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Culture
Vita segreta delle emozioni di Ilaria Gaspari: la recensione di Affari

Una “Geometria delle passioni” (R. Bodei) quella scritta e vissuta in “Vita segreta delle emozioni” di Ilaria Gaspari in una relazione di reciprocità dalla quale non si può sfuggire, così come balzano alla mente le considerazioni di Eugenio Borgna, Martha Nussbaum, e i classici quali Seneca, Rousseau, Auden, ecc.Il tema argomentato con cura ed estrema delicatezza verte sulla “Vita segreta delle emozioni” (Einaudi): sensazioni elementari che contraddistinguono l’uomo, lo avvolgono e travolgono spesso logorandolo, altre volte fortificandolo, poiché tali particolari vibrazioni producono questo se controllate, gestite, oppure al contrario assecondate. Le emozioni non appartengono a un genere, sebbene nell’introduzione l’Autrice enfatizzi la distinzione tra il maschile e il femminile: come è noto l’essere emotivo, le lacrime, nello specifico, caratterizzano le femminucce, quelle irrequiete che non sanno controllarsi; mentre i maschietti devono essere forti e razionali. Uno stereotipo legato a una storia, a un tempo passato che è stato (almeno credo) opportunamente abbattuto: le emozioni sono di tutti, costituiscono l’umano che è ragione e passione, impulso e sentimento. Un tema scivoloso, di sicuro complicato quello che Ilaria Gaspari dal suo punto di vista - femminile - affronta con una leggerezza calviniana e ne snocciola da filosofa la fenomenologia, il suo manifestarsi. Un viaggio che desta meraviglia, induce a riflessioni, muove domande e fornisce delle risposte.

Nel saggio Gaspari esplora dapprima la “nostalgia”, la “compassione”, poi l’“antipatia”, attraversa la “felicità” per giungere infine nella “gratitudine”, vale a dire realizza quella “geometria delle passioni” che rende il mosaico della vita una tela tortuosa sulla quale dipingere. Se la “nostalgia” è un sentimento di “dolore”, Leopardi, Camus adottano questo sentimento dolce per scrivere, per conservare un passato e renderlo vivo. È un ricordo che unisce al mondo, per Camus “il pensiero di un uomo è innanzitutto la sua nostalgia”.

È un sentimento antico e costituisce quell’arcipelago di emozioni del quale anche Borgna analizza e discute da tempo e che la stessa Autrice intreccia. In una relazione reciproca di discipline: filosofia, psichiatria, letteratura si inserisce il racconto autobiografico di Ilaria Gaspari: l’esperienza, il vissuto quale fil rouge concreto che attrae l’attenzione del lettore, ma innanzitutto lo coccola, lo fa sentire meno solo. In fondo, le emozioni, i sentimenti, nonché l’amore sono magici se si condividono, altrimenti si presentano il “rimpianto” o il “rimorso” che traducono il dolore in rabbia che spesso logora.Seguendo a passo lento questo filo rosso il lettore si ritrova immerso nei “paesaggi dell’anima” (U. Galimberti) che di sicuro conosce, che spaventano, meravigliano, che riconosce e custodisce quale segreto. Ilaria Gaspari di converso è un libro aperto: narra delle sue insicurezze, delle sue ansie e delle fatiche attraversate per comprendersi e capire ad esempio l’ansia, spesso invalidante: «L’ansia è una parola senza oggetto, e quindi senza sfogo. E sarà forse per questo che ai sintomi della paura ne somma altri: il balbettio, il nervosismo, il rimuginare. L’ansia è una paura che arriva per restare, che in parte ci spaventa e in parte ci consola» (p. 35). È qualcosa che apre un conflitto con se stessi dove non si riconoscono la vittima né il carnefice.

Così l’Autrice rivela la “compassione” e la bellezza di condividere il sentimento del “patire”, del “sentire” nella dualità e unisce proprio come accade a Dante quando nel canto V dell’Inferno sviene ascoltando le toccanti parole di Francesca. Si tratta di emozioni che contraddistinguono l’essere umano e lo riscoprono tale. In “Vita segreta delle emozioni” si dipingono ri-tratti di pensieri e sguardi di immagini che appartengono a quella quotidianità che in molti non hanno considerato ma che filosofi della modernità, psicoanalisti hanno riconosciuto come indispensabili per leggere e comprendere l’io, l’altro, l’umanità. Ilaria Gaspari si dimostra generosa nello svelarsi ai lettori. Ha finanche l’abilità di far sorridere e nel frammezzo si scoprono nel riso abbozzato del lettore empatico alcune verità svelate, fastidiose, dolorose, spigolose come le spine che accetti se sei conscio di vedere prima o poi il fiorire delle loro rose. La meraviglia del creato.  Percorrendo le pagine del libro non si può non soffermarsi sul rapporto con la tecnologia e su come la contemporaneità si sia lasciata sopraffare nascondendo ciò che appartiene all’umano: la bellezza di un volto rosso sorpreso dall’imbarazzo, la gioia di un incontro, il timore di non essere all’altezza. Leggiamo: «Non ho mai tanto amato la vita come da quando l’ho vista tremare e mi sono spaventata, non avevo mai avuto di quanto fosse forte la mia ostinazione alla felicità – è stata un’autentica sorpresa» (p. 127).

Cos’è la felicità? Non esiste una ricetta valida per tutti, né una via unica da seguire: lo sostengono tra gli altri Salvatore Natoli e Frédéric Lenoir nei loro viaggi filosofici degli affetti. La felicità è una sensazione talmente stra-ordinaria che risulta complesso descriverla. È una ricerca talvolta compulsiva, difatti, nel contemporaneo essere felici diventa quasi un dovere, l’ossessione della felicità come un desiderio da soddisfare a ogni costo, senza però accorgersi che semplicemente essere felici significa essere grati a se stessi e al mondo: vibrare a unisono col proprio demone buono e amare la vita. In altre parole, l’agire pensato di questo intenso lavoro editoriale tessuto ad arte non è altro che la realizzazione per Ilaria Gaspari del sé attraverso le emozioni: la felicità, la gratitudine, la riconoscenza, consapevole che la vita è già un regalo e rinunciare a esserne grati significa rinunciare a vivere. È indispensabile essere i protagonisti delle proprie scelte e affermare la propria diversità in una pluralità condivisa. È  un atto di fedeltà a se stessi, di fiducia verso gli altri.                                        

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