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Culture

di Simonetta M. Rodinò

"Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune…". Con queste parole Giuseppe Pellizza da Volpedo descriveva nel 1892 il progetto per un quadro di tema sociale destinato a incarnare l'ideale "non di un'arte per l'arte ma quello di un'arte per l'umanità". Progetto che si sarebbe configurato ne "Il Quarto Stato", passando attraverso le precedenti tele "Ambasciatori della fame" e "La Fiumana".



La mostra "Giuseppe Pellizza da Volpedo e il Quarto Stato. Dieci anni di ricerca appassionata", da domani al Museo del Novecento di Milano, racconta il processo creativo, dal 1891 al 1901, che portò l'artista a misurarsi con le problematiche sociali e politiche, scioperi e proteste popolari, dell'Italia unita. L'interessante rassegna, curata da Aurora Scotti Tosini, presenta nello spazio mostre del Museo - che ospita dal 2010 la grande tela dalla perfezione tecnica divisionista - 30 tra bozzetti e dipinti; nell'atrio è esposta la radiografia a grandezza naturale de "Il Quarto Stato", che testimonia la continuità tra le varie fasi lavorative. S'intravede infatti ancora l'impianto di "La Fiumana". I primi bozzetti sul tema dello sciopero, realizzati nel 1892 per "Ambasciatori della fame", sono già ambientati nella piazza Malaspina di Volpedo, piccolo comune piemontese, paese natale di Pellizza. La struttura dell'opera, dai colori chiari, con tre persone viste dall'alto che avanzano nella piazza alla testa di un corteo sullo sfondo, sarà mantenuta anche nelle evoluzioni della sua "pittura sociale". Attraverso una lunga serie di studi, l'autore giunse tra 1895 e 1896 a una tormentata versione di "La Fiumana": abbandonate le larghe pennellate, con tecnica divisionista a piccoli punti e linee, allunga le proporzioni dei tre personaggi principali, sostituisce alla precedente figura giovanile quella di una donna con in braccio un bimbo (la moglie dell'artista) e aumenta il numero dei manifestanti, stagliati contro un cielo temporalesco. Insoddisfatto per la debolezza del messaggio politico e per l'impostazione cromatica, Pellizza riparte da una nuova tela "Il cammino dei lavoratori". E' il 1898, anno in cui gli scioperi dei lavoratori dei campi e delle fabbriche scatena la violenta repressione del generale Bava-Beccaris: ordinò di sparare cannonate sulla folla milanese che manifestava pacificamente provocando una strage. Il bozzetto fu avviato in scala più piccola rispetto a La Fiumana. Ridotto il numero di figure sullo sfondo, non troppo dettagliato per non disturbare l'attenzione dello spettatore, avvicina i personaggi in primo piano ed elimina ogni superflua descrizione ambientale. La natura sfumata-scura si contrappone alla consueta piazza Malaspina illuminata dalla luce di mezzogiorno: una sicura avanzata del "quarto stato" - la classe operaia cui si riferisce il titolo definitivo del 1901 - che, uscendo da condizioni misere si avvia verso un più felice futuro. Nella grande tela (543cm x 285cm) la profonda dignità dei lavoratori si legge nelle pose e nella retorica dei gesti, ispirati a modelli raffaelleschi e michelangioleschi.

"Giuseppe Pellizza da Volpedo e il Quarto Stato. Dieci anni di ricerca appassionata"
Museo del Novecento - via Marconi 1 - Milano
15 novembre - 9 marzo 2014
Orari: lunedì 14.30 - 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 - 19.30; giovedì e sabato 9.30 - 22.30
Ingressi: intero 5 euro - ridotto 3 euro
Infoline: 02.884.44061
www.museodelnovecento.org

 

 

Tags:
mostrepellizza da volpedo
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