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Culture
"Vendo svastiche e vivo felice". Max Papeschi, artista 2.0, ad Affari
NaziSexyMouse di Max Papeschi

Tutto nasce da una creatura ibrida, testa di Topolino e corpo nudo di pin-up, sullo sfondo di una svastica. Il poster viene esposto alla Abnormals Gallery di Poznan nel 2010, scatenando attenzione e polemiche internazionali. Da allora è un susseguirsi di immagini rassicuranti trasfigurate dall’orrore e dal crimine. Dal Topolino Nazista al Ronald McDonald Macellaio, dal matrimonio “riparatore” con Minnie alla vendita della propria madre all'asta. Ogni volta icone cult o realtà quotidiane si trasformano in incubo collettivo.

Il loro creatore è Max Papeschi, milanese classe 1970, che oggi espone le sue opere nelle gallerie di tutto il mondo. E’ arrivato alla digital art dopo l’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico. Un artista nato sul web, apprezzato dal pubblico prima che dalla critica. Un esempio di arte 2.0: "L'equivalente artistico della fashion blogger Chiara Ferragni. Sono il primo figlio del web nel mondo dell'arte", si definisce lui stesso. Nel 2014 è uscita in Italia la sua autobiografia: “Vendere Svastiche e Vivere Felici” (ed. Sperling & Kupfer).

Affaritaliani.it lo ha incontrato in occasione della sua ultima creazione: "Welcome to North Korea", in mostra a Milano alla Silbernagl Undergallery in Alzaia Naviglio Grande, 4 fino al 22 maggio 2016. Realizzato con la partecipazione della ONG per i diritti umani Amnesty International Italia, è un progetto composito di arte pubblica che attraverso l’utilizzo di diversi media riunisce installazioni mobili, performance, video, scultura, fotografia e pittura. Per presentarlo c’è stato un flash mob, mentre fondamentale è la presenza del web, con un sito (www.welcometonorthkorea.org), dove tra l’altro gli amanti dei videogiochi potranno sfidare il Leader Nordcoreano a Kim Pong, e le pagine social dedicate (Facebook, Instagram e Twitter), dove si possono trovare video e anticipazioni.

All’interno della mostra ci sono giochi da tavolo reinterpretati in una versione dittatoriale (Indovina chi? diventa Indovina Kim?, dove il personaggio da indovinare è solo uno), le versioni nordcoreane di South Park e dei Teletubbies, videogiochi classici degli anni ‘80 realmente fruibili dai visitatori e presentati in un'edizione speciale, dove per il giocatore non c’è alcuna possibilità di successo: Kim vince sempre. Non solo. Nella galleria c’è anche uno store dove è possibile acquistare gadget del finto brand Made in North Korea, tra cui magliette e pupazzetti. Parte del ricavato della vendita dei prodotti, realizzati da Kahuna Project, verrà devoluto ad Amnesty International Italia.
 

max papeschi1“Welcome to North Korea” di Max PapeschiGuarda la gallery

“Lo shop è un’opera in sé, non si tratta di semplice merchandising, che mi sono sempre rifiutato di fare. 'Welcome to North Korea’ è un’opera d’arte in evoluzione, dove l’insieme conta più delle singole parti”, spiega Max Papeschi ad Affaritaliani.it. Dopo Milano, il progetto affronterà un vero e proprio tour artistico, che toccherà diverse città italiane e straniere (Como, Sestri Levante, Desenzano del Garda, Torino, Favara e Palermo in Italia, Parigi e San Francisco all’estero). Ogni tappa proporrà inserzioni inedite e spettacolari, per coinvolgere il pubblico in una esperienza immersiva unica.

"La mia carriera è una delle meno studiate e meno volute - racconta Papeschi -. Stavo cercando, senza troppo successo, di lavorare nel cinema e nella televisione quando ho deciso di aprire un profilo su Myspace nel 2008, mettendo online la locandina di uno spettacolo teatrale, che avevo realizzato con Photoshop. Una gallerista milanese la vide e mi propose di fare un’esposizione”.

I primi passi nel mondo dell’arte non sono stati facili: “Mi sono scontrato con la diffidenza della Milano-bene-che-ama-l’arte, come la descrivo nel mio libro. Non sono stato ben accolto perché arrivavo dallo spettacolo e mi ritrovavo protagonista di un successo molto veloce. Mi hanno aiutato il pubblico, soprattutto, e la stampa”.

Nell’era 2.0 l’arte si sta democratizzando. Un processo che però procede lentamente, per motivi economici e strutturali. Anche in questo settore la crisi si è fatta sentire: "L’arte vive di collezionisti, spesso imprenditori e professionisti, che comprano le opere di Cattelan e colleghi, per fare un esempio. Ma questa fascia di acquirenti si è drasticamente impoverita”.

Non solo: il sistema è vecchio e non funziona più. “Un arrocco fatto per difendersi - lo definisce Papeschi -. Le gallerie sono ancora legate al modello che dava loro il potere di decretare il successo di un artista. Oggi invece pubblico e collezionisti sono più facili da intercettare, ci si muove autonomamente. Come per lo spettacolo e la moda, è YouTube che ti dà visibilità, poi aziende e televisioni ti vengono a cercare”.

Dal flusso del cambiamento emerge chi ha davvero talento ed è capace di rimanere sulla cresta dell’onda a lungo nel tempo: “Io ho avuto molta fortuna all’inizio. In poco più di un anno mi sono ritrovato alla ribalta. Ora sto costruendo un percorso, tenendo conto del fatto che la digital art è un mondo ancora poco praticato. Non c’è un pregresso, non c’è un'esperienza di altri a cui ispirarsi. Bisogna cercare una visione e sperimentare. Così ho fatto con 'Welcome to North Korea', un’operazione ibrida con cui sono quasi tornato alle origini, tra arte e spettacolo. La definirei un’opera d'arte contemporanea 2.0: senza il web non sarebbe mai esistita”.

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