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Culture
Luca Dal Molin: "La mia Biennale di cinema e arte nella città del Palladio"

Di Oriana Maerini

Di questi tempi non è facile esportare cultura. Luca Dal Molin produttore e curatore di eventi, ci è riuscito creando una “Biennale del Cortometraggio” che farà incontrare l’arte con il cinema nella città del Palladio dal 3 al 13 Aprile in una manifestazione che si presenta già dai suoi intenti “internazionale”. L'intuizione di portare a Vicenza nuova linfa culturale  con opere di animazione per l'infanzia, corti sperimentali e fiction ha anche l’intento di dare una opportunità di visibilità per i giovani ha incontrato il favore di Rai Cinema, comune di Vicenza,  Regione Veneto, Film Commission di Vicenza e Ministero dei Beni Culturali. Ne è nato un festival particolare “diffuso” in tutte importanti strutture della città. Con un programma variegato ed articolato in varie sezioni la Biennale partirà alla grande Il 3 Aprile alle 21.00 al Cinema Odeon con proiezione de “Il Monellone”, un cortometraggio di Guido Anelli in cui attraverso il linguaggio del cinema muto, vengono raccontate le vicende del monello di Charlie Chaplin, che diventato adulto cerca di inserirsi nella società di fine millennio. Affari Italiani ha incontrato Dal Molin, veneto di origine e romagnolo di adozione, personaggio passionale e carismatico con la barba rossa e uno sguardo illuminato che fa venire in mente Orson Welles per saperne di più del suo festival.

Come ha avuto l’intuizione di portare la Biennale  nella città del Palladio?

Semplicemente  ho presentato un progetto che è stato accolto con interesse da una giunta lungimirante  che ne ha apprezzato il programma ben articolato. E’ stata vincente l’idea innovativa di collegare  l’esperienza della video arte con il cortometraggio.

biennale
 

Quali sono i punti di forza del programma di questa prima Biennale vicentina?

Sono diversi a partire dalla sezione “Cortometraggi” che è molto attenta e curata. E’ divisa in varie sezioni: animazione, fiction, sperimentale. Molto importane è la sezione per l’infanzia che in Italia, a parte il Festival di Giffoni, è inesistente. Notevole è anche è la sezione che presenta  8 autori scelti dal critico Valerio Caprara dove saranno presentati 8 cortometraggi “borderline”. A latere ma non meno importanti sono, inoltre, le mostre della video arte che prevedono la partecipazione di importanti artisti del panorama nazionale ed internazionale.

Perché sono importanti i festival del cortometraggio?

Sono importanti se danno visibilità e  continuità con varie iniziative, al short film ed ai film makers. I festival dovrebbero essere allacciati anche al mercato opportunità fondamentale per consentire ai Buyers stranieri di acquistare i cortometraggi e darne visibilità. Se i festival non hanno queste caratteristiche possono essere definiti “rassegne”.  

Secondo lei in Italia c’è troppa inflazione di festival cinematografici?

Si, sicuramente ci sono troppi festival di cortometraggi poco interessanti e molte rassegne. Questo per mancanza di creatività e concretezza da parte degli organizzatori.   

In che modo la RAI finanzia il progetto?

Il sostegno di RAI Cinema è per noi importantissimo, ha creduto nel progetto.  Dedicheremo una sezione di cortometraggi da prodotti da questa struttura.

Vicenza è una città di cultura, come pensa che accoglierà la manifestazione?

Credo in maniera positiva, certamente al di là degli appuntamenti con gli ospiti,  sarà incuriosita e attenta a quello che accadrà intorno alla manifestazione.  Il programma è vario e molto articolato, in grado di attrarre a 360 gradi le esigenze di diversi target anche se il cortometraggio rappresenta il fulcro della Biennale.

E’ stato facile conquistare il consenso delle istituzioni locali?  

Si perché il progetto è piaciuto molto per la sua articolazione e la sua organizzazione. Abbiamo avuto la massima disponibilità e ci hanno accettato le nostre richieste.

Si ritiene un “talent scout” per gli autori di short?

No, assolutamente. Sono una persona a cui piace mettersi in gioco per creare situazioni nuove e stimolanti. Per questo viaggio molto per capire cosa succede al di fuori del nostro Paese in ambito di produzione cinematografica rivolta al cortometraggio.

Da produttore può dire quali sono i problemi per un autore che vuole realizzare un corto?

Ho prodotto corto dei cortometraggi e posso affermare che in Italia i problemi sono molteplici  a partire dalla produzione fino alla distribuzione. All’estero si investe molto in questo settore, qui da noi no. Questo è già un grande ostacolo poi c’è il fatto che, mentre all’estero le televisioni danno spazio alla messa in onda di short film qui da noi lo si fa molto meno. Ad esempio l’animazione nel resto dell’Europa esiste e le produzioni investo, qui da noi è quasi nulla la produzione di corti di animazione. Bisognerebbe sensibilizzare di più, dare più spazi, investire, cambiare mentalità. Ricordo che il corto è grande strumento di cultura!

Come riuscirà a coinvolgere il pubblico con la sua Biennale?

Ci sarà un luogo dedicato, un info point, nel cuore della città ovvero la Loggia del Capitano dove tutti i giorni saranno organizzati eventi. Ci sarà una diretta di Radio Vicenza con ospiti, attori, filmakers e in questo ambito il pubblico potrà interagire.

Altri luoghi di incontro e scambio culturale saranno i Forum (spagnolo e italiano), gli incontri con gli artisti della video arte, un book shop con i gadget della Biennale fra cui un importante catalogo/libro da collezionare con pagine uniche ed esclusive.

Inoltre tutta la città sarà coinvolta perché i corti saranno proiettati in sedi diverse.  

Un successo annunciato. Sta già pensando alla prossima edizione?

Si, ci sto già lavorando ho delle ottime idee e molti film selezionati in arrivo.

Dove risiede il confine fra cortometraggio e video arte?

La risposta è nel concetto di narrazione; nel momento in cui la sequenzialità di eventi sensati comincia ad amplificarsi verso un’opera aperta possiamo dire che si tratta di video arte. Ciò non toglie che alcuni lavori di video arte abbiano un alfabeto narrativo che spinge l’opera verso un cinema molto di avanguardia e viceversa esempio l’ultimo film di David Linch “Inland Empire”. La narrazione può essere così un gioco di immagine e di suoni da sfilacciare la narrazione in sequenzialità concettuale.

In Italia la fruizione dei cortometraggi nelle sale non è buona. Come migliorarla?

Si,  l’Italia oggi è molto indietro rispetto agli altri paesi. Devono cambiare molte cose:  investimenti, mentalità, festival, comunicazione e la politica. Bisogna iniziare da qui per migliorare.

 

 

 

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