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Culture

 

 

di Simonetta M. Rodinò

 

Auguste Rodin è all’origine della scultura contemporanea: sconvolse l’orizzonte problematico plastico, cancellò gli scrupoli descrittivi della scultura ottocentesca, ristabilendo un dialogo con la tradizione. Prima di consacrarsi a questa disciplina, esitò sulla strada da intraprendere. Curioso verso le arti non insegnate alla Petite École di Parigi frequentata da giovane, nei pomeriggi passava ora al Louvre, dove copiava Michelangelo, Raffaello e i capolavori del Rinascimento. Fu lui il primo a riallacciarsi al Cinquecento.

Una selezione di 62 marmi è ospitata nella suggestiva Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano per la mostra “RODIN il marmo, la vita”, aperta al pubblico da domani. La rassegna, da non perdere, curata da Aline Magnien, Conservatore capo del patrimonio del Musée Rodin di Parigi - attualmente in ristrutturazione e da cui provengono le opere - in collaborazione con Flavio Arensi, si articola cronologicamente seguendo una scelta concentrata nella seconda parte dell’esposizione sulla materia dei corpi “vivi”, passando per figure legate alla mitologia e alla realtà, o realtà sognata, espressione delle tendenze pittorialiste di Rodin.

Nudità, erotismo e desiderio: è in questa tensione che si pone la questione dell’erotismo del maestro nato a Parigi nel 1840. Mettendo il nudo nel cuore del suo plasticismo, Rodin s’iscrive nella tradizione che fa della rappresentazione del corpo umano l’essenza della scultura. Il suo fu un vero culto per il corpo sessuato della donna. Il simbolo che gli permette di dare sfogo alle proprie emozioni erotiche è il tema della coppia: così per l’opera “Il bacio”, esposta nella prima sezione della mostra, dove dei due nudi amanti è la figura femminile ad avvolgere l’altro corpo in un abbraccio fortemente sensuale. Intorno, posati su tavoloni di legno, montati su tubi rosso pompeiano, alcuni lavori giovanili, tra cui il marmo “Uomo dal naso rotto”, respinto dal Salon parigino del 1864, lavoro di rottura come fu “Colazione sull’erba” di Manet che suscitò scandalo nello stesso Salon des Refusès l’anno prima. Accanto, la splendida testina “L’orfana alsaziana”, la cui dolcezza del viso valorizza l’espressione malinconica della giovane, avvolta da un colletto di merletto traforato. Nella sezione dedicata alla figura nel blocco, tra le altre, il busto di Rose Beuret, il cui volto trattato come un altorilievo si distingue dal blocco di marmo poco sgrossato, gli abbracci del “Peccato” e la grazia e leggerezza accompagnate da un grande virtuosismo nei “Giochi di ninfe”, erotici e omosessuali. Negli ultimi marmi il “non finito” evolve, affiancandosi a un certo uso dello sfumato: i busti sembrano emergere a fatica dal blocco. Straordinari ritratti come Victor Hugo o Puvis de Chavannes dimostrano l’importanza della materia grezza all’interno dell’opera.

Il grande maestro giocava insomma con aria sognante con le sue sculture. 

 

“RODIN il marmo, la vita”

Palazzo Reale - Sala delle Cariatidi – Piazza Duomo, 12 - Milano

17 ottobre - 26 gennaio 2014

Orari: lunedì 14.30 -19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30 - 19.30;

giovedì e sabato 9.30 - 22.30

Ingressi: intero € 11,00 - ridotto € 9,50

Infoline e prenotazioni tel. 199 15 11 14; servizi@civita.it

Catalogo: Electa

www.mostrarodin.it

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rodinmostra
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