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Banche italiane, redditività depressa: il Covid azzera 10 miliardi di profitti

Solo Intesa e Mediobanca tengono botta, per Unicredit e Mps “rosso” da 4,5 miliardi. Banche medie con redditività al lumicino. E nel 2021 la sfida degli Npl

Banche italiane, redditività depressa: il Covid azzera 10 miliardi di profitti
C’erano una volta gli utili per circa 10 miliardi, oggi quel monte profitti non c’è più, volatilizzato nell’anno del Covid. La pubblicazione dei dati di bilancio delle principali banche italiane ha mostrato il morso della pandemia sui conti.

C’erano una volta gli utili per circa 10 miliardi, oggi quel monte profitti non c’è più, volatilizzato nell’anno del Covid. La pubblicazione dei dati di bilancio delle principali banche italiane ha mostrato il morso della pandemia sui conti. Gli utili, in generale, sono spariti dopo il biennio 2018-2019 con un monte profitti da 10 miliardi l’anno, che aveva segnato la rinascita del sistema bancario dopo la tempesta del 2008 e la successiva faticosa marcia per smaltire il peso delle sofferenze. Ora, il virus e i suoi effetti sull’economia fanno ripiombare le banche in un clima difficile che proseguirà anche nel 2021.

Carlo Messina, CEO Intesa S
 

L’EFFETTO COVID

Di fatto, gli utili sono stati mangiati dalla prima ondata di rettifiche sui crediti deteriorati che si dispiegherà in pieno nell’arco di quest’anno. Lo sguardo d’insieme vede tornare a zero la redditività, con pochissime eccezioni.

INTESA UTILI A 3,27 MILIARDI

Senza gli ottimi risultati di Intesa-Sanpaolo e di Mediobanca, il conto complessivo del sistema sarebbe stato ancora più pesante. A trascinare al ribasso il dato medio di settore ci hanno pensato due banche. La solita Mps che continua a inanellare perdite come se fossero bruscolini e la sempiterna UniCredit che alterna annate buone (poche) ad annate pessime.

mps
 

ENNESIMO BUCO DI MPS

La banca toscana in cronica decozione ha perso nel 2020 1,68 miliardi. L’ennesimo rosso di bilancio provocato ancora una volta dalle pulizie contabili. A pesare sul nuovo rosso nell’ultima riga del bilancio nuovi accantonamenti per fondi rischi per la bellezza di quasi 1 miliardo. Mps ci ha abituati a continue rettifiche sotto la linea della gestione ordinaria, ma anche sul fronte del business le cose da tempo non vanno bene.

Ancora una volta in un solo anno la banca ha perso l’11% dei suoi ricavi, arrivando a lasciare sul campo il 14% del margine d’interesse in soli 12 mesi. La distruzione di valore non trova tregua anche sotto il cappello pubblico.

Basti pensare che la quota del 64,2% in mano al Tesoro oggi vale attorno a soli 700 milioni e fu pagata la bellezza di 5,4 miliardi. Un bel buco per i contribuenti italiani, cui si sommerà la quota parte di due terzi dei 2,5 miliardi del nuovo aumento di capitale.

nazzareno vandelli  castagna  lovaglio
 

UNICREDIT RIBALTA IL 2019 DA 3,37 MILIARDI DI PROFITTI DEL 2019 AL ROSSO DA 2,8 MILIARDI DEL 2020

Altra zavorra per l’intero sistema bancario è UniCredit. L’ultimo bilancio firmato da Jean Pierre Mustier porta una perdita superiore alle attese del mercato di ben 2,8 miliardi. Pesano certamente le rettifiche e gli accantonamenti, ma il nuovo amministratore delegato Andrea Orcel dovrà lavorare molto anche sul piano della gestione ordinaria. UniCredit infatti in soli 12 mesi ha perso il 9% dei ricavi totali scesi a 17,1 miliardi. La sola gestione ordinaria ha lasciato sul campo il 17% del suo valore. Male Italia, Austria e Central-East Europe, con la divisione italiana che ha perso quasi un miliardo.

(Segue: Banche medie con Roe al lumicino)
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BANCHE MEDIE CON ROE AL LUMICINO

Per le banche medie si ripropone il tema della redditività sempre al lumicino. Banco Bpm ha chiuso il 2020 con un utile netto di soli 21 milioni. Anche tolte partite straordinarie l’utile normalizzato si ferma a 330 milioni meno della metà dei 797 milioni del 2019. Anche qui ad affondare la profittabilità le nuove rettifiche sui crediti per 1,34 miliardi con un sonoro +71% sul 2019.

LP 7803188
 

Le due valtellinesi contribuiscono per poche centinaia di milioni. 113 milioni il Creval e 106 per la Popolare di Sondrio. Altri 200 milioni di profitti li porta a casa il Credem. La Bper segna 245 milioni di utili in contrazione del 35% sull’anno precedente. Alla fine il plotone delle banche cosiddette medie apporta al monte profitti del sistema poco meno di 500 milioni. Su patrimoni netti e attivi di decine di miliardi è ben poca cosa e segna ancora una volta la difficoltà delle banche medie a dare ritorni di redditività che superino il costo del capitale.

GLI EXPLOIT DI INTESA E MEDIOBANCA

Solo Intesa-Sanpaolo e Mediobanca tengono a galla il sistema. La banca guidata da Carlo Messina ha prodotto nell’anno della pandemia 3,27 miliardi di utile netto contabile. Mediobanca porta in dote (bilancio semestrale) 410 milioni di nuovi utili. Di fatto, Messina e Nagel neutralizzano i pessimi conti in rosso di Unicredit e Mps. Un sistema bancario che si regge di fatto solo su due grandi attori denota l’estrema fragilità del comparto.

Che oggi è sicuramente messo meglio sul piano del capitale (con esclusione della sola Mps) rispetto alla crisi del 2008-2009 e delle code velenose del 2011 e 2015-2016. Ma dovrà affrontare gioco forza la nuova tornata di aumento delle sofferenze dell’era Covid nel 2021-2022.

Non sarà un’ecatombe come nel biennio nero del picco delle sofferenze (2015-2016) ma di sicuro finirà per deprimere ancora una volta la redditività delle cosiddette banche medie. Che stentano strutturalmente a superare livelli di Roe del 2-3%, troppo bassi per remunerare gli azionisti e soprattutto creare valore. La nuova febbre da fusioni che ha contagiato il settore trova nella bassa profittabilità delle piccole banche il suo terreno fertile.