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Economia
Agricole, blitz su Bpm. E Orcel rigioca la carta Mps: M&A ancora possibile
Giuseppe Castagna (Bpm), Giampiero Maioli (Credit Agricole), Andrea Orcel (Unicredit) 
(Fonte immagine: Imagoeconomica)

Bpm-Crédit Agricole, il terzo polo in salsa italo-francese e le mosse di Unicredit 

Erano i primi giorni di febbraio, la guerra ancora non esisteva – anche se i mercati avevano già iniziato a “scontarla” – e la trattativa per portare il Banco Bpm nel perimetro di Unicredit veniva data per scontata e prossima al successo. Tant’è che le azioni della banca guidata da Giuseppe Castagna erano letteralmente decollate.

Due mesi esatti dopo ci troviamo a commentare uno scenario completamente diverso, Crédit Agricole, con un vero e proprio blitz, ha rilevato il 9,2% dell’istituto di Piazza Meda e ne diventa automaticamente il primo azionista. La nota emessa da Banco Bpm, a tarda sera, non riesce a celare del tutto la sorpresa per un’impresa che era stata solo bisbigliata negli ambienti finanziari.

Tra l’altro, dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina gli istituti di credito avevano bruciato quasi 30 miliardi di capitalizzazione (prima di risalire solo parzialmente la china) rendendo molto più complesso quel risiko bancario che finora ha prodotto – da montagna che doveva essere – il proverbiale “topolino”.

Dopo la grande operazione con cui intesa aveva rilevato Ubi, si erano susseguiti smottamenti di entità minore. Con un’eccezione: i francesi del Crédit Agricole avevano completato l’opa sul Credito Valtellinese. Un segnale di come la “banque verte” fosse molto interessata all’Italia.

Ma la mossa sul Banco Bpm rappresenta un’enorme novità in uno scacchiere bancario congelato da timori di bassa marginalità e bassa capitalizzazione: perché in questo modo il Crédit Agricole si candida a diventare il centro fondamentale del famoso “terzo polo”.

Troppo presto per parlare di governance, ma la quota rilevata, il 9,2%, fa della “Banque verte” il principale azionista per distacco e sembra ricalcare l’operazione fatta con il Credito Valtellinese. Prima l’acquisto di una partecipazione rilevante, poi un’opa totalitaria.

Quanto vale il Banco? Attualmente, dopo un rally che ha spinto il titolo a crescere di quasi il 15%, circa 4,7 miliardi di euro. Una cifra compatibile con le dimensioni del Crédit Agricole che attualmente ha una capitalizzazione intorno ai 30 miliardi.

Intanto però sarebbe interessante capire che cosa sta succedendo dalle parti di Piazza Gae Aulenti. Andrea Orcel compirà un anno alla guida di Unicredit il prossimo 15 aprile. Annunciato come il “Cristiano Ronaldo dei banchieri” (e pagato come tale) è stato avvicinato a qualsiasi operazione bancaria possibile.

A lui è stato attribuito l’interesse per Mps (poi franato), per Carige (entrata nel perimetro di Bper), per Banco Bpm e anche per qualche realtà fuori dai confini italiani come Société Générale, Commerzbank (un vecchio amore) e Credit Suisse. Al momento però tutti questi “flirt” non sembrano aver portato a nulla. E in tanti si interrogano su quale potrebbe essere la prossima mossa del banchiere.

L’operazione di consolidamento dei conti è riuscita in maniera egregia. I conti del 2021 parlano di un risultato netto positivo per 1,54 miliardi contro i 2,78 miliardi “negativi” del 2020. Niente da dire sui numeri, dunque, ma da Orcel tutti si aspettano una mossa in più anche sul tema M&A.

Da quanto può ricostruire Affaritaliani.it, è probabile che il discorso su Mps non sia del tutto tramontato. La crisi economica ed energetica che stiamo vivendo ha costretto il governo a rimandare qualsiasi interlocuzione per la cessione di Rocca Salimbeni. Ma non è da escludere che gli oltre 1.500 sportelli del Monte possano tornare a fare gola in Piazza Gae Aulenti.

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