Eco U. (1984), La definizione dell’arte, Garzanti, Milano) il contemporaneo vive di indeterminatezze e di aperture, facendo proprio del rinnovamento delle forme della fruizione un tema cardine, che non finisce mai di cristallizzarsi.

Arte contemporanea, cosa e perché restaurare?

Un esempio emblematico è quello offerto da Cesare Pietroiusti, artista e Presidente Azienda Speciale Palaexpo. Un foglio replicato più volte con su inscritto un messaggio provocatorio: “Questo disegno allo stato attuale è incompiuto e non può essere considerato opera d’arte a tutti gli effetti. Per completare l’opera il possessore si impegna a bruciare l’intero foglio…”

cesare pietroiusti
 

 

Il fruitore deve scegliere la distruzione per compiere l’opera: un processo quasi decostruzionista, che trova nell’immersione feroce dell’arte nella realtà, ma anche nell’esserci, il proprio senso strutturale. Come sottolinea Pietroiusti: “L’artista non cerca la posizione giusta rispetto a quella sbagliata, non quella luminosa rispetto a quella oscura, ma i flussi che si muovono e si generano fra i poli di un campo. Il polo positivo da solo non produce nessuna energia elettrica senza il polo negativo. L’artista si posiziona in quel luogo dove il flusso può essere avvertito. Da un punto di vista psicoanalitico l’opera porta con sé sempre un lato oscuro. Però c’è un altro lato oscuro che è quello più traumatico: quello del reale, la componente fisica dell’opera. È un lato oscuro che racconta la verità dell’opera, una verità che conosce solo il restauratore”.

È quindi il restauratore a conoscere l’oscura cosalità, a riconoscerla e altresì a interrogarsi sulla sua realtà. Si tratta quindi anche di scegliere una prospettiva concreta di apparizione dell’opera e della sua consumazione.

In questo contesto anche l’irreparabile può essere un punto di vista, come dimostra per esempio la scelta di esporre un’opera di Pascali completamente corrosa: 

tela di penelope
 

 “Non è più la cosa che Pascali avrà fatto, ma non è qualcosa che non ha più valore. Processi chimici e naturali, che non hanno a che fare con la conservazione, hanno trasformato la Tela di Penelope in un’altra cosa. Quest’altra cosa ha di interessante che chiama l’osservatore ad avvicinarsi, a toccare”, ha spiegato Pietroiusti.

Il lato oscuro della materia è quindi qui messo a nudo: la materia è effimera, caduca, cangiante. Una riflessione di questo tipo si colloca sulla consapevolezza, tutta contemporanea, che non tutta l’arte va conservata. Il rischio sarebbe una perdita di senso, che si traduce in una perdita ( reale o meno) dell’opera.

Come un poeta contemporaneo scriveva: “ Lampada accesa ogni oggetto s’illustra / Per una divina desuetudine / E prepotenza, nessun tempo è mai passato/ ogni tempo – unicamente – verrà” ( A. Zanzotto, Stanza immaginata o intravista,  Idioma, 1986)

 

 

 

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