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Raggiunto un compromesso di massima che (dal 2018 come chiedeva la Germania) taglierà il debito di Atene. L'intesa è arrivata la scorsa settimana dopo quasi 12 ore di negoziati. L'ex Troika garantirà al governo di Alexis Tsipras 10,3 miliardi di aiuti in due tranche, la prima a giugno di 7,8 miliardi, la seconda probabilmente dopo l'estate.

L'Esm invece, il fondo europeo di stabilità, studierà un piano a breve, medio e lungo termine "da introdurre gradualmente" destinato a ridurre l'onere dell'esposizione (311 miliardi) di Atene. Nessun taglio immediato, dunque e nessuna promessa di condono sui futuri pagamenti. Ma l'impegno a ridurre gli oneri per il servizio del debito (leggi gli interessi da pagare) a meno del 15% del Pil a medio termine e meno del 20% a lungo termine. Una soluzione un po' dilatoria e ben lontana dalle richieste dell'Fmi che proponeva di bloccare i pagamenti fino al 2040, ma sufficiente a convincere li rappresentanti dell'Fondo a dare l'ok all'accordo, proponendo al board di Washington di non sfilarsi dal piano di salvataggio.
  
"La fiducia reciproca dopo l'approvazione delle nuove misure da parte del governo ellenico ci ha consentito di aprire una nuova fase", ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbleom. "Siamo a una svolta che ci consente di uscire dal circolo vizioso recessione-tagli-recessione e di aprire di nuovo l'era degli investimenti esteri nel Paese", ha detto prudente il ministro delle Finanze greco Euclide Tsakalotos.

Poul Thomsen, il rappresentante per l'Europa dell'Fmi, ha negato di aver fatto importanti concessioni venendo incontro alla cancelliera tedesca Angela Merkel. "A mio parere la soluzione raggiunta viene incontro ai nostri obiettivi di ridurre notevolmente l'esposizione della Grecia a medio termine - ha sottolineato - anche se ora spetta al consiglio del Fondo dare il via libera entro fine anno alla partecipazione del terzo salvataggio della Grecia in cambio di aiuti per 86 miliardi".
  
Nessun commento invece per ora da Berlino, che - assieme ad Alexis Tsipras - è forse il vero vincitore del negoziato. Il ministro dell'Economia tedesco Wolfgang Schaeuble aveva detto prima di entrare al vertice di Bruxelles di non voler prendere decisioni sul debito ellenico fino al 2018, per non far regali elettorali alla destra nazionalista tedesca. E ha portato il risultato a casa.

"È' stata una notte complicata ma alla fina è andata bene così", ha detto Peter Kazimir, il ministro delle Finanze slovacco esponente del fronte dei falchi mai teneri con Atene. "Queste scelte sono prima di tutto un segno di fiducia nella Grecia", ha concluso il suo omologo francese Michel Sapin.

La strada per portare il Paese fuori dalla crisi è ancora lunga. Buona parte dei nuovi aiuti, come sempre accaduto, torneranno quasi seduta stante in tasca ai creditori per rimborsare i loro prestiti del passato. Ma è vero che da oggi il pericolo della Grexit è un po' più lontano e che il governo di Syriza, dopo un anno e mezzo complicatissimo, torna sotto il Partenone con la concreta speranza di aver quasi chiuso sei anni neri di austerità e di crisi. 

Paolo Brambilla

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