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Economia
Amazon, Ue annulla sentenza su tasse arretrate in Lussemburgo: non pagherà

Amazon vince contro l'Unione europea nella "battaglia" fiscale tra il colosso Usa del commercio elettronico e le istituzioni di Bruxelles. La Corte di giustizia europea con sede in Lussemburgo ha annullato l'ordine dell'Ue nei confronti di Amazon del 2017 di pagare circa 250 milioni di euro (303,8 milioni di dollari) al Lussemburgo, per risarcimento rispetto a tasse non pagate nel Paese europeo. Secondo la Corte, Amazon non ha beneficiato di un vantaggio selettivo nel suo accordo fiscale con il Lussemburgo.

"La Commissione europea non ha provato, in base agli standard legali richiesti, che ci sia stata un'indebita riduzione dell'onere fiscale di una filiale europea del gruppo Amazon", ha stabilito la Corte. Come riportato in una nota della Corte, Amazon a partire dal 2006 operava in Europa attraverso due societa' (LuxOpCo e LuxSCS) con sede in Lussemburgo e il Paese aveva confermato al gruppo Usa un ruling fiscale anticipato gia' concesso dal 2003. In particolare, riguardo alla determinazione del reddito imponibile annuale di LuxOpCo, il gruppo Amazon aveva proposto di effettuare il calcolo dell'importo cosiddetto di 'libera concorrenza' della royalty dovuta da LuxOpCo a LuxSCS secondo il metodo del margine netto della transazione (transactional NET margin method, il 'TNMM') adottando LuxOpCo come 'parte sottoposta a test' (tested party).

Il ruling fiscale confermava, da un lato, che LuxSCS non era soggetta all'imposta lussemburghese sul reddito delle societa' a causa della sua forma societaria e avallava, dall'altro, il metodo di calcolo dell'importo della royalty annuale dovuta da LuxOpCo a LuxSCS a titolo dell'accordo di licenza sottoscritto tra le due societa'. Nel 2017, la Commissione europea ha dichiarato che, nella misura in cui aveva avallato il carattere di 'libera concorrenza' del metodo di calcolo dell'importo della royalty dovuta da LuxOpCo a LuxSCS, siffatto ruling fiscale nonche' l'attuazione annuale dello stesso dal 2006 al 2014 costituivano un aiuto di Stato e, precisamente, un aiuto al funzionamento incompatibile con il mercato interno. Per questo la Commissione ha imposto ad Amazon il pagamento di circa 250 milioni di euro di tasse al Lussemburgo.

Il Lussemburgo e il gruppo Amazon hanno presentato, rispettivamente, un ricorso di annullamento contro questa decisione. Nella sentenza odierna, il Tribunale dell'Unione europea accoglie, essenzialmente, i motivi e gli argomenti dei ricorrenti volti a confutare sia la constatazione principale che le constatazioni sussidiarie del vantaggio e, di conseguenza, annulla la decisione impugnata nella sua totalita'. Inoltre, il Tribunale sottolinea che, nell'esaminare il metodo di calcolo dell'utile imponibile realizzato da una societa' integrata avallato da un ruling fiscale, la Commissione puo' dichiarare l'esistenza di un vantaggio solo se e' in grado di dimostrare che eventuali errori metodologici, i quali, a suo parere, incidono sul calcolo dei prezzi di trasferimento, non hanno permesso di pervenire a un'approssimazione affidabile di un risultato di libera concorrenza, ma, al contrario, a una riduzione dell'utile imponibile della societa' interessata rispetto all'onere fiscale risultante da regole normali d'imposizione.

Osservando l'analisi compiuta dalla Commissione, il Tribunale dichiara, in primo luogo, che la constatazione principale del vantaggio (fiscale per il gruppo Amazon) si fonda su un'analisi errata sotto diversi profili. In secondo luogo, per il Tribunale la Commissione non e' riuscito a dimostrare l'esistenza di un vantaggio fiscale per il gruppo Usa. In base alle proprie conclusioni, il Tribunale ritiene che gli elementi di prova presentati dalla Commissione a titolo principale non consentivano di dichiarare che l'onere fiscale di LuxOpCo era stato artificiosamente ridotto a causa di una sovrastima della royalty. Di fatto, quindi, il Tribunale conclude che nessuna delle constatazioni esposte dalla Commissione nella decisione impugnata e' sufficiente a dimostrare l'esistenza di un vantaggio ai sensi della normativa sugli aiuti di Stato (articolo 107, paragrafo 1, TFUE), cosicche' occorre annullarla nella sua totalita'. Il gruppo Usa Amazon ha accolto positivamente la decisione della Corte, sottolineando di non aver "beneficiato di alcun trattamento di favore". Anche il Lussemburgo ha commentato la notizia, felicitandosi del fatto che e' stato riconosciuto che il trattamento riservato alle societa' del gruppo fondato da Jeff Bezos non "costituisce aiuto di Stato". 

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