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Economia
Bce, l'Italia necessita di ulteriori riforme strutturali

Il presidente della Bce Mario Draghi bacchetta l'Italia. Da una parte la crescita economica che si rafforza grazie all'indebolimento dell'euro e al calo del prezzo del petrolio, dall'altra la disciplina di bilancio che ha allargato le sue maglie concedendo grandi deviazioni agli Stati membri e acuendo gli squilibri dei conti già presenti. Il bollettino della Bce oscilla tra la positività per il momento economico in miglioramento e un richiamo alle decisioni prese da Bruxelles sui bilanci dei Paesi, quando in nome della flessibilità non sono state aperte procedure contro l'Italia e altri Stati.

 Al nostro Paese non manca un richiamo sulla disciplina dei conti: per Italia e Belgio "continua ad esservi un notevole scostamento dallo sforzo strutturale richiesto nell'ambito della regola del debito", anche se la Ue ha deciso di non aprire una procedura di deficit eccessivo senza tener conto, "quale fattore aggravante, dell'insufficiente risanamento" nel 2014-2015. Parole alle quali replica il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ricorda come la regola del debito "si rispetta, come detto anche dalla Commissione Ue, anche se si fanno le riforme in modo deciso". Di contro, ha detto alla Luiss di Roma, "l'applicazione meccanica delle regole del debito sarebbe controproducente".

Per la Bce "la gravità degli squilibri sta aumentando in diversi Paesi" in maniera "preoccupante": insieme alla linea della Commissione Ue, solleva "qualche interrogativo sull'applicazione" e "sull'efficacia del meccanismo preventivo" previsto dall Patto di stabilità e crescita, quell'insieme di norme che dovrebbe portare al rispetto della disciplina di bilancio e dei parametri Ue. Ancora, la Bce indica che "l'Italia necessita di ulteriori riforme per accrescere il prodotto potenziale". Per l'Eurotower riforme "significative", e portate completamente a termine, nel mercato del lavoro e liberalizzazioni attuate insieme potrebbe determinare una crescita del Pil di oltre il 10% nel lungo periodo.

Quanto agli aspetti positivi, i mercati del lavoro dell'area dell'euro "dovrebbero migliorare ulteriormente nel breve e medio periodo".I tecnici dell'Eurotower ricordano che la situazione occupazionale "sta migliorando gradualmente". A livello di singoli Stati, oltre agli sviluppi del mercato del lavoro tedesco, la crescita dell'occupazione è stata, in larga misura, trainata dai miglioramenti nei paesi che mostrano attualmente i tassi di disoccupazione più alti, quali Spagna, Portogallo e Grecia. Segnali incoraggianti, dunque, anche per il Belpaese dove effettivamente qualche segnale di inversione si è visto. Per la Bce, nonostante i risultati delle indagini sul settore si confermino a livelli bassi, essi "suggeriscono comunque un continuo miglioramento dell'occupazione al volgersi del 2015". Anche gli indicatori prospettici "indicano ulteriori miglioramenti delle condizioni del mercato del lavoro".

Lo stesso Eurotower commenta il programma di acquisto di titoli sul mercato, il Quantatitive easing, lanciato da Draghi: "Ha già prodotto un sostanziale allentamento delle condizioni finanziarie generali". Gli economisti spiegano che dopo l'annuncio del piano di acquisto di titoli pubblici "nell'area dell'euro i tassi obbligazionari sono scesi ulteriormente mentre i corsi azionari sono aumentati in misura significativa. Il tasso di cambio dell'euro si è notevolmente indebolito negli ultimi mesi". Gli andamenti favorevoli nei mercati finanziari "hanno determinato - scrive ancora la Bce - una diminuzione dei costi di raccolta per le banche, che sono stati gradualmente trasmessi ai costi del finanziamento esterno per il settore privato".

 Su questa situazione, che porta "l'attività economica in ulteriore miglioramento all'inizio del 2015" e a stimare un ampliarsi graduale della crescita, pesa l'incognita della Grecia. Sugli spread, infatti, è aumentata la volatilità in relazione all'incertezza circa la possibilità per la Grecia di mantenere l'accesso all'assistenza finanziaria". In ogni caso, gli esperti della Bce hanno rialzato le stime di crescita dell'Eurozona per quest'anno e per il prossimo di "riflesso agli effetti favorevoli del calo delle quotazioni petrolifere, dell'indebolimento del tasso di cambio dell'euro e all'impatto delle recenti misure di politica monetaria": gli analisti hanno rialzato la crescita del Pil nel 2015, portandola all'1,5% in termini reali e a all'1,9% per il 2016. Per il 2017 prevedono un Pil dell'Eurozona a +2,1%.

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