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Culture

di Carlo Maria Martini

Patologie della comunicazione
“La comunicazione va per canali otturati, bloccati o distorti, non solo per canali liberi.
Se non ne teniamo conto finiamo per l’ottenere risultati diversi da quelli che pensavamo, soprattutto a livello etico.
Dovremmo ragionevolmente attenderci, dall’attuale pervasione mediale, che oltre a non esserci blocchi, ci fosse un incremento totale del tessuto connettivo generale; dovremmo ritrovarci, teoricamente, in un universo molto comprensivo e molto comunicativo, perché ricchissimo di informazioni.
In realtà, siamo in presenza di patologie o di blocchi comunicativi e dobbiamo allora chiederci quali sono le ragioni che ostacolano l’autentica comunicazione favorendo le chiusure difensive dentro il proprio «habitat» psico-affettivo.
Esprimo sinteticamente alcune riflessioni sulle logiche comunicative. Infatti bisogna riconoscere un limite che ha segnato e compromesso la capacità di discernimento nei confronti della comunicazione di massa; un limite che viene, almeno in parte dalla chiesa. L’accusa cioè che più facilmente viene rivolta da parte dei cristiani alla comunicazione di massa riguarda per lo più i suoi contenuti, che possono essere moralmente pericolosi o inaccettabili.
Critica ai contenuti che è vera (penso che ne conveniate anche voi), soprattutto in certi casi di maniera impropria di sfruttare passioni o sentimenti umani per trasmettere un messaggio. Tra l’altro, si tratta di una critica che ha trovato in Pier Paolo Pasolini una voce quanto mai efficace per esprimersi. Dice Pasolini: se i modelli di vita proposti ai giovani sono quelli della televisione, come pretendere che la gioventù più esposta e indifesa non finisca per diventare criminale? E diceva ancora: è stata la televisione a concludere l’èra della pietà e a iniziare l’èra del piacere, l’èra in cui i giovani, insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e irraggiungibilità dei modelli di vita loro proposti, tendono inarrestabilmente a essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino all’infelicità.
Dunque, rilievi molto forti sui contenuti della comunicazione di massa, che pongono l’accento su contenuti discutibili e negativi.
Minore rilevanza è stata data, invece, a ciò che è implicito, a quel mondo culturale che viene trasmesso implicitamente e a quanto è ancora più sottilmente implicito, cioè alle logiche proprie della comunicazione di massa. Occorre invece passare dal contenutistico anche implicito al formale, ad alcune logiche che sono, per esempio: la comunicazione non impegnata nei confronti della verità, ma preoccupata unicamente dell’opinione; la parola rivolta esclusivamente all’informazione e non alla comunicazione; la comunicazione intesa come strumento di potere, controllo, dominio, persuasione dominatrice e non di accoglienza dell’altro. Tutte realtà che sono nelle logiche della comunicazione e per questo il discernimento è ancora più difficile. Non è sufficiente dire: Scartiamo il tal contenuto perché è scioccante e ne prendiamo uno più accettabile. Si tratta della maniera stessa con cui si muove il comunicare.
Parliamo anzitutto del rapporto tra comunicazione e verità. La comunicazione di massa è spesso dominata dalla logica dell’efficacia più che dalla cura per la verità…”

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