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Maimeri, quasi un secolo di colori nati dall'intuizione di un grande artista

Maimeri, quasi un secolo di colori nati dall'intuizione di un grande artista negli anni Venti

Una storia di amore per il colore. Quello che usano i pittori per esprimere la loro arte al meglio. È la storia di Maimeri, un marchio noto in tutto il mondo per la qualità dei suoi prodotti. Gianni Maimeri, nipote dell'omonimo fondatore, grande artista, racconta a Affari Italiani la storia del marchio, e soprattutto la sua recente, difficile scelta di non cedere l'azienda e di fare invece una partnership con il gruppo Fila, che ha dato ottimi frutti: “L'azienda nasce nel 1923, fondata da mio nonno, il grande artista Gianni Maimeri, che proveniva da una famiglia legata al mondo della grande industria delle invenzioni: i suoi avi avevano creato l’Elvetica, quella che poi sarebbe diventata Breda. La spinta che ha dato le fondamenta alla azienda giunge dalla sua insoddisfazione come artista, perché gli standard imposti dall'industrializzazione avevano compromesso la genuinità dei colori. Mio nonno era un artista esigente, decise così insieme al fratello Carlo, chimico alla direzione della Carlo Erba, di lanciare una sfida: riuscire a produrre colori che avessero la genuinità della formula originale, senza alcuna sostanza additiva, con la qualità che i macchinari industriali potessero garantire. L'azienda crebbe, l'idea si dimostrò vincente, passò di mano a mio padre Leone Maimeri, arrivammo a essere considerati un'azienda di riferimento nel mondo dei colori di qualità per artisti”.

 

Maimeri, quasi un secolo di colori nati dall'intuizione di un grande artista negli anni Venti. Il ruolo della Fondazione Maimeri e la partnership con Fila

Alla fine del Ventesimo secolo è il turno del nipote del fondatore, Gianni, che prende le redini dell'azienda: “Negli anni Novanta capisco che il grande valore che ha questa azienda è il rapporto tra l'Arte e l'Industria, cioè tra cultura e impresa, legame che era incarnato nella figura di mio nonno dall'origine ed è stata poi fortemente sostenuto da mio padre. Comprendo che, con la crescita e i cambiamenti legati all'internazionalizzazione, questo valore si sarebbe perduto. Per questo decido di dare origine a una fondazione che avesse lo scopo di mantenere vivo questo legame, con iniziative legate alla figura e all'arte di mio nonno e con progetti destinati alla promozione di arte e cultura.

Dopo il primo decennio del nuovo millennio mi rendo conto che la dimensione era diventata un elemento critico e che, per proseguire il cammino, fosse necessario intervenire sull'assetto. Incomincio ad analizzare diverse ipotesi, non erano molte, tra queste c’era la cessione della società a un gruppo. Sebbene avessi ricevuto offerte molto importanti decido di percorrere un'altra strada, che mi avrebbe permesso di tenere attivo il legame tra arte e industria, di conservare il nome della mia famiglia e di proseguire la produzione e il lavoro in Italia. Questi elementi hanno trovato la condivisione di Massimo Candela nell'ambito di un progetto strategico di crescita del Gruppo Fila, attraverso la diversificazione nel settore delle Belle Arti. Ci incontriamo, ne parliamo, siamo in assoluta sintonia. Nel 2014 è nata questa partnership che mi vede ancora protagonista della storia di Maimeri, all'interno di una realtà molto più grande quale è il gruppo Fila, che oggi è il più importante player internazionale nel settore del colore e dei prodotti per la creatività in tutti i segmenti di età”.

 
Maimeri, quasi un secolo di colori nati dall'intuizione di un grande artista negli anni Venti. La crescita dell'azienda e delle attività della Fondazione Maimeri

Gianni non si è mai pentito della sua scelta, al contrario: “Recentemente mi sono trovato davanti alla relazione sulla proposta di cessione della nostra impresa, e guardandola non mi ha mai sfiorato il dubbio di aver fatto una scelta errata. Oggi il marchio Maimeri rappresenta all'interno del gruppo Fila il segmento di prodotti di qualità più elevata, destinati ai professionisti.

Le prospettive di crescita sono importanti. All’interno degli accordi che ho stabilito con Massimo Candela è stato rafforzato il rapporto con la Fondazione Maimeri, che in questi ultimi anni ha ampliato la sua attività a iniziative legate al sociale, con la costante declinazione sull'arte. In particolare siamo concentrati su progetti che portino la bellezza e l'energia dell'arte e della cultura in luoghi apparentemente distanti, quali ospedali e carceri. Stiamo sviluppando un grande progetto con il carcere di San Vittore che vede coinvolta anche la Triennale di Milano.

Nell'ambito delle attività con gli artisti contemporanei la Fondazione realizza presso il Mac di Milano un programma di mostre-evento che hanno un forte seguito. Cerchiamo di abbattere le barriere dell'arte contemporanea, coinvolgendo nei nostri progetti musicisti, attori, performer. Questi eventi, nel tempo si sono trasformati in happening seguiti da migliaia di persone. Il mio prossimo obiettivo è quello di trovare dei partner tra i privati che vogliano affiancarsi a noi per fare crescere questi progetti, perché penso che uno dei migliori modi che ha una impresa per promuovere il proprio marchio è quello di investire in progetti utili e stimolanti per la società”.

 

Maimeri, quasi un secolo di colori nati dall'intuizione di un grande artista negli anni Venti. Il libro di Gianni Maimeri per il Saggiatore, Il colore perfetto

Fra poche settimane sarà presentato il libro sul colore di Gianni Maimeri: “Qualche anno fa mi chiede un incontro il direttore editoriale de il Saggiatore, prestigiosa casa editrice, per discutere riguardo un libro sul colore. Ci incontriamo e mi dice del loro desiderio di ampliare il catalogo dei titoli legati al colore nella collana della cultura. Nell’elenco figurano tutti i grandi classici sul colore. Mi rendo disponibile pensando che si riferiscano ad alcuni scritti ancora inediti di mio nonno, nei quali approcciava il colore in termini estetico-filosofici. Era un malinteso, si riferivano a qualcosa di contemporaneo scritto e ideato da me. Dopo una prima fase in cui io scartai perentoriamente l'ipotesi perché non mi sentivo adeguato a un progetto così ambizioso, riflettendoci mi sono reso conto che avrei avuto molto da raccontare. Infatti il colore è un linguaggio, ed essendo io stato immerso nell'arte del colore fin da prima di nascere, questo linguaggio io lo ho imparato, così come si impara un idioma se dalla nascita si vive nel luogo in cui è parlato. Nel tempo, ho proseguito nello studio di questo linguaggio, non in termini accademici. Quindi la mia idea di libro, che sarà pubblicato il 18 aprile dopo oltre due anni di lavoro, è quella di condividere un viaggio nel colore attraverso gli incontri con personaggi di talento che in diversi ambiti si misurano col colore, dai grandi architetti e designer come Stefano Boeri e Mario Bellini a cuochi come Gualtiero Marchesi, da personaggi della cultura e filosofi come Gillo Dorfles e il professor Fabrizio Desideri a scienziati come Camillo Ricordi o Lamberto Maffei, da fotografi come Steve Mc Curry e Oliviero Toscani a musicisti come Micheal Nymann e Ornella Vanoni. Questo libro, che avrebbe dovuto nascere come una sorta di resoconto e di stimolo a riflettere sul colore, mi ha spinto a considerare alcuni fattori che ci potrebbero portare a ritenere che esista il colore perfetto.

Con il progetto di questo libro e lo studio che ne è seguito si è come ritornati alle origini, perché certamente quello che ho compreso attraverso questo processo culturale troverà riscontro nelle scelte che stiamo facendo e che seguiranno, all'interno della nostra industria”.

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