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Culture
Nobel Letteratura a Dylan? Tra i candidati c'era Mogol. L'esclusiva di Affari
Giulio Rapetti Mogol col presidente e il segretario generale dell'Associazione Nobel a Mogol, rispettivamente, Nanco Paoletti (a sinistra) e Milo Goj (a destra)

Nell'edizione del Nobel per la letteratura vinta da Bob Dylan, tra i candidati ufficiali c'era anche Giulio Rapetti Mogol. La voce di una sua partecipazione al Premio circolava già da tempo, ma ora Affaritaliani può affermarlo con certezza. A dare conferma è NaM, Nobel a Mogol, http://www.nobelamogol.com/ associazione no profit (Onp), costituita nel gennaio 2015 con l'obiettivo di promuovere un movimento d'opinione affinché Giulio Rapetti venga candidato al Nobel per la letteratura e, successivamente, si aggiudichi il prestigioso riconoscimento. Ecco cosa ha raccontato Milo Goj, segretario generale di NaM, ad Affaritaliani.

Come è nata la candidatura di Mogol al Nobel?

Occorre fare una premessa. Le procedure del Nobel per la letteratura sono complesse. I membri dell'Accademia svedese scelgono il vincitore tra i vari candidati, circa 200 per ogni edizione. Questi possono essere segnalati soltanto da alcune categorie precise: i componenti stessi dell'Accademia, i precedenti vincitori del Premio, professori universitari di letteratura e discipline linguistiche, responsabili di organizzazioni che rappresentano  attività letterarie dei loro rispettivi paesi, essenzialmente case editrici. NaM si è messa in contatto con diversi docenti e top manager di case editrici per discutere l'opera di Mogol e valutarne la disponibilità a candidarlo al Nobel. Ci risulta che almeno due candidature siano state sottoposte all'Accademia svedese.

Ci può dire da chi?

Purtroppo non è possibile. L'Accademia Svedese si muove in un clima di riservatezza e di fedeltà alle tradizioni degno del regno della regina Vittoria. Pensi che le candidature non possono essere inviate via email, ma soltanto con lettera cartacea. Non esiste neanche un modulo specifico, chi avanza la candidatura deve presentare la biografia sua, quella dell'autore segnalato e le motivazioni. L'accademia esige poi il più assoluto riserbo. E' fatto divieto di rendere  pubblico il nome di chi propone le candidature. Posso dirle che Mogol è stato segnalato dal presidente di una casa editrice del Sud e da un docente universitario.

Come è nata l'idea di dare vita a un'Associazione destinata a portare Giulio Rapetti Mogol al Nobel?

Con due amici, Nanco Paoletti e Nestar Tosini, ci siamo dedicati per anni a interpretare e studiare i testi della canzoni di Lucio Battisti scritti da Mogol. Col tempo, all'analisi delle canzoni di Battisti, abbiamo aggiunto quelle di altri brani, le cui parole erano state scritte dal maestro, e portate al successo, dai principali cantanti degli ultimi 55 anni, da Bobby Solo a Little Tony, da Adriano Celentano a Riccardo Cocciante. Ci siamo convinti che i testi di Mogol rappresentino un'alta forma di poesia e meritino quindi di vincere il Nobel.

Cosa pensa della vittoria di Dylan nell'ultima edizione del Nobel?

E' un fatto molto positivo, perché conferma che i testi delle canzoni fanno parte della letteratura a pieno titolo.

Eppure il Nobel a Dylan ha scatenato molte polemiche, anche in Italia. Dove scrittori come Alessandro Baricco hanno detto che i testi delle canzoni non hanno niente a che fare con la poesia.

Mi stupisce che uomini di cultura possano avere questa posizione. Evidentemente hanno lacune negli studi classici. La cultura occidentale è figlia di quella della Grecia antica. E i poeti greci non concepivano nemmeno che le loro opere fossero eseguite senza una musica che le accompagnasse. Il termine stesso “lirico”, ad esempio, deriva dalla parola greca λύρα (lira), uno strumento che può ricordare la moderna chitarra. Già l’etimologia stessa della parola, dunque, ci fa capire come la lirica greca, ma anche quella latina, si basi su composizioni poetiche che non venivano semplicemente lette o declamate, bensì cantate. Le scelta delle parole e delle frasi spesso non avveniva soltanto per motivi stilistici o concettuali, ma anche perché queste si adattassero ai ritmi musicali.  Come ricorda Mario Bonaria, all'epoca docente presso l’Università di Genova, Saffo componeva anche le musiche. La grande poetessa il più delle volte avrebbe scritto prima la musica, cui poi adattava il testo, come fanno quasi sempre oggi i moderni autori.
I testi delle canzoni, quindi, recuperano l’essenza stessa della tradizione greco-latina della lirica. Arrivo a sostenere che non è nemmeno corretto affermare che con l'assegnazione del Premio a Dylan l'Accademia svedese abbia allargato il modo di intendere la poesia. Al contrario, sono le poesie non accompagnate dalla musica, per non parlare di quelle senza metrica, che hanno allargato il concetto storico di testo poetico.

E in questa logica, Mogol merita il Nobel?

Penso proprio di si. Tra i poeti autori dei testi di canzoni, in assoluto uno dei più grandi è sicuramente Giulio Rapetti Mogol. Altri autori hanno scritto testi eccelsi, ma nessuno, nemmeno il grande Dylan, ha prodotto una quantità di capolavori, a getto continuo, per quasi 6 decenni, come lui. Basta ricordare che Giulio Rapetti ha vinto il suo primo festival di Sanremo nel 1961 con Al di là. E’ stato calcolato che Mogol ha scritto oltre 150 testi di canzoni di enorme successo, ricordate da tutti. Nessuno mai come lui. Ma naturalmente, non è soltanto una questione di vastezza della sua produzione. Mogol è uno dei poeti che meglio ha saputo descrivere la vasta gamma di emozioni suscitate dai rapporti uomo-donna. Intesi in tutte le loro sfaccettature, dall'amicizia, all'amore, al rifiuto, alla routine matrimoniale. Mogol ha avuto poi il merito di crere un ponte tra la cultura popolare e la cosiddetta cultura “alta”. Questo grazie alla costante attenzione alla qualità e all'acuratezza e a un forte spirito innovativo. L'autore inserisce poi nei suoi testi termini di uso poco comune, rivitalizzandoli, come “retaggi” (ndr: “nasce il sentimento, nasce in mezzo al pianto e si innalza altissimo e va e vola sulle accuse della gente a tutti i suoi retaggi indifferente, sorretto da un anelito d’amore, di vero amore” da Il mio canto libero – 1972)  o  “frustrazioni” (ndr: “e io rinascerò senza complessi e frustrazioni” da Cervo a primavera – 1980). L'utilizzo di queste parole, ricorrente in quasi tutte le sue opere,  non è certo uno sfoggio di erudizione calato a freddo in un contesto popolare, ma, al contrario, si armonizza con l’insieme del testo, facendo diventare di uso comune questi termini. Va ricordato che anche il mondo accademico e, in generale, quello della cultura,  ha già assegnato numerosi riconoscimenti a Giulio Rapetti Mogol.

Ci citi i tre più importanti?

Mogol ha ricevuto dall’Università degli studi di Palermo nel luglio 2013 la Laurea magistralis honoris causa in Teoria della comunicazione. Nella “Laudatio”, il professor Michele Cometa, ordinario di cultura e società, ha scritto tra l’altro: «Giulio Rapetti Mogol ha detto le parole che gli altri italiani non avrebbero saputo dire. Che nessuno di noi avrebbe saputo dire. Per questo sono indispensabili i poeti come Giulio Rapetti Mogol». Ma anche diversi altri atenei hanno offerto una laurea honoris causa a Mogol. Mentre nel giugno 1999 Il Centro Nazionale di Studi leopardiani, con il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario Leopardiano – Ministero per le Attività Culturali, ha indetto presso l’Università di Ancona, il convegno “Leopardi e la canzone Moderna, Musica e Poesia: Emozioni”, invitando tra i relatori Giulio Rapetti Mogol. Nell’occasione, Franco Foschi, all’epoca direttore del Centro studi leopardiani dichiarò. «L’opera di Mogol si pone in continuità con la sensibilità leopardiana, traducendone, secondo schemi linguistici attuali, alcuni dei suoi principali contenuti, in primo luogo quello del sentimento amoroso». E ha continuato: «Mogol è uno degli esempi più importanti di sintesi tra musica e poesia. E’ sbagliato separare la musica dalla poesia, proprio Leopardi definiva funesta questa divisione». Infine Il professor Fabio Caon, docente di Didattica della letteratura e della comunicazione interculturale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, utilizza i testi del maestro nelle sue lezioni , tanto da scrivere il libro:  “L’Italiano parla Mogol: imparare l’italiano attraverso i testi delle sue canzoni”. Testo adottato nelle sue lezioni ai docenti di italiano L2 e LS.

Con l'assegnazione di questa edizione del Nobel a Bob Dylan e non a Mogol, si conclude l'esperienza della vostra associazione?

Al contrario. Il regolamento del Nobel per la letteratura prevede che un autore possa essere candidato più volte. La vittoria di Dylan ci ha reso felici e ci ha galvanizzato. Continueremo nella nostra campagna con ancora più convincimento

 

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