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Economia
Caltagirone, Crt, Benetton e Delfin: legami di business con vista su Generali

Mentre Francesco Gaetano Caltagirone continua la sua marcia alla conquista delle Assicurazioni Generali (è salito oggi al 6,1% del capitale), non sono sfuggiti agli osservatori dello scontro di potere nel salotto finanziario di Piazza Duca degli Abruzzi di Trieste i legami fra l’impero finanziario dell’ingegnere capitolino, la Fondazione Crt, azionista diretta con l’1,232% (una volta anche indiretta attraverso il veicolo Effetti) della compagnia assicurativa guidata da Philippe Donnet, la famiglia veneta Benetton e il patron di Essilux Leonardo Del Vecchio. Soci che nella contesa con Mediobanca per la discontinuità nella governance del Leone potrebbero risultati decisivi per riequilibrare i pesi azionari (il 14,63% di Piazzetta Cuccia-De Agostini contro il 16,312% Calta-Delfin-Benetton-Crt) che si fronteggeranno ad aprile 2022 ai nastri di partenza in assemblea per la conquista del nuovo consiglio di amministrazione.

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Il segretario generale della Fondazione Crt Massimo Lapucci

Ora che il gruppo Caltagirone e Delfin, su pressing della Consob, hanno fatto sapere di essere alla ricerca di alleati da arruolare nel patto di consultazione anti-Donnet, la Fondazione Crt guidata dalla coppia Giovanni Quaglia-Massimo Lapucci e la dinastia di Ponzano Veneto sono i principali indiziati fra quanti potranno conferire ex post i propri pacchetti di titoli Generali nell'accordo parasociale.

Fra questi soggetti, infatti, non c’è solo la condivisione della view sul potenziale inespresso nel Leone (“Riteniamo ci sia - in Generali, ndr- un ulteriore potenziale di crescita che, siamo certi, il gruppo saprà cogliere. Per questo valutiamo positivamente un'iniziativa come quella recente del gruppo Caltagirone, da cui può arrivare un impulso in tal senso oltre a rappresentare un importante segnale positivo per il sistema Paese nel suo complesso", aveva commentato ad esempio a marzo il segretario generale dell'ente sabaudo Lapucci l'ingresso di Caltagirone, replicando quanto già fatto da Del Vecchio, nel capitale di Mediobanca con vista su Trieste), ma precisi legami di business.

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Francesco Caltagirone e Philippe Donnet

Legami in alcuni casi storici, come quello fra la fondazione torinese e i Benetton che hanno in Atlantia una rappresentazione plastica: l’alleanza fra il 5,5% dell'ente accanto al 30,2% dei Benetton (ora incrementato al 31%) è risultato decisivo in primavera nella contesa con i fondi d'investimento per la vendita finale di Autostrade a Cdp e a testimonianza del legame di ferro fra Torino e Treviso l’ex consigliere Crt Fabrizio Palenzona,  attuale membro del board nella finanziaria della famiglia veneta Schema 28, è stato per anni al vertice della controllata di Atlantia Adr e uomo di fiducia della famiglia di Ponzano alla guida dell’Aiscat, la lobby dei concessionari autostradali da sempre egemonizzata da Aspi dei Benetton.

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Leonardo Del Vecchio

Da Torino, passando ancora per il laborioso Nordest, i legami che si stanno chiudendo a tenaglia sulle Generali transitano anche per la City milanese, dove fra il meneghino d’adozione ex Martinitt Leonardo Del Vecchio e la Fondazione Crt, si è creato a inizio di quest’anno, assieme anche alla Fondazione CariVerona, una corresponsione tricolore d’amorosi sensi, il cui frutto è stato l'arrivo a capo di una UniCredit in cerca d’identità dopo l’era Mustier del Ronaldo dei banchieri Andrea Orcel. Il quale ha proprio in Delfin e nelle due fondazioni di origine bancaria i tre interlocutori principali nel proprio libro soci.

Luciano Benetton

Luciano Benetton

Dalla Città della Mole, con connessione ancora una volta con il mondo Benetton, fino in via Barberini, sede della Caltagirone Spa, il cerchio dei legami di business che passa sopra le Generali si chiude considerando il fatto che nella partita per il post-Donnet, Caltagirone ha da tempo arruolato il segretario generale della Fondazione Crt che dal 2015 siede anche a valle della catena societaria triestina, nel consiglio di amministrazione di Banca Generali: romano di origine, ma entrato pienamente in consonanza con i salotti prealpini, Massimo Lapucci fa parte anche del board della holding Caltagirone che controlla un impero societario che va dalle costruzioni e al cemento con Cementir, ai grandi lavori con Vianini fino alla finanza. Stanza dei bottoni dove l’ex direttore investimenti di Sintonia SA, holding lussemburghese pilastro (a capo di Atlantia) del business infrastrutturale della famiglia veneta dei maglioncini colorati, siede già da due mandati.

@andreadeugeni

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