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Bot e Btp, richieste record di 50 miliardi per il “Compra Italia”

Bot e Btp, richieste record di 50 miliardi per il “Compra Italia”
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Cresce l’interesse degli investitori, sia italiani che esteri, nei confronti delle emissioni del debito pubblico italiano. Ieri l’asta dei Bot a 12 mesi, a causa della domanda elevata, ha fatto registrare un nuovo calo del rendimento che ha toccato il -0,319%, un minimo da maggio del 2018. La diminuzione – si legge su Il Corriere della Sera – è di circa otto centesimi di punto percentuale rispetto all’asta di gennaio quando il tasso di aggiudicazione fu del -0,242%.

Nel collocamento di ieri il Tesoro ha emesso 6 miliardi di buoni e la domanda è stata molto sostenuta, attestandosi a 10,495 miliardi di euro, con un rapporto tra domanda e offerta pari a 1,75. Il buon andamento dell’asta Bot si pone in piena continuità con il successo del collocamento di Btp a 15 anni conclusosi il giorno precedente, in cui era stato raggiunto un rendimento dell’1,468%, il minimo assoluto per un’emissione su questa scadenza.

Il dato più rilevante è che si sta manifestando un forte interesse per la cosiddetta «carta italiana» soprattutto da parte degli investitori esteri. Dei nove miliardi di Btp a 15 anni collocati, il 63,4% dell’importo è stato acquistato da fondi e banche non italiani. Inoltre l’ammontare richiesto dagli oltre 400 partecipanti al collocamento è stato di cinque volte superiore all’offerta, arrivando a un totale di 50 miliardi di euro. Gli investitori con un orizzonte di lungo periodo hanno acquistato il 18,5% dell’emissione (in particolare il 12% è andato a fondi pensione e assicurazioni, mentre il 6,5% è stato allocato a banche centrali e istituzioni governative).

In questo clima di caccia ai rendimenti dei titoli di Stato italiani non sorprende che anche le obbligazioni bancarie siano riuscite a fare il pieno. Un bond Unicredit Additional Tier 1, lanciato per un importo di 1,25 miliardi, ha ricevuto ordini per 9 miliardi. Anche lo spread Btp – Bund registra un calo di considerevole portata simbolica. Ieri il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco si è ridotto infatti a 129 punti, un livello analogo a quello del maggio 2018, prima dell’impennata che accompagnò la nascita del governo giallo-verde, quando lo spread arrivò a superare la quota dei 300 punti nel giro di poche settimane. Il rendimento «assoluto» dei titoli italiani è anch’esso in calo, in controtendenza rispetto agli altri bond dell’Eurozona. Ieri si è attestato allo 0,91% dallo 0,97% dell’ultima chiusura. I Btp italiani rimangono in ogni caso tra le emissioni più generose dell’eurozona. A fronte del punto percentuale scarso di rendimento dei Btp a 10 anni il Bund offre un tasso negativo del -0,365%, gli Oat francesi del -0,14% e perfino i Bonos di Madrid, pur in territorio positivo, con il loro 0,30%, remunerano gli investitori con un tasso inferiore di due terzi rispetto al decennale italiano.