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Economia
BCG: “Take Control Of Your Digital Future” – il digitale cambia l’industria

“Take Control Of Your Digital Future” è il titolo dell’evento organizzato da BCG – Boston Consulting Group tenutosi questa mattina all’UniCredit Pavillion di Milano, per fare il punto sull’attuazione della rivoluzione digitale e sulle connesse opportunità ancora da cogliere.

La multinazionale statunitense di consulenza strategica, fondata nel 1963 da Bruce Henderson, ritiene che di questo processo stia per iniziare una seconda fase, come spiegato da Massimo Portincaso. “L’80% dei dati disponibili è ancora inutilizzato” – ha detto il Partner and Managing Director di BCG – “Avvalersene in pieno cambierà il mondo e specialmente il modo in cui intendiamo la competizione. Un dato da tenere presente è che gli imprenditori cinesi stanno investendo su settori nei quali il digitale ancora non è presente, proprio per avvantaggiarsi rispetto alla concorrenza”.

Nel contesto di “Take Control Of Your Digital Future”, BCG ha presentato anche il suo nuovo logo, realizzato proprio da Portincaso con il suo team.

GUARDA IL NUOVO LOGO E LA VIDEOINTERVISTA A MASSIMO PORTINCASO – PARTNER AND MANAGER DIRECTOR DI BCG

Francesco Guidara, IGT Marketing and Business Development Director di BCG, ha sottolineato come “l’Industria 4.0 richieda la connessione di tutto ciò che ci circonda”, evidenziando però nel contempo come il fattore umano rimanga indispensabile per utilizzare al meglio le insight messe a disposizione dalla tecnologia.

Sylvain Duranton, Global Head di BCG Gamma, ha lanciato lo slogan “Stop Pretend” (smettila di fingere): in troppi casi le aziende affermano di essere alle prese con la trasformazione digitale, ma solo perché il tema è molto “di moda” o comunque traducono questa esigenza in una serie di interventi random che disperdono energie senza produrre risultati concreti. Focalizzarsi in maniera strategica su questa transizione è invece fondamentale: “Il treno dell’Intelligenza Artificiale sta partendo proprio ora e bisogna affrettarsi a salire a bordo”.

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A SYLVAIN DURANTON (BCG GAMMA) SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (in inglese)

In un evento che ha visto la partecipazione di aziende leader a livello internazionale dei rispettivi settori, David Giblas ha raccontato la propria esperienza nel ruolo di Chief Innovation Digital & Data Officer di Malakoff Mèdèric, azienda assicurativa con 212.000 clienti corporate e 147 milioni di euro di profitto pretasse. “Il fattore umano è determinante” – ha spiegato – “Al momento abbiamo oltre 6.000 impiegati in addestramento e dopo un anno di lavoro il digitale ci ha permesso di aumentare del 7% il profitto netto. Ci aspettiamo che in tre anni questa crescita arrivi al 15-20%”.

Anche un’azienda come Saras, che opera in un settore molto “tradizionalista” come quello petrolchimico, è fortemente ingaggiata con lo sviluppo digitale. L’a.d. Dario Scaffardi ha spiegato: Il digitale è ormai una necessità imprescindibile. Noi gestiamo una massa enorme di dati e il nostro vantaggio competitivo consiste nel governarli in modo efficace, perché siamo un’azienda di processo. I vantaggi riguardano la prevenzione dei danni all’ambiente (questione fondamentale per la nostra industria); la manutenzione predittiva e l’ottimizzazione del lifecycle degli impianti; la gestione dei processi e, cosa più interessante in assoluto, il rapporto tra uomo e macchina, perché cambia il modo di lavorare. Sono convinto che il meglio debba ancora venire. Mi aspetto che nei prossimi cinque anni si passi da un uso del digitale prettamente tecnico a uno più commerciale”.

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A DARIO SCAFFARDI – A.D. DI SARAS

Cambiando completamente tipologia di attività, anche Piazza Italia ha esposto la propria case-history. L’a.d. Francesco Bernardo ha raccontato la storia di un’azienda familiare partita negli anni ‘80 nella GDO e che in seguito si è evoluta fino a vendere 60 milioni di capi all’anno nel settore fast fashion. “Una crescita del genere ci ha portato a gestire sempre più dati” – ha spiegato – “Ad esempio, emettiamo 18 milioni di scontrini all’anno. Il digitale ci ha aiutato inizialmente nella gestione delle promozioni, poi è diventato uno strumento per una lettura sempre più analitica dei dati. Questo cambiamento ci ha permesso di prendere decisioni determinanti per aumentare il ritorno economico, ad esempio riducendo il numero di capi acquistati, senza rimetterci sul fatturato”.

Multinazionale giapponese attiva in più settori, dall’elettronica alle macchine per il movimento terra, Hitachi ha sempre avuto l’innovazione nel proprio DNA. Lorena Dellagiovanna, Country Manager Italia, ha detto: L’innovazione sostenibile è al centro della nostra strategia. E’ una necessità, visto anche che entro il 2030 la popolazione Over 60 rappresenterà oltre il 60% del totale. Negli ultimi otto anni abbiamo investito molto sul digitale, sia in termini di trasformazione interna, sia per garantire vantaggi operativi a noi e ai nostri clienti, usando i dati in modo da creare valore in tutti i settori in cui operiamo attraverso soluzioni scalabili”.

“La Video Analytics è applicabile in molti campi” – ha proseguito Lorena Dellagiovanna“Ad esempio l’abbiamo usata all’aeroporto di Vienna per lo smistamento dei bagagli, nelle centrali di polizia per prevenire atti criminali e nelle centrali petrolchimiche per prevenire incidenti. È una tecnologia che permette di identificare qualsiasi cosa attraverso 112 parametri. Hitachi si è strutturata con la Global Digital Solution, una business unit interna che riunisce tutte le competenze digitali specifiche presenti nel gruppo. Inoltre, abbiamo fatto acquisizioni mirate per crescere su questo versante, ma senza mai ‘entrare a gamba tesa’: abbiamo sempre valorizzato le competenze locali”.

“Il metodo della Co-Creation ci consente di lavorare insieme ai nostri clienti, agli stakeholder e alle istituzioni” – ha continuato Lorena Dellagiovanna“Per quante diffidenze ci possano essere nei confronti dello sviluppo digitale, l’essere umano continuerà ad essere al centro di questo ecosistema. Io stessa ero molto resistente quando si è trattato di passare dal BlackBerry all’iPhone, ma queste resistenze vanno superate. Il Giappone sta investendo molto in Italia, perché qui abbiamo un’industria molto specializzata, una manifattura avanzata e va detto anche che il Piano Industria 4.0 approntato dall’ex Ministro Calenda ci ha dato una grossa mano”.

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A LORENA DELLAGIOVANNA – COUNTRY MANAGER ITALY DI HITACHI

Con 52 milioni di clienti in 49 diversi Paesi e 139.000 impiegati a livello mondiale, anche Crèdit Agricole sta vivendo da protagonista questa fase industriale. Con 7,7 milioni di euro investiti in quattro anni per prepararsi al futuro, l’istituto di credito francese ha un’idea ben chiara dei passi da compiere. E anche di quelli da evitare. L’intervento di Marc Do Van Tuan, Direttore Comunicazione e Risorse Umane, si è infatti focalizzato sul mettere in guarda la platea in merito agli errori più frequenti, ovvero sottovalutare di spiegare cosa si sta facendo su questo versante e non coinvolgere adeguatamente il middle management nel processo di cambiamento.

L’intervento di Marc Do Van Tuan si è intrecciato con quello di Guido Merighi Buitoni, Global Head of Digital Business Transformation di Sanofi. In un dialogo virtuoso tra due mondi apparentemente lontani come il credito e il farmaceutico, sono emersi contenuti molto interessanti. “Il settore pharma ha due facce” – ha spiegato Merighi Buitoni – “Da un lato è molto innovativo, ma dall’altro non ha ancora abbracciato in pieno la rivoluzione digitale. Sono entrato in Sanofi un anno e mezzo fa (provenendo da Google) e abbiamo iniziato a lavorare da sette obiettivi primari, che vanno dal marketing alla produzione. Il mio focus è in particolare sul consumer care business. La lunghezza della pipeline fa sì che i risultati non si possano misurare nel breve. Un consiglio che mi sento di dare è di bilanciare al meglio il focus interno (perché ogni situazione ha le proprie caratteristiche) con dei benchmark esterni a cui fare riferimento”.

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A GUIDO MERIGHI BUITONI – HEAD OF GLOBAL DIGITAL BUSINESS TRANSFORMATION DI SANOFI

A chiudere il dibattito è stato Yves Morieux, Senior Partner e Managing Director di BCG, Direttore del BCG Institute for Organization, fondatore di Smart Simplicity BCG a Dubai, nonché autore di Bringing managers back to work. L’idea di “far ricominciare i manager a lavorare” è stata al centro anche del suo scoppiettante intervento: “Oggi i manager passano dal 40 all’80% del loro tempo in attività complesse, ma che non creano valore aggiunto. Faranno anche molta fatica, ma non lavorano! Sappiamo dalla Bibbia che il lavoro comporta fatica, ma non necessariamente fare fatica significa lavorare! Ogni rivoluzione industriale comporta una rivoluzione organizzativa, perché se non si cambia il modo di lavorare, non si può sfruttare appieno la nuova tecnologia. Per creare davvero valore aggiunto, bisogna identificare i ‘momenti della verità’ che differiscono da azienda a azienda. Ma in ogni azienda il momento della verità più importante è la cooperazione, perché fa da moltiplicatore dell’intelligenza umana. È per questo che non si deve avere paura dell’avvento della tecnologia: l’Intelligenza Artificiale farà da moltiplicatore dell’intelligenza umana, per quanto ciò sembri paradossale. L’altro paradosso sta nella misurazione del contributo che ciascuno fornisce all’obiettivo comune: se la cooperazione è veramente buona, allora i singoli contributi non sono nemmeno misurabili e bisogna imparare a ragionare in termini di squadra”.

Yves Morieux ha infine dato cinque consigli concreti alle aziende che affrontano la trasformazione digitale: “1) Siate consapevoli di ciò che i membri della vostra squadra fanno realmente, anche utilizzando la videoregistrazione. 2) Rinforzate l’integrazione. 3) Aumentate la quantità complessiva di potere. 4) Aumentate la reciprocità, che fa da autoregolatore dei processi collettivi. 5) Espandete l’ombra del futuro, rendendo i vostri collaboratori sempre più consapevoli delle (potenziali) conseguenze delle loro azioni. 6) Ricompensate coloro che collaborano, tenendo conto del fatto che il contributo del singolo non è misurabile, se davvero si collabora bene”.

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