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Culture

Ebraismo, temi universali e vita quotidiana, una tradizione che rappresenta un insegnamento vivo. Voci e problemi perenni che si offrono all'uomo contemporaneo con un pensiero che si rinnova e che desidera aprirsi alla città di Milano per una chiamata collettiva in nome dello scambio e della condivisione. È questo lo spirito che animerà la prima edizione di Jewish and the City, il Festival internazionale di cultura ebraica in programma a Milano dal 28 settembre al 1° ottobre, in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica prevista il 29 settembre in tutta Europa.

Il progetto, promosso dalla Comunità ebraica di Milano in collaborazione con il Comune di Milano, con il patrocinio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della RAI e con la partecipazione delle istituzioni del territorio e di alcune aziende private, vuole offrire uno sguardo di insieme sulla tradizione ebraica che non ha mai smesso di accompagnare le culture di ogni tempo nella storia secolare dell'Italia e dell'Europa in un rapporto di reciproco scambio, confronto e arricchimento.

Il Festival si realizza grazie al contributo e alla partecipazione attiva e viva di Eni (Main Partner), Intesa Sanpaolo (Starting Partner), Banca Popolare di Vicenza (Special Partner), Rigoni di Asiago (Food Quality Partner) e al contributo speciale di Fondazione Cariplo e di un gruppo di amici del Festival tra cui Pirelli, che hanno aderito al progetto in un fertile scambio anche di know how organizzativo, relazioni e contenuti, consapevoli della portata di un evento destinato a durare nel tempo e dedicato al dialogo interculturale.

“Negli ultimi tempi, nei mass media e nel discorso pubblico italiano, è fortemente cresciuto l'interesse per l'ebraismo - spiega Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica di Milano - con una forte domanda di cultura ebraica anche da parte della cittadinanza con risposte entusiasmanti in termini di partecipazione alle Giornate Europee della Cultura Ebraica, alle visite in sinagoga e a importanti eventi culturali cittadini come Bookcity Milano”.

“Il festival - secondo Rav Roberto Della Rocca, direttore scientifico di Jewish and the City – sarà il luogo dove manifestare l’impegno costante al dialogo e al confronto dell'ebraismo, volto a una maggiore conoscenza dell’altro soprattutto in un momento di grandi mutamenti e sconvolgimenti in cui intolleranza e incomunicabilità sembrano troppo spesso vincere”.

L’idea di lanciare alla città una chiamata per vivere insieme un momento di riflessione condivisa ha trovato l’immediata adesione del Comune di Milano che ha condiviso la trasversalità del progetto e il suo spirito di apertura e divulgazione, tra Filosofia, Storia, Scienza, Musica, Diritto, Teatro, Letteratura, Cinema, Arte, Psicanalisi, Architettura, Arte culinaria, nella città in cammino verso Expo 2015.

“Per Milano – ha detto il Sindaco Giuliano Pisapia – questo Festival è un’importante occasione di incontro e di confronto. Jewish and the City si concentra sullo Shabbat come momento di riflessione personale intima, di riconquista del tempo, degli spazi anche all’interno della propria famiglia e della propria comunità. Per la nostra città è fondamentale che ci sia un profondo dialogo tra diverse religioni e culture, perché la reciproca conoscenza è il percorso migliore per una convivenza basata sul rispetto dell’altro”. 

“La cultura di un popolo è una ricchezza che è importante condividere, per arricchirsi e arricchire la comunità in cui si vive dell’apporto di storia, pensiero e tradizioni diverse, frutto di strade percorse, di battaglie perse e vinte, di incontri e prospettive nuove – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Per questo sosteniamo convinti questo Festival, che si apre alla città con modalità nuove, con un approccio multidisciplinare e una diffusione ampia sul territorio, in grande sintonia con le modalità di partecipazione e di organizzazione degli eventi che questa Amministrazione sta portando avanti”.

Il cuore di Jewish and the City sarà il quartiere Guastalla tra la Sinagoga centrale, la Biblioteca Sormani, Rotonda di Via Besana, l’Università degli Studi, la Società Umanitaria e il Teatro Franco Parenti con momenti di confronto anche al Memoriale, in Open Care e alla Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera, media partner del Festival insieme alla Rai.

Per quattro giorni non stop il quartiere sarà animato da oltre 40 eventi tra incontri, spettacoli, reading, concerti, momenti conviviali, laboratori, lezioni di danze, cucina, musica e lingua, con oltre 90 voci dall’Italia e dal mondo, e il coinvolgimento attivo di numerose associazioni ed enti ebraici che contribuiranno tutti insieme a trasmettere a Milano il valore e le specificità di una tradizione viva.

Questo Festival è dedicato allo Shabbat. Secondo un midràsh lo Shabbat è il momento in cui Dio dice all’universo che continua a espandersi di fermarsi. Forse questo è uno dei significati fondamentali del sabato ebraico. Fermarsi a riflettere, riconnettersi con se stessi, con la propria famiglia, con il prossimo e con Dio”, spiega Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Milano. 

L’obbligo per gli ebrei dell’osservanza dello Shabbat è definita in un versetto dell’Esodo (35, 2): “Per sei giorni compirai ogni opera creativa e il settimo sarà per voi sacro…”.

Oggi la società dei consumi ci spinge a dilatare il tempo libero mentre, al tempo stesso, la società del lavoro ci spinge a ottimizzare ogni singolo minuto della nostra vita, a scapito di famiglia, amici e dimensione più interiore. Oggi, grazie a tecnologie e social media, il “fuori” cioè il luogo di interazione con la società (lavoro, scuola, amicizie) riesce ad essere sempre presente nella nostra vita quotidiana spingendoci ad esporre verso l'esterno il “dentro”, cioè il luogo degli affetti più intimi.

Una lezione quella dello Shabbat che, se se ne sa cogliere l’attualità, può aiutare a ridare sia al tempo sia allo spazio quella dimensione umana necessaria a rendere la tecnologia reale strumento di crescita e sviluppo.

Il tema del sabato e del diritto al riposo verrà analizzato a partire dalle varie discipline e saperi attraverso incontri e seminari, lezioni per le scuole e le università, laboratori per famiglie e bambini, lectio magistrali e dialoghi, lezioni divulgative sulla cultura ebraica, letture, testimonianze, momenti di esperienza, performance, spettacoli, concerti per le strade del quartiere, show cooking di cucina ebraica, lezioni di danza ebraica.

Per chi non conosce affatto la cultura ebraica o per chi vuole spolverare conoscenze ed esperienze, questa sarà un’occasione unica e un appuntamento da mettere in agenda e condividere con amici e parenti.

 

Ecco alcune anticipazioni:

 

Marek Halter, uno dei più grandi scrittori ebrei viventi, autore, tra gli altri, del best-seller Abraham, sarà protagonista dell’apertura istituzionale del Festival la mattina di domenica 29 settembre.

Il 29 settembre in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica che quest’anno è dedicata al tema Natura ed ecologia nell’ebraismo, tra incontri, lectio magistralis, laboratori per bambini, spettacoli itineranti e performance artistiche, in alcuni eventi si racconterà il senso del riposo sabbatico della terra e del rapporto tra uomo e natura, tra natura e cultura.

Le serate saranno dedicate ai momenti più spettacolari, come l’inedito Tisch, con una narrazione collettiva tutta milanese al Teatro Franco Parenti. A partire dal “Tisch”, rituale della tradizione ashkenazita che si celebra il venerdì sera dopo la cena dello Shabbat, si metterà in scena uno scambio collettivo di storie sul riposo e sull'esperienza del disconnettersi dalla tecnologia e dalla frenesia della vita contemporanea. Ad aprire l’avventura narrativa sarà Filippo Timi, voce fuori dal coro che darà il via ai racconti di altri importanti narratori milanesi e italiani, di alcuni rappresentanti della Comunità ebraica e di cittadini che nel frattempo sono stati chiamati a mandare storie di riposo e disconnessione. Sarà un vero e proprio scambio di storie, a partire dall’idea che il racconto è alla base delle relazioni umane.

Un incontro molto attuale sarà quello sul tema del diritto del riposo al lavoro: tra un sindacalista, un manager, uno psicanalista e un rabbino: una giornata come lo Shabbat, regolamentata da norme che facilitano l’unione comunitaria, offre spunti importanti per il dibattito sul valore di una giornata di riposo collettiva e condivisa nel lavoro, nel privato e in famiglia.

Enzo Bianchi, Erri De Luca e Rav Benedetto Carucci Viterbi racconteranno l'esperienza del silenzio perchè lo Shabbat è occasione per ascoltare il silenzio, ovvero fare vuoto dentro di sé e aprirsi a una nuova parola, tra tradizione orale e tradizione scritta.

Percorsi di esperienza: il cibo nella tradizione ebraica

Una grande tavolata lungo i portici della Rotonda di Via Besana ospiterà i piatti tipici dello Shabbat che numerose famiglie ebree milanesi hanno suggerito inviando le loro ricette accompagnate da brevi racconti della tradizione familiare e del paese di provenienza. Racconti e ricette diventeranno un libro di ricette dello Shabbat molto speciale.

L’evento sarà aperto ai milanesi invitati a partecipare numerosi perché è nel cibo che le storie si incontrano, le tradizioni vivono, i ricordi si animano e il dialogo tra culture diverse prende vita.

I piatti tipici dello Shabbat sono protagonisti degli eventi conviviali del Festival. Uno stimolo a indagare la storia e il valore che si nascondono dietro ai piatti delle cucine tradizionali, per riscoprire il valore della preparazione del pasto in famiglia, del cibo salutare e del confronto interculturale a partire dalle pratiche di vita quotidiana. Insieme al tema della cucina, per Expo 2015 rivestirà un ruolo centrale il tema del riposo della terra, poiché la qualità e la genuinità del cibo passano attraverso un’agricoltura sana e rispettosa del ciclo naturale, frutto dell’esperienza millenaria delle diverse tradizioni nel mondo.

La musica che unisce e scalda il cuore

La musica sarà un elemento molto presente nel Festival. Danze ebraiche e arrangiamenti di musica klezmer, classica e jazz accompagneranno gli eventi del Festival, sino a un grande concerto finale.

Partecipazione

I milanesi e i narratori sono chiamati a domandarsi: siamo in grado di vivere un’intera giornata senza accendere il nostro computer o scaricare la mail? Come resistere alla tentazione di rispondere a un telefono che continua a squillare accanto a noi? Cosa ci accade quando ci disconnettiamo? Cosa guadagniamo da questa perdita? Sono tutti invitati a scrivere le loro esperienze e storie attraverso il sito internet (www.jewishandthecity.it) e su twitter #disconnectandenjoy.

Il Festival è un “numero zero” di un'iniziativa che si propone di diventare nel tempo un appuntamento annuale e radicato nella vita della città, a testimonianza della vivacità del dialogo tra la cittadinanza e la comunità ebraica. Il programma completo sarà disponibile a partire dal 1 settembre sul sito www.jewishandthecity.it Tutti gli incontri e gli eventi saranno gratuiti a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per saperne di più www.jewishandthecity.it

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