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Culture
MAPPA DEI PREMI CULT(URALI)

Di Editor Insider
(l’autrice lavora da anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato)

In Italia si scrive più di quanto si legga? E giustamente tutti questi scrittori, non gratificati dalle vendite, cercano conforto nell’orgoglio di essere insigniti di un premio… qualsiasi.
Per cercare di dare a tutti questa soddisfazione il generosissimo italiano fa spuntare premi come funghi in lungo e in largo nella nostra bella penisola.
Non c’è amministrazione comunale, provinciale, regionale, sagra di paese, biblioteca del quartiere che non abbia istituito il suo bel premio letterario.
I più fortunati sono sostenuti dai vari enti locali, ma dopo lo scandalo che ha travolto Giuliano Soria, ex patron dello storico premio Grinzane Cavour, condannato recentemente a 14 anni e sei mesi accusato di uso illecito di finanziamenti pubblici nella gestione del premio e soprattutto per i tagli a cui sono costrette le amministrazioni, l’unica soluzione è rivolgersi a sponsor privati o, in extrema ratio, ma ormai quasi consuetudine, a delle “quote d’iscrizione” a carico dei partecipanti.
Tralasciando la miriade di premi “a pagamento”, vale la pena soffermarsi sui pochi concorsi la cui vincita, numeri alla mano, smuove effettivamente i dati di vendita in libreria e traghetta lo scrittore nell’olimpo di “quelli che contano”. Tutto questo, ovviamente, a prescindere che l’opera meriti o meno.
 

In cima alla lista c’è il prestigioso carrozzone del Premio Strega che ogni anno immancabilmente è accompagnato dalle solite polemiche, come se non fosse già abbastanza chiaro al mondo che più che la consacrazione dell’opera migliore, è il momento in cui i colossi editoriali mettono in campo tutte le loro forze in un vero e proprio gioco di poteri in cui la spunta il più “forte”.
Tant’è vero che quest’anno è stato apertamente proposto che i piccoli e medi editori scelgano un candidato unico dell’editoria indipendente e letteraria, e che convergano tutti su quello. È l’unica possibilità che un medio o addirittura piccolo editore possa sperare di vincere.
Anche il premio Campiello, secondo per ricadute di vendita, quest’anno ha lasciato spazio a dubbi sulla permeabilità dei giurati da influenze esterne. L’onnipresente Vittorio Sgarbi ha accusato i giurati Daverio e Nigro di aver promesso al critico di far rientrare il libro del padre novantenne nella cinquina, ma ciò non è avvenuto e la cosa ha fatto andare su tutte le furie Sgarbi che non soffermandosi minimamente sul fatto di aver esercitato pressioni su una giuria, ha accusato invece i giurati di non aver mantenuto la promessa.

Fuori da questi meccanismi, per la logica stessa che ne sta alla base, è l’ambito premio Bancarella, il “premio dei librai”, che rinunciando a giurie e giurati,  affida a chi i libri li vende la scelta dei titoli che, tra settembre e febbraio di ogni anno, si sono distinti per un gran volume di vendite. Tra di essi, il Comitato del Premio Bancarella sceglie sei titoli, che diventano i finalisti del Premio e si aggiudicano il Premio Selezione Bancarella.  Non a caso questo premio è tenuto d’occhio come l’indice della “borsa dei libri”.
Spicca senz’altro, come concorso per scrittori esordienti, il Premio Italo Calvino, che negli ultimi anni ha sfornato veri  talenti come Marcello Fois, Riccardo Gazzaniga, Paolo di Paolo, Mariapia Veladiano, Pierpaolo Vettori.
Ma non si può fare a meno di notare la tendenza dilagante degli scrittori esordienti di affidarsi a concorsi letterari on line, o meglio “tornei” come si definisce il seguitissimo “Io scrittore”, organizzato dal gruppo editoriale Mauri Spagnol in collaborazione con Vanity Fair. Le modalità sono molto social, infatti gli aspiranti scrittori sono giudicati dalla community web, 10 di loro vedono la loro opera pubblicata in e-book e uno in edizione cartacea.

Uno scouting decisamente più democratico e meritocratico rispetto ai premi tradizionali.
Stessa ratio per Big Jump, il premio promosso da Rizzoli, Amazon e 20lines. Anche qui ci sono due fasi di selezione, la prima da parte dei lettori del web e un’altra da parte di Rizzoli.
Sembrerebbe proprio che sull’onda del successo del self-publishing gli esordienti non vogliano più affidarsi ad attempate giurie, che dimostrano di non essere al passo coi cambiamenti del settore, ma si fidano del loro mondo, dei lettori on line, che pare siano gli stessi che poi vanno anche a comprarsi i libri (o ebook che siano).
È giunta forse l’era del self-awarding?

 

 

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