Si riaccendono i riflettori su UniCredit, la banca guidata da Andrea Orcel con sede nel cuore di Milano, in piazza Gae Aulenti. Dal risiko bancario italiano alla partita tedesca su Commerzbank, il gruppo è protagonista di una stagione di manovre e dossier ancora aperti: dall’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps, che si fa sempre più in salita, alle speculazioni su Generali fino alla possibile conquista dell’istituto tedesco.
Proprio su Commerzbank si gioca una delle partite più delicate per il futuro della banca: la Commissione europea ha fissato al 16 novembre il termine per la decisione sull’autorizzazione antitrust. UniCredit ha già acquisito quasi la metà del capitale dell’istituto tedesco, mentre il governo di Berlino mantiene una partecipazione del 13,3%. Una mossa che potrebbe ridisegnare gli equilibri del credito europeo e segnare una nuova tappa nella strategia di espansione internazionale del gruppo.
Per capire come UniCredit sia arrivata al centro di questo scenario bisogna però tornare indietro di oltre 150 anni. Le radici della banca affondano nel 1870, con la fondazione della Banca di Genova, diventata in seguito Credito Italiano. Da allora, attraverso fusioni, acquisizioni, privatizzazioni e una progressiva espansione oltre i confini nazionali, l’istituto ha accompagnato le trasformazioni della finanza italiana, fino a diventare uno dei protagonisti del consolidamento bancario europeo. Una storia fatta di svolte e grandi operazioni, che oggi si intreccia con le ambizioni di Orcel e con il futuro di Commerzbank.
Dalla Banca di Genova al Credito Italiano
La storia di UniCredit comincia nel 1870, quando un gruppo di azionisti locali, tra cui esponenti della nobiltà, banchieri e mercanti, fonda la Banca di Genova con un capitale iniziale di due milioni di lire. Alla presidenza viene nominato il marchese Camillo Pallavicini. Nel 1895 l’istituto amplia il proprio raggio d’azione, rileva la Banca Vonwiller di Milano e assume il nome di Credito Italiano, a sottolineare l’ambizione di operare su scala nazionale. Nel 1907 la direzione centrale viene trasferita a Milano, nella nuova sede di piazza Cordusio, mentre la sede legale rimane a Genova. Negli anni successivi la banca partecipa a importanti operazioni di sostegno al sistema finanziario italiano e consolida il proprio ruolo nel panorama creditizio nazionale. Nel 1926 contribuisce alla creazione della Banca Nazionale d’Albania e del sistema monetario del Paese, mentre nel 1930 realizza una delle maggiori fusioni bancarie dell’epoca, incorporando la Banca Nazionale di Credito.
La crisi del 1929 e le successive riforme del sistema bancario modificano profondamente il quadro nel quale opera il Credito Italiano. Nel 1933, con la nascita dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (Iri), quest’ultimo acquisisce il 78% delle azioni della banca, che mantiene comunque una partecipazione privata. La legge bancaria del 1936 limita poi l’attività degli istituti al credito ordinario, mentre nel 1937 il Credito Italiano assume la qualifica di Banca di interesse nazionale. Nel secondo dopoguerra, l’istituto riprende il proprio percorso di sviluppo, accompagnando le trasformazioni dell’economia italiana. Negli anni Settanta avvia un rinnovamento dell’immagine e della rete delle filiali, mentre nel 1985 lancia la campagna pubblicitaria della “Signora in doppiopetto grigio“, considerata una delle prime importanti campagne bancarie italiane a puntare sulla televisione.
Le privatizzazioni e la nascita del gruppo UniCredito Italiano
La svolta arriva negli anni Novanta, con la riorganizzazione del settore bancario e il processo di privatizzazione degli istituti pubblici. Nel 1992 il Credito Italiano si trasforma in un gruppo polifunzionale e nel 1993 diventa la prima Banca di interesse nazionale a essere privatizzata. Il percorso di crescita prosegue con l’acquisizione del controllo del Gruppo Credito Romagnolo nel 1995 e con la successiva nascita di Rolo Banca 1473, risultato dell’integrazione tra Credito Romagnolo e Carimonte Banca. Nel 1998 nasce UniCredito Italiano dall’aggregazione tra il Gruppo Credito Italiano, Rolo Banca 1473 e il gruppo formato da Cassa di Risparmio di Verona, Cassa di Risparmio di Torino e Cassamarca. L’anno successivo il nuovo gruppo riunisce sette banche italiane, tra cui Credito Italiano, Rolo Banca, CariVerona, Banca CRT, Cassamarca e le Casse di risparmio di Trento e Rovereto e di Trieste. È l’inizio di una nuova fase, nella quale la crescita non si limita più al mercato nazionale. Nel 1999 UniCredito Italiano acquisisce Bank Pekao in Polonia, inaugurando una strategia di espansione nell’Europa centro-orientale. Nel 2000 arrivano le acquisizioni di Splitska Banka in Croazia, Pol’nobanka in Slovacchia e Bulbank in Bulgaria. Nello stesso periodo il gruppo rafforza le attività di gestione del risparmio attraverso l’acquisizione di Pioneer Group, con sede a Boston, e lo sviluppo di una struttura internazionale per l’asset management.
Le grandi fusioni e l’espansione internazionale
Il 2005 segna un passaggio importante: UniCredit si fonde con il gruppo tedesco HVB, nato dall’aggregazione di due importanti banche bavaresi. L’operazione contribuisce alla creazione di un grande gruppo bancario europeo e consolida la presenza dell’istituto italiano sui mercati internazionali. Parallelamente, prosegue la crescita nell’Europa orientale, anche attraverso l’acquisizione di una partecipazione in Yapi Kredi in Turchia da parte del gruppo Koç. Nel 2007 UniCredit rafforza ulteriormente la propria posizione in Italia con l’aggregazione di Capitalia, gruppo nato nel 2002 dalla fusione di Banca di Roma, Bipop Carire, Banco di Sicilia, MCC e Fineco. Nello stesso periodo amplia la propria presenza nell’Europa centro-orientale con l’acquisizione di Ukrsotsbank in Ucraina.
La crisi finanziaria internazionale impone negli anni successivi una revisione delle strategie e una maggiore attenzione alla solidità patrimoniale. Nel 2010 prende avvio il progetto “Insieme per i clienti“, volto a semplificare la struttura societaria, rendere più efficiente l’organizzazione e rafforzare il rapporto con i territori. Nel 2012 viene presentato il progetto della nuova UniCredit, con l’obiettivo di integrare maggiormente i canali tradizionali e digitali e consolidare il ruolo della banca commerciale in Europa. Nel 2014 il gruppo inaugura a Milano le UniCredit Towers, in piazza Gae Aulenti, nuova sede simbolo della propria identità internazionale. La Torre A, alta 231 metri, diventa uno degli edifici più riconoscibili dello skyline milanese.
Il rafforzamento patrimoniale e la nuova strategia
Nel 2016 UniCredit avvia il piano strategico Transform 2019, presentato ufficialmente a dicembre, con l’obiettivo di rafforzare il capitale, migliorare la redditività e ridurre i rischi. Il programma comprende anche la cessione di alcuni asset, tra cui Pioneer e la partecipazione in Bank Pekao, oltre a interventi di contenimento dei costi e a una maggiore disciplina nella gestione del rischio. Nel 2017 il gruppo completa un aumento di capitale da 13 miliardi di euro, tra i più rilevanti nella storia di Piazza Affari, e porta avanti il progetto di riduzione dei crediti deteriorati attraverso l’operazione FINO, che coinvolge 16,2 miliardi di euro di crediti in sofferenza. Il percorso di razionalizzazione prosegue nel 2019 con la cessione di partecipazioni considerate non strategiche, tra cui quelle in Fineco e Mediobanca. Nello stesso anno UniCredit conclude il piano Transform 2019 e presenta il nuovo programma quadriennale Team 23.
Da Andrea Orcel a UniCredit Unlocked
Nel 2021 viene nominato il nuovo consiglio di amministrazione, con Pier Carlo Padoan alla presidenza e Andrea Orcel nel ruolo di amministratore delegato. A dicembre il gruppo lancia UniCredit Unlocked, il piano industriale per il triennio 2022-2024, pensato per aprire una nuova fase di crescita e creazione di valore. La strategia punta sullo sviluppo della clientela nelle aree geografiche in cui la banca opera, sulla trasformazione del modello di business e sull’integrazione tra prodotti, servizi e canali di distribuzione. Tra le priorità figurano inoltre il rafforzamento delle attività a maggiore valore aggiunto, la crescita del business con minore assorbimento di capitale e una gestione selettiva dei costi, così da finanziare nuovi investimenti. Con Orcel alla guida, il gruppo si muove in un settore europeo nel quale il consolidamento transfrontaliero è tornato al centro del dibattito e (invitabilmente) la partita (ancora aperta) su Commerzbank rappresenta uno dei dossier più rilevanti.


