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Economia
Atlantia, il 60% di Autostrade a Cdp e F2i? La deadline del 20 maggio. Rumors

Un fronte fluido di cui il Cda ha preso atto, ma con una deadline: quella del 20 maggio. Secondo quanto ha riferito ad Affaritaliani.it una fonte a conoscenza del dossier, le trattative tra Atlantia e i rappresentanti del governo italiano sul tema delle concessioni in capo ad Autostrade per l’Italia, pur ripartite, non sarebbero ancora prossime alla conclusione, anzi.

La “deadline”, secondo la fonte, coincide con la data del 20 maggio prossimo, quando i concessionari autostradali italiani, Aspi compresa, dovranno presentare le loro proposte definitive di aggiornamento dei rispettivi Piani economico-finanziari al Ministero delle Infrastrutture e trasporti (termine slittato rispetto all’iniziale scadenza del 30 marzo a causa dell’emergenza coronavirus). In soldoni, si tratta di capire se la holding dei Benetton manterrà l’impegno di raddoppiare spese e investimenti di Aspi, che nel 2019 per manutenzione ha speso 355 milioni destinati in teoria a salire a circa 400 medi annui nel 2020-2023, mentre gli investimenti totali salirebbero dai 584 milioni dello scorso anno a 1,5 miliardi medi nel triennio successivo.

Paola De Micheli
 

In questo modo Autostrade per l’Italia realizzerebbe, con 5,4 miliardi in totale, oltre il 40% dei 14,5 miliardi di euro di investimenti che ha promesso di fare fino al 2038, quando scadrà la concessione. Promesse che per essere messe nero su bianco debbono peraltro tener conto di quanto verrà fatta pagare al gruppo la "penale" in relazione alla tragedia del ponte Morandi del 2018. E qui le parti sono ancora distanti, coi Benetton per ora fermi ai 600 milioni destinati alla ricostruzione del viadotto, mentre il governo punterebbe ad una cifra complessiva tra i 2 e i 4 miliardi contando anche gli indennizzi ai genovesi (si è parlato di altri 800 milioni) e penali vere e proprie (si partirebbe da 600-700 milioni a salire).

Non solo: se come sembra inevitabile per evitare la revoca invocata dai grillini (e la relativa complicata e onerosa battaglia legale) della concessione ci si accorderà per una discesa di Atlantia dal 88% al 40% nel capitale di Aspi, chi dovrà entrare (Cdp e F2i) dovrà sapere, si ragiona dalle parti di Ponzano Veneto, sia l’ammontare dell’investimento richiesto, ossia la valutazione di Aspi (attualmente attorno ai 12 miliardi), sia la redditività dello stesso. 

Quest’ultimo punto porta in causa il sistema di remunerazione, ossia i pedaggi: se allo sconto del 5% su cui il governo pare irremovibile si sommasse anche l’immediata entrata in vigore del nuovo sistema Rab-based, strutturalmente meno redditizio dell’attuale per i concessionari, l’interesse dei nuovi soci (e forse degli stessi Benetton) potrebbe venir meno, visto che già oggi il Roi (Ritorno sugli investimenti) di Atlantia si è ridotto passando dal 10%-12% a cui ha oscillato tra il 2015 e il 2017 e il 4,1% del 2018.

Il board di Atlantia si rivedrà il 17 aprile, subito dopo Pasqua, per valutare gli eventuali passi avanti. L'optimum sarebbe ricevere quanto meno una risposta formale da parte del Governo o la formalizzazione di un impegno a discutere tra le parti entro fine mese: cosa che aiuterebbe anche Aspi e ad Atlantia a chiudere un bilancio 2019 su cui, in assenza di ciò, si potrebbe comunque trovare la quadra.

Insomma: tra investimenti, valutazioni, penali e sistema pedaggi le discussioni sono ancora lontane dall’aver trovato la quadratura del cerchio. Una quadratura che verrà trovata da qui a un mese o poco più, ma che non giustifica continui rialzi delle quotazioni, tanto più in una fase in cui, complice le limitazioni alla circolazione adottate per contenere l’epidemia di coronavirus che ha già  fatto oltre 17mila vittime in Italia, gli incassi da traffico sono crollati in verticale. Così a Piazza Affari gli investitori, in attesa di vedere la fine della telenovela, hanno preferito prendere profitto: -5,5% a 12,515 euro per azione dopo aver recuperato oltre il 24% nelle precedenti cinque sedute di borsa.

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