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Economia
Banco di Napoli, pronta la fusione con Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo incorpora il Banco di Napoli e mette fine alla sua autonomia. La decisione, presa dal consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, rientra nell’ambito della razionalizzazione delle attività e del nuovo piano industriale al 2021 che verrà presentato a febbraio. Non ci sarà più una banca autonoma, anche se già oggi il Banco di Napoli è controllato al 100% dal gruppo guidato dal presidente Gian Maria Gros-Pietro e dal consigliere delegato e ceo, Carlo Messina, ma resterà il suo marchio. La decisione è stata già recepita dal board dell’istituto di via Toledo, presieduto da Maurizio Barracco e dal direttore generale Francesco Guido, riunitosi nei giorni scorsi. Tra novembre 2018 e febbraio 2019 l’incorporazione dovrebbe diventare operativa. In una lettera inviata al quotidiano Il Mattino, è lo stesso Messina a ribadire il senso della scelta. E cioè, non ci sarà nessun cambiamento per la clientela ma, spiega, “è semplicemente un passaggio di un più ampio processo di semplificazione che riguarda tutte le banche del Gruppo dotate di entità giuridica diversa da quella di Intesa Sanpaolo”. Nessun dubbio anche sul rafforzamento della mission meridionale testimoniata da impegni già assunti come il finanziamento da 1,5 miliardi per le imprese che opereranno nella Zes, o il sostegno alle nuove start up e il raccordo sempre più stretto con i poli universitari di Napoli e Bari sul fronte dell'innovazione. Banco Napoli, la cui storia è stata per secoli tutt’uno con la Campania e il Sud Italia, opera con circa 168 filiali in Calabria, Basilicata e Puglia, oltre che nella regione di origine e l’agenzia presso Palazzo Montecitorio a Roma. Fondato nel 1539, il Banco di Napoli è una delle più antiche banche d’Italia, segnando tra alterne vicende la storia del Paese. Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici banchi in un unico Banco nazionale di Napoli. Nel dicembre del 1808, Gioacchino Murat divenuto re di Napoli, tentò di creare un banco sotto forma di società per azioni sul modello della Banca di Francia. Successivamente, dal 1861 al 1926 è stato istituto di emissione e definito Istituto di credito di diritto pubblico. Le sue origini risalgono ai cosiddetti banchi pubblici dei luoghi pii, sorti all’ombra del Vesuvio tra il XVI e il XVII secolo, in particolare ad un monte di pietà, il Banco della Pietà, fondato nel 1539 con lo scopo filantropico di concedere prestiti su pegno ai cittadini senza interessi. Prima ancora che la crisi caratterizzasse la storia recente, nel 1994 il Banco fu investito da una fase difficile causata da prestiti finiti in sofferenza; una situazione che determinò due anni più tardi l’intervento dello Stato con la nascita della Sga (1997) con 12.378 miliardi di vecchie lire di questi crediti e la privatizzazione tramite asta pubblica: il controllo passò alla cordata Ina-Bnl per 61 miliardi di vecchie lire. Il 2002 segna la fusione per incorporazione di Banco di Napoli spa in Sanpaolo Imi spa, con conseguente cessazione della prima. Successivamente viene costituito Sanpaolo Banco di Napoli spa al quale, con effetto dal 1º luglio 2003, è conferita l'intera attività del vecchio istituto partenopeo. Con la fusione avvenuta nel dicembre 2006 tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi entra a far parte del gruppo Intesa Sanpaolo riprendendo dal 22 0ttobre 2007 la sua denominazione originaria Banco di Napoli. 

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